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IDENTITA’ NAZIONALI NEL MONDO OCCIDENTALE:

TRE MODELLI STORICI

(tratto da “Identità e razza” di Andrea Cavalleri, ospitato da Maurizio Blondet il 15 – 1 – 2019,

riassunto ed ulteriormente rielaborato)

 

MONARCHIA DI DIRITTO DIVINO

Sul suo conto hanno fatto passare un’interpretazione sbagliata: Dio sceglie chi ha diritto a governare, dopodichè il monarca è autorizzato al dominio assoluto.

In realtà assoluto è considerato solo il diritto divino e quale suo garante vengono incoronati re ed imperatori.

Il diritto divino riconosce le cose così come sono state create e la loro salvaguardia diventa legge naturale. Questo dovere coinvolge indistintamente sudditi e monarca.

Nel Sacro Romano Impero l’imperatore difende legge naturale e religiosa, in quanto coincidenti ed indispensabili a mantenere l’armonica unità interna. Difende i protetti da Dio: vedove ed orfani, deboli ed indigenti, pazzi.

La società è divisa in oratores (chi condivide la sua cultura laica e religiosa col popolo grazie alla sua abilità oratoria), bellatores (guerrieri), laboratores (lavoratori addetti alle attività produttive, che esclude il grande commercio speculativo ritenuto disonorevole). Ciascuno adempie il proprio compito per concorrere allo scopo comune. Ad es. dal basso medioevo con sforzo titanico vengono edificate come funghi imponenti cattedrali. Siffatte opere possono provenire solo da un popolo libero e motivato.

La monarchia divina trova il suo rilucente ideale, esempio da additare all’ammirazione pubblica nel cavaliere. Moralmente integro, leale verso il suo signore, militarmente valoroso, affronta lo stesso nemico seguendo un codice d’onore, tocca a lui difendere chiunque ed in qualunque modo sia vessato.

La sua esistenza è giustificata da un ideale che lo trascende. Concorre in modo significativo ad edificare un cosmo ordinato e denso di significato: il sacro regno universalmente auspicato. Per un tale compito si sente fortemente motivato, ragion per cui non gli costano così tanto sforzi e sacrifici.

STATO NAZIONALE

Dalla sovranità divina delegata al monarca, dal regno o impero dato per assodato ed eterno, si passa alla volontaria autodeterminazione dei popoli.

Curiosa ironia della sorte: lo zar governava “per grazia di Dio”, per cui anch’egli era sottomesso ad una legge superiore. Invece fu accusato come autocrate ovvero governante da sè, senza rispondere ad alcuno del suo operato.

Invece lo stato nazionale governa in nome della volontà generale, mentre troppo spesso risponde ad interessi privilegiati: questa sì è autocrazia.

Nella sua natura laica viene meno l’ordine universale intrinsecamente intelligente, alle cui leggi supreme rispondere. Ora governanti e popolo contrattano diritti e benessere, ideali da perseguire.

Non si è più governati dalla religione, in altri termini da un criterio universale e perennemente valido. La religione diventa ostacolo da combattere attraverso persecuzioni, diffamazione e derisione. Subentrano discutibili ideali laici come il progresso. In ogni caso l’indirizzo da seguire diventa nebuloso, dipendente da circostanze storiche transeunti e mutevoli al punto da spingere a scelte indifferentemente opposte.

Il cavaliere si qualifica per la qualità del gesto – perseguire un bene dal valore immutabile ed universale – da cui discendono virtù e fedeltà ad ideali condivisi. L’eroe si caratterizza per l’atto eccezionale con cui gratifica la patria, per quanto fa in riferimento ad un bene storicizzato e relativizzato: l’interesse della mia patria non necessariamente coincide con quello delle altre.

DEMOCRAZIA

E’ stata spacciata per tale la sua illusione attraverso il suffragio universale in cui tutti i voti sono uguali, determinando maggioranze e minoranze. Il problema nasce facendo decidere gli individui su come deve funzionare un organismo collettivo come lo stato.

Esso non è più sacro, nè razionnale. Le decisioni vengono prese in base a rapporti di forza che evocano la legge dellla giungla. Così la civiltà regredisce.

Indirizzi ed atti governativi vengono stabiliti da individui e gruppi animati da diverse volontà, per cui viene meno lo spirito di squadra. Il loro conflitto genera caos, facendo perdere significato all’esistenza collettiva.

In nome della libertà individuale le democrazie liberali si svincolano dalla disciplina collettivistica naturalmente intrinseca allo stato. A questo suo modo di essere dichiarano guerra perenne: dal suo stesso interno i suoi nemici lo svuotano di competenze fino a ridurlo ad un involucro formale ed insignificante. Si producono così le condizioni ottimali perchè individui potenti e senza scrupoli facciano prevalere la loro volontà.

In democrazia il consenso è orientato dal denaro che compra i mezzi d’informazione, dispensa cariche e posti lavorativi, corrompe chiunque sia necessario, in tal modo evitando sanguinosi regolamenti di conti. Autostampandosi illimitatamente denaro e distribuendolo secondo i loro oculati piani, i banchieri mirano ad instaurare il loro pacificato governo mondiale. Con questo sono lungi dall’essere benefattori: con altre modalità scatenano una guerra infinita contro l’ambiente e chi lo abita. In fondo per vocazione naturale i banchieri sono strozzini sanguisughe.

In democrazia i legislatori interpretano ed assecondano gli umori popolari troppo spesso coincidenti con bassi istinnti. In cambio ricevono consenso che assicura benefici e carriera personale, a detrimento del servizio statale.

Poichè gli umori sono eterodiretti da organi d’informazione privati, la democrazia si autoannulla e si trasforma in dittatura oligarchica mascherata.

In democrazia ci si identifica nell’uomo di successo, divenuto ricco e famoso a prescindere da come ci sia riuscito. Dunque persegue l’estremo individualismo, in opposizione al bene comune servito dal cavaliere solitario e dall’eroe nazionale.

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