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elisabetta gardini

L’INTERVISTA - L’Europarlamentare PDL: “Via le Prince e avanti con le fusioni dei Comuni” .

 

di Cristiano Draghi BRUXELLES - “Il Polesine non è qualcosa di diverso dall’Europa, ma è un pezzo d’Europa. Questo cerco di fare capire: non c’è l’Europa da una parte e le nostre terre dall’altra: l’una e le altre sono la stessa cosa”. E’ una convinta europeista Elisabetta Gardini, 57 anni, dal 2008 europarlamentare del Pdl, impegnata nel Palamento di Bruxelles nei ranghi del Partito popolare europeo. E’ membro della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, e membro della delegazione per la commissione parlamentare Unione Europa - Russia. Guardando alla politica italiana è anche un’entusiasta sostenitrice di Silvio Berlusconi con cui è sempre in contatto e che ha rivisto all’inaugurazione della nuova sede di Forza Italia (“L’ho trovato amareggiato ma motivato”, dice), così come del ritorno di Forza Italia. “Un ritorno alle origini - dice - allo spirito originario del nostro movimento, che vogliamo come una casa degli italiani con le porte e le finestre aperte a tutti coloro che hanno voglia di impegnarsi”, dice, sfoggiando sulla giacca una spilla vintage con il nuovo simbolo. Padovana, legata alla sua terra tanto che si parla come di lei come possibile candidato sindaco della città del Santo, guarda ovviamente con grande attenzione a quello che succede in Veneto. Anche perché - lo diciamo subito - forte del fatto di essere stata nel 2008 la più votata dopo lo stesso Berlusconi, la cosa che preferirebbe e ritiene più probabile è ricandidarsi alle prossime elezioni europee, in programma per il 2014. Invitati con altri giornalisti a Bruxelles a conoscere l’attività del Ppe nel Parlamento europeo, ne approfittiamo per discutere con lei di alcune questioni relative al nostro Polesine.

Onorevole Gardini, nonostante tutto, da zone come la nostra l’Europa è spesso sentita come molto lontana… “Vede, dobbiamo renderci conto tutti che l’Europa è il luogo dove oggi si decide o si imposta la maggior parte delle cose che ci riguardano. E le leggi approvate a Bruxelles hanno un rango tale che i singoli Paesi possono solo adeguarsi. Vedendo tutto questo da qui, mi stupisco sempre sentendo che in ogni dibattito televisivo si discute ad ogni tipo di livello istituzionale, dal Comuni alle Province, alle Regioni, al Governo nazionale, ma si ignora l’Europa. Ma non imputo questo solo all’informazione, ai media, ma soprattutto alla politica, perché è la politica che detta le priorità”. A proposito di livelli istituzionali, anche a Rovigo molti si oppongono all’abolizione delle Province… “Una semplificazione è necessaria e lo era già quando vennero istituite le Regioni. C’è oggi in Italia una superfetazione di livelli istituzionali che genera grande confusione nelle competenze, una deresponsabilizzazione a tutti i livelli in cui il cittadino si trova inerme. Quindi sì, sono per l’abolizione. Né quella delle Province è la sola semplificazione auspicabile: penso anche alla necessaria fusione dei Comuni: impossibile continuare con ottomila Comuni, talvolta enti tanto piccoli che diventa difficile trovare chi è disposto a fare il sindaco. Costi inutili e in tempo di crisi impossibili da sostenere”. Calandoci sul territorio, lei conosce bene la realtà del Delta del Po, un territorio fragile, che ha bisogno di grande cura ed attenzione… “Certo, lo conosco bene. E’ un territorio che emoziona, ha una atmosfera particolare, direi uno stato d’animo, e sue tipicità. E’ un sistema che non va danneggiato ma aiutato, e qui a Bruxelles dobbiamo pensarci noi, dobbiamo rappresentarne le istanze…” Un tema molto attuale ma forse sottovalutato è quello dello stato dei nostri argini, delle risorse per la loro cura e per la bonifica… “Vero, ed è per questo che bisogna guardare a Bruxelles con maggiore attenzione, perché le risorse ci sarebbero. Pensi che era disponibile un capitolo di spesa di sei miliardi proprio per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio. Ma non essendo fondi strutturali da destinare a Stati o Regioni, ma fondi per progetti che hanno bisogno di una articolazione internazionale ne è stato sfruttato solo il 17%. Ora siamo in attesa che quel capitolo di spesa venga rilanciato per il 2014-2020 e speriamo che stavolta non venga persa l’occasione. Ma c’è poco da essere ottimisti: l’Italia è al penultimo posto per l’uso dei fondi europei, peggio di noi ha fatto solo la Bulgaria”. Parlando del Delta, ci sarebbe bisogno di aiuti per la pesca… “L’Europa tende oggi a scoraggiare la pesca per favorire l’acquacoltura. Ed è qualcosa in cui credo si debba stare molto attenti, valutando la qualità dei pesci degli allevamenti. Stiamo attenti a toccare equilibri naturali molto antichi, credendo di fare bene, e ricordiamoci le necessità di mangiare sano”. Nel parco c’è la centrale Enel da riconvertire a carbone. Ma lei ci crede ancora? Elisabetta Gardini ride: “Voglio crederci. Sono migliaia di posti di lavoro a cui in tempi come questi non dovremmo rinunciare. Non cedo ci siano vere motivazioni per rinunciare a quel progetto, e in Polesine si è già rinunciato a tento: penso solo alla chiusura degli zuccherifici. E’ poi difficile trovare nuove vocazioni, nuovi insediamenti. Aggiungo che proprio domani (oggi per chi legge: ndr) qui a Bruxelles i parlamentari che si occupano del tema discuteranno del problema dello stoccaggio della Co2, argomento che vede posizioni molto diverse a seconda dei singoli Paesi. Ciò detto, pensi che l’Italia era riuscito ad aggiudicarsi uno degli otto progetti pilota su questo, e a porto Tolle avremmo avuto la prima applicazione industriale di queste nuove tecnologie. Sarebbe un grave errore rinunciare”. Ma lei crede che Parco e centrale siano compatibili? “E’ qualcosa che si fa in tutto il mondo, non vedo perché non possiamo farlo noi”. La questione ha molto a che fare con le nostre attuali politiche energetiche. “La priorità credo sia fare una politica energetica che ci permetta di abbassare i costi delle bollette, che mettono a dura prova i cittadini e mettono in ginocchio le imprese. Penso alla componente in bolletta per le energie rinnovabili: bisogna continuare in quella direzione ma senza appesantire il prezzo dell’energia”. A proposito, l’Unione Europea sta ridiscutendo dei criteri da adottare nelle valutazioni di impatto ambientale… “Sì, bisogna rivedere queste normative, snellirle. Anche se non è solo colpa dell’Europa: per una Via in Germania ci vogliono sette mesi, da noi ci vogliono due anni”. Sa quanto l’agricoltura sia importante per il Polesine. Lei cosa pensa degli Ogm? “Ora sono per dire no agli Ogm, per un principio di cautela… Ma penso che la questione vada approfondita” Lei sta occupandosi anche di protezione civile. C’è qualcosa di nuovo che possa riguardarci? “Sono fra i relatori sulla proposta di creazione di un meccanismo europeo di protezione civile che trovo importante per un territorio come il nostro. Abbiamo aperto un capitolo prevenzione, pensato a un centro europeo ad hoc simile a quello che già esiste a Roma, e a strumenti per la ricostruzione dopo eventuali catastrofi, perché dovremmo restituire ai cittadini il territorio non solo com’era ma anche più sicuro. Quello che non è successo né all’Aquila né dopo il recente sisma in Emilia Romagna e in parti proprio del Polesine”.

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