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missioni di pace tortureIL CASO MILITARE DI ROVIGO IN UNA PUNTATA DELLE IENE SULLE SEVIZIE DEI SOLDATI IN SOMALIA NEL 1993.Fu candidato alle elezioni a sostegno di Piva. Al cronista: “Non ho mai importunato nessuno”.

Forse pensava di aver chiuso con quella vecchia storia di torture in Somalia. E di essersi lasciato alle spalle la condanna del tribunale di Livorno per abuso di autorità. Ma pochi giorni fa le Iene l’hanno scovato fra le strade del quartiere Commenda e i suoi “non so” mercoledì sera sono stati mandati in onda nella trasmissione su Italia uno. Valerio Ercole 47enne originario di Livorno, e residente a Rovigo, è militare di professione, e l’altra sera è stato al centro di una sezione della puntata delle Iene. Era dedicata alle torture commesse dai soldati italiani in Somalia nel 1993. Un fatto che poco più di 20 anni fa destò clamore e scandalo e che portò alla celebrazione di un processo. Ercole fu condannato ad una pena di un anno e sei mesi (pena sospesa e non menzione) e al pagamento di una provvisionale di 30 milioni di lire. Ercole, che nel 2013 fu candidato con la lista di “Destra per il Polesine” (prese una sola preferenza) a sostegno della candidatura a sindaco di Bruno Piva, ha negato ogni riferimento. Nel filmato si vede il cronista delle Iene che “tampina” Ercole all’incrocio fra via Gramsci e viale Alfieri in Commenda. Lo insegue per diverse decine di metri, anche nelle aree verdi fra i palazzi del quartiere. “E’ lei in questa foto?” Chiede la iena mostrando l’immagine di militari italiani che seviziano un somalo. “No”, la secca risposta di Ercole. E poi domande sulle torture, sulla loro efficacia, sulla loro inciviltà. La iena chiede a Ercole se prova rimorso, se ricorda quei giorni quando “ha torturato un somalo con i cavi elettrici? Abbiamo le carte processuali”. “Erano ordini da eseguire?” Il militare rodigino, allora era un maresciallo dei parà, glissa su ogni contestazione, una sequela di “non so”, “non ricordo”, “mi lasci in pace”, “si faccia gli affari suoi”, “io non ho mai importunato nessuno”. L’insistente pressing della iena non ottiene alcuna ammissione, ma, di fatto, è lo stesso cronista a ripercorrere tutta la vicenda, a ricordare la condanna del tribunale di Livorno. I fatti oggetto della condanna si riferiscono al comportamento tenuto in Somalia da parte di alcuni militari italiani, nel 1993, impegnati nell’operazione Ibis. Secondo le accuse il maresciallo torturò un somalo con due elettrodi assieme a due commilitoni. L’avvocato difensore di Ercole durante il processo aveva detto che le prove erano contraddittorie e smentite da perizie e dalle dichiarazioni del colonnello della polizia somala. Nel corso della puntata si è anche parlato dei fatti di Nassyria.Alberto Garbellini

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