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Tiziano Galante da Lendinara (RO)

tiziano galanteOMAGGIO A MUHAMMAR GHEDDAFI

NOBILE CAVALIERE DELLA GIUSTA CAUSA, SELVAGGIAMENTE E MORTALMENTE AGGREDITO  DA UN'ORDA FAMELICA D'IMMONDI RATTI

(scritto da Tiziano Galante)

PREMESSA

Il titolo potrebbe apparire più consono ad una disquisizione letteraria, avente per tema un eroe. Senonchè

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DIFFAMATO DA NOI, STALIN AVEVA RAGIONE

DAL CONCRETO ALL’ASTRATTO

ARTE

Parto da lontano per dimostrare che non tutti sono autorizzati a dire la loro su qualunque argomento. Bisogna raggiungere la necessaria competenza per sapere quello che si dice, per operare valutazioni appropriate.

Visito mostre pittoriche rispondenti al mio gusto estetico. I loro autori non sono gli ultimi arrivati ed invariabilmente mi ripetono il medesimo discorso.

Non si nasce maestri. Si comincia da allievi con la giusta attitudine cioè l’umiltà: si deve essere disposti a riconoscere ed imparare da chi ha già fatto la gavetta. Solo dopo un lungo tirocinio si sarà forgiata la propria originale personalità,

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MULTICULTURALISMO E CULTURA NAZIONALE

(tratto da “Identità e razza” di Andrea Cavalleri, ospitato da Maurizio Blondet il 15 – 1 – 2019,

riassunto ed ulteriormente rielaborato)

Non si possono illustrare le varie culture ai bambini, in modo che da grandi scelgano a quale aderire secondo il gusto, la voglia momentanea, impressioni superficiali. Quelle multietniche e multiculturali sono utopie che non funzionano: tra loro è in perenne agguato il conflitto, soffocabile solo dalla repressione.

Solo all’elite sta bene il multiculturalismo per spezzare in tanti rivoli chi abita il territorio. Dividendo ed isolando per gruppi, gli fa perdere forza associativa e li rende più dominabili.

Trovando il suo campione nel quotidiano Repubblica e nel settimanale L’Espresso, la medesima elite denigra l’Italia in cui pure vive. Soprattutto attacca sistematicamente il vero capo del governo cioè Salvini, colpevole di tentare qualcosa a favore del popolo! Vuole puntellare una mentalità da asserviti ai poteri forti atlantici.

Ideale è un moderato orgoglio per la propria identità nazionale, quando sia giustificata ed acquisita attraverso meriti. Una nazionalità non si legittima per una qualunque ragione preesistente, come nel caso ebraico dove si scomoda addirittura la predilezione divina.

Ogni cultura viene determinata dall’esperienza condotta nell’ambiente geografico in cui si vive, a sua volta condizionato dalle sue vicissitudini storiche; in altri termini si forgia nella dimensione spazio-temporale. A grandi linee precisa la personalità collettiva, entro cui si differenziano quelle individuali.

Quando si va a vivere in un altro stato, bisogna necessariamente lasciarsi alle spalle il proprio passato, per adattarsi a mutate condizioni sociali. Bisogna identificarsi in un’unica cultura promossa dallo stato, da cui si dipana l’identità nazionale. E’ il solo modo per poter convivere pacificamente.

Invece la continua immigrazione si trascina dietro differenze culturali e razziali. In particolare il colore nero o scuro della pelle provoca immediato impatto emotivo, richiamando memorie ancestrali collegate a primordiali istinti animali. Tali memorie sono state rimosse dalla coscienza in nome della civilizzazione che riconosce la comune appartenenza all’homo sapiens. Dovrebbe essere così, purchè a tutti si dia l’opportunità di vivere dignitosamente.

Ma quando l’elite occidentale rende l’esistenza invivibile e da altri continenti spinge a scapppare nel nostro, esaspera la concorrenza sul mercato del lavoro. In questo quadro di riferimento se già da concorrenti i nostri si considerano nemici, figuriamoci lo stato d’animo con cui percepiscono gli immigrati di altra cultura e pure colore della pelle! Sorge la sicura miscela esplosiva per lo scontro. L’elite ne gioisce, mentre attraverso il Vaticano condanna ogni discriminazione: danno e beffa contemporaneamente.

Dunque non io sono razzista, ma l’elite che provoca a bella posta lo scontro razziale.

 

SUPREMATISMO CULTURALE

In questo paragrafo esprimo la mia discordante versione.

Stavolta trascinando con sè un vasto seguito, l’elite è razzista anche per ritenere superiore la cultura tecnologica occidentale, cui le altre dovrebbero ascendere per progredire.

Da questo punto di vista la Cina ha già superato l’occidente. Ma ancora non va bene, anzi decisamente male: l’occidente è abituato a comandare, mentre per la prima volta nella sua storia dovrà rassegnarsi ad essere comandato. L’allieva ha superato il maestro.

Tecnologia implica dominare attraverso la tecnica. Con simile premessa si addestra come si fa con gli animali, solo che avviene ad un livello sofisticato. La differenza rimane pur sempre quantitativa, non qualitativa.

Lungi dall’ insegnare nel senso di educare ad elevare lo spirito, la tecnologia è profondamente diseducativa, in quanto sollecita il delirio di onnipotenza individuale: è’ potente, ma proietta la potenza sull’individuo. Predispone le condizioni che lo rende asociale ed antisociale.

Sicuramente superiori a noi sono i popoli indigeni che vogliono mantenere l’originario equilibrio naturale e per questo resistono alla demoniaca invasione occidentale. Essa è foriera di disgrazie infinite per chi ha la sfortuna di incapparvi. Altro che “fardello dell’uomo bianco” nel civilizzare!

Nel nostro mondo occidentale il peccato originale consiste nell’arrivare al potere per servire pochi privilegiati. Identificandosi nel disvalore personale, si sacrifica il valore comunitario.

L’impostura viene fatta digerire attraverso l’abilità ad ingannare, a spacciarla per verità. Qualifica una volta di più l’autentica natura occidentale: quella di esseri inferiori.

Non basterà qualunque acrobazia pseudoculturale, artificiosa autogiustificazione per rendere credibili i falsari. Almeno al presente non trovano più via di scampo: davanti a loro si erge l’invalicabile fuoco di sbarramento proveniente dalla controinformazione e dalla controcultura via internet, finchè sarà lasciata libera.

 

APPENDICE STORICA:

DI CHE PASTA SONO FATTI GLI AVVENTURIERI OCCIDENTALI

ED I LORO NEMICI TRADIZIONALI

Portatore di Cristo, il nome non poteva essere più fuori luogo per Cristoforo Colombo e lo dimostreremp fra poco.

E’ stato immortalato per aver scoperto l’America solo per noi europei. La visione eurocentrica cioè culturalmente razzista rimane totalmente indifferente e semmai trova disdicevole che altri non si associno alla nostra scoperta.

Che ci può importare se Colombo con le sue tre precarie caravelle fu anticipato di diversi decenni nell’approdo in America dalla flotta imperiale cinese? Per di più troviamo stupido che essa fosse tornata indietro, soddisfatta della scoperta e lasciando indisturbati gli indigeni nel loro impenetrabile mondo a parte. Solo la nostra immoralità può concepire l’invasione per interesse, assimilando gli indigeni ad animali esotici da spennare liberamente.

Comportamenti così diversi trovano la loro spiegazione. In quella contingenza storica l’impero cinese era solido, forte il suo potere centrale. La pace interna assicurava il benessere generale. Non necessitavano rapine esterne quando si poteva attingere ogni risorsa all’interno.

Invece in occidente ha sempre dominato insaziabile la bramosia di possesso privato, scatenando ininterrotti conflitti interni. In cotanta precarietà ognuno trova sicurezza puntando unicamente al proprio interesse privato. Ecco spiegati famelici avventurieri, spacciati per civilizzatori.

Conosciamo bene la miseranda fine riservata agli Indios inadatti al lavoro forzato ed agli Africani sfortunatamente adatti a lavorare e per questo ridotti in schiavitù.

Animati non da spregevoli fini commerciali, ma da nobili ideali, i missionari furono mandati dai Reali di Spagna a convertire a quella che intendevano santa religione cristiana, la quale prevedeva protezione ed aiuto disinteressato agli indigeni.

Non sempre la croce è servita a spianare la strada alla spada o agli archibugi cioè i primi fucili. Invece essa è stata sistematicamente strumentalizzata da chi in cuor suo l’ha rinnegata e deve rivendicarla a parole per dissimulare le proprie malvage intenzioni. Poi quando le loro menzogne non funzionano più o non serve più giustificarsi dopo aver acquisito una posizione di forza, ci si libera da frenanti impacci religiosi in un attimo, rinnegando la religione stessa.

E’ diventata vulgata comune la croce come battistrada per la spada. L’affermazione presenta un sapore anticlericale, dietro il quale non può che esserci un astuto zampino: la massoneria. Essa infanga la Chiesa per spazzarla via, almeno fin quando vuole conservare la propria indipendente posizione dottrinaria e politica. Difatti la massoneria si prefigge una religione universale addomesticata e, diciamo pure, ridicolizzata, portata avanti dal suo infiltrato papa Bergoglio. Finalmente la massoneria ha conquistato dall’interno la sua tradizionale nemica; non ha più bisogno di combatterla, anzi deve parlarne bene.

Altri esempi di colonizzazione. Si tiene nascosta una notizia imbarazzante per la presunta superiorità tecnica occidentale. Nel 1800 i telai tessili indiani erano più efficienti e produttivi di quelli inglesi, facevano loro concorrenza. Allora alla faccia del libero mercato questi “civilizzati” europei spararono agli Indiani che utilizzavano quei loro strumenti di lavoro. A volte si fa tanto presto a promuovere con le spicce la propria superiorità competitiva!

Prima metà del 1800 in Cina. Il governatore di Canton aveva fatto distruggere in grandi quantitativi l’oppio, divenuto incontrollabile piaga sociale. Poichè era divenuto la merce più esportata, l’impero inglese dichiarò guerra alla Cina, naturalmente sempre in nome del libero mercato a senso unico cioè inglese.

Coercizione e sfruttamento costituiscono gli ingredienti necessari al suprematismo pseudoculturale e razziale esibito dal libero occidente: s’intende, libero di fare i fatti suoi a detrimento altrui.

GIU’ LE MANI DA STALIN!

Historica 1/2019, pag. 35.

Qualche obiezione preliminare a due sue estrapolazioni.

Dal punto di vista formale manca la fonte. Qualora esistesse, dovrebbe esserne evidenziato il contesto che conferisca senso pieno e sicuro alle sottocitate affermazioni.

Dal punto di vista sostanziale non regge quanto viene attribuito a Stalin. Contraddice non solo e non tanto le sue idee ed intenzioni, quanto scelte di pace coerentemente perseguite dalla rivoluzione bolscevica in poi.

“Il governo sovietico deve fare tutto il possibile per entrare nel campo degli Stati Uniti, per la realizzazione della più grande coalizione” (ultima parte)

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IDENTITA’ NAZIONALI NEL MONDO OCCIDENTALE:

TRE MODELLI STORICI

(tratto da “Identità e razza” di Andrea Cavalleri, ospitato da Maurizio Blondet il 15 – 1 – 2019,

riassunto ed ulteriormente rielaborato)

 

MONARCHIA DI DIRITTO DIVINO

Sul suo conto hanno fatto passare un’interpretazione sbagliata: Dio sceglie chi ha diritto a governare, dopodichè il monarca è autorizzato al dominio assoluto.

In realtà assoluto è considerato solo il diritto divino e quale suo garante vengono incoronati re ed imperatori.

Il diritto divino riconosce le cose così come sono state create e la loro salvaguardia diventa legge naturale. Questo dovere coinvolge indistintamente sudditi e monarca.

Nel Sacro Romano Impero l’imperatore difende legge naturale e religiosa, in quanto coincidenti ed indispensabili a mantenere l’armonica unità interna. Difende i protetti da Dio: vedove ed orfani, deboli ed indigenti, pazzi.

La società è divisa in oratores (chi condivide la sua cultura laica e religiosa col popolo grazie alla sua abilità oratoria), bellatores (guerrieri), laboratores (lavoratori addetti alle attività produttive, che esclude il grande commercio speculativo ritenuto disonorevole). Ciascuno adempie il proprio compito per concorrere allo scopo comune. Ad es. dal basso medioevo con sforzo titanico vengono edificate come funghi imponenti cattedrali. Siffatte opere possono provenire solo da un popolo libero e motivato.

La monarchia divina trova il suo rilucente ideale, esempio da additare all’ammirazione pubblica nel cavaliere. Moralmente integro, leale verso il suo signore, militarmente valoroso, affronta lo stesso nemico seguendo un codice d’onore, tocca a lui difendere chiunque ed in qualunque modo sia vessato.

La sua esistenza è giustificata da un ideale che lo trascende. Concorre in modo significativo ad edificare un cosmo ordinato e denso di significato: il sacro regno universalmente auspicato. Per un tale compito si sente fortemente motivato, ragion per cui non gli costano così tanto sforzi e sacrifici.

STATO NAZIONALE

Dalla sovranità divina delegata al monarca, dal regno o impero dato per assodato ed eterno, si passa alla volontaria autodeterminazione dei popoli.

Curiosa ironia della sorte: lo zar governava “per grazia di Dio”, per cui anch’egli era sottomesso ad una legge superiore. Invece fu accusato come autocrate ovvero governante da sè, senza rispondere ad alcuno del suo operato.

Invece lo stato nazionale governa in nome della volontà generale, mentre troppo spesso risponde ad interessi privilegiati: questa sì è autocrazia.

Nella sua natura laica viene meno l’ordine universale intrinsecamente intelligente, alle cui leggi supreme rispondere. Ora governanti e popolo contrattano diritti e benessere, ideali da perseguire.

Non si è più governati dalla religione, in altri termini da un criterio universale e perennemente valido. La religione diventa ostacolo da combattere attraverso persecuzioni, diffamazione e derisione. Subentrano discutibili ideali laici come il progresso. In ogni caso l’indirizzo da seguire diventa nebuloso, dipendente da circostanze storiche transeunti e mutevoli al punto da spingere a scelte indifferentemente opposte.

Il cavaliere si qualifica per la qualità del gesto – perseguire un bene dal valore immutabile ed universale – da cui discendono virtù e fedeltà ad ideali condivisi. L’eroe si caratterizza per l’atto eccezionale con cui gratifica la patria, per quanto fa in riferimento ad un bene storicizzato e relativizzato: l’interesse della mia patria non necessariamente coincide con quello delle altre.

DEMOCRAZIA

E’ stata spacciata per tale la sua illusione attraverso il suffragio universale in cui tutti i voti sono uguali, determinando maggioranze e minoranze. Il problema nasce facendo decidere gli individui su come deve funzionare un organismo collettivo come lo stato.

Esso non è più sacro, nè razionnale. Le decisioni vengono prese in base a rapporti di forza che evocano la legge dellla giungla. Così la civiltà regredisce.

Indirizzi ed atti governativi vengono stabiliti da individui e gruppi animati da diverse volontà, per cui viene meno lo spirito di squadra. Il loro conflitto genera caos, facendo perdere significato all’esistenza collettiva.

In nome della libertà individuale le democrazie liberali si svincolano dalla disciplina collettivistica naturalmente intrinseca allo stato. A questo suo modo di essere dichiarano guerra perenne: dal suo stesso interno i suoi nemici lo svuotano di competenze fino a ridurlo ad un involucro formale ed insignificante. Si producono così le condizioni ottimali perchè individui potenti e senza scrupoli facciano prevalere la loro volontà.

In democrazia il consenso è orientato dal denaro che compra i mezzi d’informazione, dispensa cariche e posti lavorativi, corrompe chiunque sia necessario, in tal modo evitando sanguinosi regolamenti di conti. Autostampandosi illimitatamente denaro e distribuendolo secondo i loro oculati piani, i banchieri mirano ad instaurare il loro pacificato governo mondiale. Con questo sono lungi dall’essere benefattori: con altre modalità scatenano una guerra infinita contro l’ambiente e chi lo abita. In fondo per vocazione naturale i banchieri sono strozzini sanguisughe.

In democrazia i legislatori interpretano ed assecondano gli umori popolari troppo spesso coincidenti con bassi istinnti. In cambio ricevono consenso che assicura benefici e carriera personale, a detrimento del servizio statale.

Poichè gli umori sono eterodiretti da organi d’informazione privati, la democrazia si autoannulla e si trasforma in dittatura oligarchica mascherata.

In democrazia ci si identifica nell’uomo di successo, divenuto ricco e famoso a prescindere da come ci sia riuscito. Dunque persegue l’estremo individualismo, in opposizione al bene comune servito dal cavaliere solitario e dall’eroe nazionale.

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