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CONTESTAZIONE ALLO STATUTO DI ECOAMBIENTE

In seguito alla richiesta che mi è stata fatta di visionare fiscalmente la "situazione" Ecoambiente Polesine SRL questa mattina (visto la alzata mattutina delle 6:00) sono entrato nello sportello aziende e ho trovato lo statuto definitivo di questa ditta.

 

Parto dal presupposto che ieri ho tratto molte conclusioni sulla base del progetto che mi era stato presentato da Michela, ma oggi che visiono invece il definitivo Statuto vedo una realtà molto più "strana" e con molti lati oscuri...

Cercherò di utilizzare un lessico semplice e comprensibile spiegando ogni passaggio ovvio che per ogni chiarimento mi potete telefonare.

Partiamo dalla definizione di che cosa è uno statuto:

statuto
• 1 Insieme di principi intesi a regolare enti pubblici e privati: s. di un comune, di un'associazione || regioni a s. ordinario, regioni italiane le cui attribuzioni sono regolate sulla base del normale ordinamento regionale |regioni a s. speciale, quelle che godono di ampia autonomia (Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) | s. dei lavoratori, legge che tutela la dignità e la salute, nonché la libertà sindacale e politica dei lavoratori, emanata in Italia nel 1970
• 2 Nell'Ottocento, carta costituzionale || s. albertino, emanato dal re Carlo Alberto di Savoia per il Regno di Sardegna il 4 marzo 1848, a seguito dei moti risorgimentali

Questo determina che lo Statuto di una ditta (SRL o SPA) è la linea guida del suo futuro! Ossia tutto quello che in un futuro una ditta può svolgere lo fa nello statuto se esce da questa linea guida essendo un soggetto giuridico è addirittura perseguibile penalmente dai propri soci.

Esempio:
Ditta "Ferro Battuto SRL" nello statuto fa solo lavorazioni in ferro battuto; se domani l'amministratore delegato ordina un lavoro in alluminio è fuori dall'oggetto sociale definito dallo statuto e quindi non lo può fare! A imporre questo sono i soci di questa ditta che sono membri titolari delle quote che la costituiscono e chi ne trae il beneficio effettivo degli utili.

Questo istintivamente fa capire che nel momento in cui un soggetto decide di fare una SRL lo statuto deve essere molto ampio per definire quello che sarà il suo futuro; Più uno statuto è stringente più una ditta è vincolata a determinate peculiarità, più lo statuto è ampio più questa ditta avrà mille sfaccettature.

Fatta questa prefazione ci dobbiamo porre una domanda fondamentale ossia:

Per gestire una ditta privata, ma con soggetti pubblici serve uno statuto ampio o uno statuto stringente?

A questa domanda risponderete da soli alla conclusione della relazione che ora inizio nel dettaglio non cito la parte redatta dallo statuto poiché la potete leggere dallo scansionato cito solo le mie conclusioni che sono appuntate sempre nello scansionato:

Art1) Come preannunciato ieri (data 31 Luglio) lo statuto conferma le fusioni precedenti che ad oggi sono poco chiare ossia io continuo a non capire quale vantaggio abbia avuto ASM nel fondersi con questa ditta e poiché le fusioni devono essere vantaggiose da entrambe le parti già questa limitazione è molto strana...

Art2) Dobbiamo ricordare che questa ditta è un soggetto privato una SRL, ma proprio perché è una soluzione mista tra pubblico e privato si deve specificare ogni cosa in modo da limitare le "incomprensioni" ove si genera la corruzione; Personalmente così tanti poteri ad un amministratore di enti pubblici è eccessivo.

Art4) Le aspettative di questa ditta sono fantastiche addirittura si pongono la possibilità di investire nell'innovazione, nelle ricerche ecc.. quindi paradossalmente con uno statuto così innovativo possono anche prendere in esame un centro raccolta come Vedelago che fa questo tipo di attività.

Art5) Entriamo nei dettagli... nel punto 5 vengono utilizzate parole mirate ad esempio "parte più importante della propria attività", ma come parte? Ma questa ditta non fa solo raccolta del rifiuto e vendita dello stesso? Oltre che progettare innovazioni legate al rifiuto? Perché precisare parte più importante dell'attività? Lo vediamo tra poco...
Nel paragrafo successivo vengono definite tutta una serie di ulteriori attività che rendono questa ditta simile ad una immobiliare ossia può vendere beni, acquistarne, locare ecc.. dobbiamo precisare che se questa ditta fosse utilizzata in modo propositivo magari potrebbe avere anche delle eccedenze di beni, ma no si spiega perché già porsi il problema sullo statuto? Se ci fossero scelte così settoriali dovrebbe essere il consiglio dei soci a valutale (i nostri comuni) non una ordinaria amministrazione gestita dal CDA. Tuttavia per ora la cosa potrebbe essere stata inserita in prospettiva andiamo avanti...
Capoverso successivo si parla già di garanzie, fideiussioni ecc... addirittura a terzi? Ma chi sono questi Terzi? Ma questa ditta non dovrebbe solo raccogliere rifiuti, venderli, gestirli, bruciarli... Ma la cosa si fa un po' strana...
Capoverso successivo già inseriamo che la società può avvalersi di soggetti privati che vogliono fare iniziative ma quali? Non si sa....
Nella conclusione dell'articolo 5 addirittura Ecoambiente può acquistare quote di altre ditte, costituire società di scopo ecc.. a tutti gli effetti sembra una immobiliare! Sembra lo statuto di un soggetto privato che costituisce una SRL per fare un po' di tutto cosa che per un cittadino che fa attività è corretta, ma per una ditta che gestisce soggetti pubblici è molto strano.

Art6) scopriamo che il capitale è 5.000.000,00 di €, ma come mai con capitale così elevato non si è fatto una SPA almeno si poteva quotare in borsa ed emettere obbligazioni, invece si opta per una SRL avevano paura di avere un collegio di sindaci ed un revisore?
Adesso cominciamo ad analizzare alcune definizioni ci viene detto che i soci di questa società possono essere solo "enti locali della provincia di Rovigo o corrispondente ambito territoriale stabilito in base alle leggi statali"; io onestamente non conosco altri enti che abbiamo queste caratteristiche, ma la cosa strana è come mai non viene detto in modo semplice che i soci di questa società sono i comuni della provincia di Rovigo? Ma utilizziamo una dicitura che è enti pubblici.

Ente pubblico (d. amm.)
Gli (—), in generale, sono le persone giuridiche attraverso cui la P.A. esplica l'attività amministrativa.
L'art. 4 della L. 70/1975 dispone che nessun ente pubblico può essere riconosciuto o istituito se non per legge.
Per gli enti istituiti prima di tale legge si pone il problema di individuare a quali debba essere riconosciuta la natura di ente pubblico. A questo proposito, la dottrina utilizza vari criteri: il criterio del fine pubblico (è pubblico l'ente che persegue fini pubblici), il criterio dei poteri pubblici (è pubblico l'ente dotato di poteri pubblici), il criterio della supremazia (è pubblico l'ente che gode di una posizione di supremazia rispetto ad altri soggetti). Il criterio più seguito, però, è quello del regime giuridico, per il quale è pubblico l'ente assoggettato al regime giuridico tipico degli enti pubblici, ovvero a un sistema di controlli pubblici, all'ingerenza dello Stato (o di altre Amministrazioni) nella nomina e nella revoca dei dirigenti, alle direttive statali nel perseguimento degli obiettivi, etc.
Gli enti pubblici si possono distinguere in:
a) associazioni (o corporazioni) e fondazioni (o istituzioni);
b) enti territoriali e non. Gli enti territoriali (Regioni, Province, Comuni, Camere di Commercio) sono quelli per la cui esistenza il territorio è un elemento costitutivo essenziale e non semplicemente l'ambito spaziale che ne delimita la sfera di azione. Gli enti territoriali sono sempre a struttura associativa (o corporativa), nel senso che prevale il fattore personale, e ad appartenenza necessaria, ovvero ad essi si appartiene necessariamente per il solo fatto di risiedere sul loro territorio. Gli enti non territoriali sono tutti gli altri; per essi il territorio non è elemento costitutivo, ma ciò non esclude che possano essere limitati territorialmente nella loro azione (c.d. enti ad efficacia territoriale);
c) enti autarchici ed economici. Gli (—) autarchici sono quelli che agiscono in regime di diritto pubblico, attraverso atti amministrativi. Gli (—) economici, invece, sono quelli che agiscono esclusivamente in regime di diritto privato, attraverso negozi giuridici, ed in piena concorrenza economica con le società private.
(—) economico
È uno dei tre strumenti organizzativi di cui si avvale lo Stato (o altra P.A.) per intervenire nel sistema economico, che si configura, pertanto, misto, in quanto caratterizzato dal concorso di imprese pubbliche e private. Gli altri due sono le aziende autonome e l'azionariato di Stato.
Sono denominati (—) economici quegli enti che operano nel campo della produzione e dello scambio di beni e servizi svolgendo attività prevalentemente o esclusivamente economiche. Essi si pongono in concorrenza coi soggetti economici privati, ma realizzano fini pubblici che spesso non si identificano con i fini di lucro propri delle imprese private.
Tuttavia, pur non essendo lo scopo di lucro un elemento essenziale degli (—), è necessario che l'ente operi secondo il criterio della obiettiva economicità, nel senso che l'impresa venga esercitata in modo tale che dall'attività si ricavi almeno quanto occorre per coprire i costi dei fattori di produzione impiegati.
Riguardo al regime giuridico degli (—), occorre rilevare che:
— sono soggetti all'iscrizione nel registro delle imprese ex art. 2201 c.c. e alla redazione del bilancio consolidato;
— non sono assoggettabili al fallimento;
— a seconda dell'oggetto sociale dell'impresa, stipulano con l'utenza contratti disciplinati dal codice civile;
— operano in regime di concorrenza con gli altri imprenditori privati.
Gli (—) sono stati direttamente coinvolti nel processo di privatizzazione, che comporta il cambiamento della veste giuridica di un ente da pubblico a privato.

Leggendo quindi la dicitura di ente pubblico capiamo che non solo i comuni di Rovigo possono essere soci , ma anche soggetti che fanno servizio pubblico ossia società che fanno la raccolta rifiuti e che hanno la dicitura di soggetti pubblici... Questo cavillo è importantissimo perché significa che non sono i comuni gli unici papabili, ma qualunque soggetto con la dicitura di ente pubblico...

Art9) Articolo 9 è la chiave di tutti i dubbi sopra citati poiché è sconvolgente! Leggetelo tutto almeno due volte!
In sostanza qualunque socio può cedere la sua parte a patto che esista un soggetto che ha i requisiti di acquistarla e la prelazione delle quote del socio che vuole vendere ha una valenza di 20 giorni con una semplice A.R. passati i giorni il socio che vuole vendere le quote è libero di farlo!

Art10) i vincoli sono definiti dalle seguenti normative:
Art. 2473 (1)
Recesso del socio
- [1] L'atto costitutivo determina quando il socio può recedere dalla società e le relative modalità. In ogni caso il diritto di recesso compete ai soci che non hanno consentito al cambiamento dell'oggetto o del tipo di società, alla sua fusione o scissione, alla revoca dello stato di liquidazione al trasferimento della sede all'estero alla eliminazione di una o più cause di recesso previste dall'atto costitutivo e al compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto della società determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell'articolo 2468, quarto comma. Restano salve le disposizioni in materia di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento.
- [2] Nel caso di società contratta a tempo indeterminato il diritto di recesso compete al socio in ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni; l'atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purché non superiore ad un anno. (2)
- [3] I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente; si applica in tal caso il primo comma dell'articolo 1349.
- [4] Il rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il diritto di recesso deve essere eseguito entro centottanta giorni dalla comunicazione del medesimo fatta alla società. Esso può avvenire anche mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato da soci medesimi. Qualora ciò non avvenga, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili o in, mancanza, corrispondentemente riducendo il capitale sociale; in quest'ultimo caso si applica l'articolo 2482 e, qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto, la società viene posta in liquidazione. (3)
- [5] Il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se la società revoca la delibera che lo legittima ovvero se è deliberato lo scioglimento della società.
________________________________________
(1) Articolo così formato con D. Lgs 17 gennaio 2003, n. 6 (G.U. 22 gennaio 2003, suppl. ordinario n. 8 Entrerà in vigore il 1/1/2004)
(2) (3) Commi corretti come da comunicazione sulla G.U. n. 153 del 4/7/2003 e dal D. Lgs n. 37/2004.
La disciplina del recesso comporta un rilevante ampliamento delle ipotesi attualmente previste ed amplia così quello che in questi tipi di società risulta concretamente lo strumento più efficace di tutela per il socio. Nella società come quella a responsabilità limitata la partecipazione del socio è difficilmente negoziabile sul mercato e quindi, in caso di sua oppressione da parte della maggioranza, ridotta portata concreta possono assumere rimedi di tipo risarcitorio o invalidante.
Art. 2473-bis (1)

Esclusione del socio
- L'atto costitutivo può prevedere specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio. In tal caso si applicano le disposizioni del precedente articolo, esclusa la possibilità del rimborso della partecipazione mediante riduzione del capitale sociale.
In sostanza in questa società ogni socio fa quello che gli pare se trova un soggetto che ha i requisiti per acquistare è libero di farlo e il paradosso è che il successivo articolo11 che dovrebbe spiegare gli oneri o i limiti invece non dice nulla quindi da una parte confermo esattamente quello che dicevo ieri sera ossia che non ci sono limiti all'uscita e i comuni che lo vogliono fare non hanno nessun limite se non trovare un soggetto che ne acquisti le quote .
Il problema avviene dal punto di vista tecnico ossia un soggetto uscente o vende effettivamente la sua quota quindi monetizza e cede il rifiuto facendo entrare un soggetto idoneo che ovviamente a noi fa nascere mille dubbi su come poi gestirà il rifiuto!
Oppure un comune deve uscire trovando un socio che fa da socio di capitale con il dividendo degli utili, ma deve affrontare l'acquisto dei macchinari e utensili per poi fare la raccolta in modo idoneo.
Di seguito ho citato le norme che vengono inserite nello statuto:
Art. 2481 (1)
Aumento di capitale
- [1] L'atto costitutivo può attribuire agli amministratori la facoltà di aumentare il capitale sociale, determinandone i limiti e le modalità di esercizio; la decisione degli amministratori, che deve risultare da verbale redatto senza indugio da notaio, deve essere depositata ed iscritta a norma dell'articolo 2436.
- [2] La decisione di aumentare il capitale sociale non può essere attuata fin quando i conferimenti precedentemente dovuti non sono stati integralmente eseguiti.
________________________________________
(1) Articolo così formulato con D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (G.U. 22 gennaio 2003, suppl. ordinario n. 8 Entrerà in vigore il 1/1/2004)
Art. 2477 (1)
Collegio sindacale e revisione legale dei conti
[1] L'atto costitutivo può prevedere, determinandone le competenze e poteri, la nomina di un collegio sindacale o di un revisore.
[2] La nomina del collegio sindacale é obbligatoria se il capitale sociale non é inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni.
[3] La nomina del collegio sindacale é altresì obbligatoria se la società:
a) é tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
b) controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
c) per due esercizi consecutivi ha superato due dei limiti indicati dal primo comma dell'articolo 2435-bis.
[4] L'obbligo di nomina del collegio sindacale di cui alla lettera c) del terzo comma cessa se, per due esercizi consecutivi, i predetti limiti non vengono superati.
[5] Nei casi previsti dal secondo e terzo comma si applicano le disposizioni in tema di società per azioni; se l'atto costitutivo non dispone diversamente, la revisione legale dei conti é esercitata dal collegio sindacale.
[6] L'assemblea che approva il bilancio in cui vengono superati i limiti indicati al secondo e terzo comma deve provvedere, entro trenta giorni, alla nomina del collegio sindacale. Se l'assemblea non provvede, alla nomina provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato.

CONCLUSIONI
La mia personale idea è che qui il Comune di Rovigo abbia già un potenziale acquirente di almeno una parte delle quote altrimenti questo statuto non ha un senso!
Ovvio che se un comune esce da questa situazione ha realmente solo un rischio ossia una causa per concorrenza sleale da parte di Ecoambiente ossia come avviene in qualunque cessione societaria se tu esci non puoi fare attività medesima all'interno di 80 Km perché altrimenti fai quella che volgarmente è chiamata concorrenza sleale è anche vero che parliamo sempre che la ditta anche se i soci sono pubblici è una SRL quindi si parla di una causa civile di cui ne discutiamo pro e contro per almeno 10 anni e con un avvocato in gamba si porta alla prescrizione senza problemi!
Quindi analizzando i pro e i contro di una uscita da questa ditta io oggi ancora più forte dico che un singolo comune deve trovare il potenziale acquirente e deve uscire da questo macchinone che è stato realizzato per un profitto di qualcuno ad hoc sulle spalle degli altri comuni che ne pagano le conseguenze ossia sempre tutti noi cittadini.

Mattia Migliorini

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