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La natura parla sempre più al femminile. Sembrano essere le donne, infatti, ad essere più sensibili a temi  legati all’ambiente. Si associano, creano seminari, discutono nelle scuole e lo fanno con una passione tale che risulta difficile non ascoltarle. Sono tenaci e sanno essere empatiche e responsabili sembra che sappiano badare all’ambiente meglio dei maschi. Ecco gli esempi...

 

A parlare di donne green il primo pensiero è per l’attivista keniota Wangari Maathaipremio Nobel per la pace nel 2004 e attuale sottosegretario nel Ministero dell’Ambiente e delle Risorse naturali del Kenya. Dal 1977 grazie al Movimento Green Belt, ossia cintura verde, da lei fondato e formato da sole donne, ha rimboscato con 20 milioni di alberi territori in Kenya, Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbawe. Crede sugli effetti positivi che la natura può avere sull’occupazione. In un periodo di crisi economico, come quello che attraversiamo, le parole della Maathai acquistano una nuova luce. La sua dichiarazione “La pace nel mondo dipende dalla difesa dell’ambiente” ha fatto il giro del pianeta ed è una verità sacrosanta in un continente dove la quasi totalità dei conflitti è provocata dal tentativo di controllare risorse naturali. 

Ci sono donne che possono essere considerate benissimo delle eroine al pari dei grandi eroi del passato. La differenza è che non imbracciano un’arma e difendono le idee in modi meno violenti. Un simbolo della lotta contro la deforestazione è di sicuro Julia Butterfly Hill. Alcuni la ricorderanno per essere la ragazza della sequoia. Aveva solo 23 anni quando il 10 dicembre del 1997, in California, salì su una sequoia millenaria a 60 metri da suolo. Lì in pianta stabile visse per 700 giorni. Due anni in cui patì il freddo e la fame. Quanti uomini sarebbero stati capaci di fare questo? Il sesso ‘debole’ si era dimostrato più forte addirittura di una multinazionale, la Pacific Lumber/Maxxam Company. La Hill ottenne un accordo che metteva ai ripari il suo albero, Luna, e 60 metri di foresta.

Senza dubbio una delle persone che ha maggiormente ha contribuito alla conoscenza del mondo in cui viviamo è Jane Goodall“: lo riferisce l’Enciclopedia Britannica che definisce così la donna. Ricordare la Goodall vuol dire parlare di scimpanzé. Le sue battaglie a difesa dei primati e del loro ambiente l’hanno portata a fondare nel 1977 il Jane Goodall Institute. L’organizzazione ha uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio, Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia, Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA. E porta avanti programmi di tutela e difesa del mondo degli scimpanzé e dell’ambiente.

Nel 1982, Vandana Shiva, invece, ha fondato un Centro per la Scienza, Tecnologia e Politica delle Risorse Naturali: un istituto indipendente di ricerca che affronta i problemi dell’ecologia sociale. Il suo gruppo rivendica scelte di economia diverse da quelle applicate dai governi asiatici. Lo sviluppo portato nei paesi del terzo mondo, sostiene, è avvenuto a discapito dell’ambiente. Vengono distrutte colture tradizionali a tutto vantaggio di un’economia globale che non fa altro che indebitare il paese e rendere più poveri i suoi abitanti. Tutto questo è spiegato in maniera molto suggestiva nel suo ultimo libro, Ritorno alla Terra, una vera summa del suo pensiero.

Combattiva ed attivista è stata l’italiana Monica Frassoni, presidente in tempi passati del Partito Verde Europeo, che aveva portato a casa una nomination di rilievo: la rivista americana Foreign Policy la mise al 32esimo posto nella classifica dei ‘100 migliori pensatori del mondo per il 2010‘. La Frassoni nonostante la giovane età vantava un curriculum di pregio politico: più volte europarlamentare, membro della Commissione giuridica (JURI), membro sostituto della Commissione per gli affari costituzionali (AFCO) e di quella per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI). Militante nel gruppo dei Verdi ha sempre portato avanti battaglie per la tutela dell’ambiente e per il raggiungimento degli obiettivi dell’Ue sul fronte delle energie rinnovabili (20-20-20). Una battaglia lunga che continua ancora oggi per dimostrare ciò che a molti già pare ovvio : il mondo non può continuare a consumare e usare senza una presa di coscienza di dove viviamo -la terra-, ce lo dicono il tempo e i cataclismi di questi giorni che bisogna rendersi consapevoli della natura e dei limiti del nostro operare.

Le donne sanno che, come ci vuole una economia casalinga, bisogna considerare una economia statale e una mondiale in cui la natura ha un ruolo determinante, le donne che sentono questo difficilmente molleranno la presa. Una presa su governi al collasso, ancora incapaci di pensare ad un futuro privo di petrolio e che considerano la natura mondiale un optional a cui non fare riferimento nelle scelte future.

(tratto in parte da Tuttogreen)

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