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SLOT MACHINESSpuntano come funghi senza regolamenti: undici solo a Rovigo Sono dei piccoli casinò dotati di ogni gioco elettronico, ma senza croupier.

Si chiamano Videolottery, detti anche Vlt, e sono la nuova tendenza del momento: slot machine, video poker, macchinette di ogni genere con cui si può giocare scommettendo denaro vero. Così come vincere, e ovviamente anche perdere. A Rovigo e provincia stanno spopolando: circa una trentina in Polesine, undici solo nella città capoluogo, aperti in ogni angolo. I luoghi preferiti sono quelli periferici: ponte di Marabin, viale Porta Adige, viale Porta Po. Insomma, posti facilmente raggiungibili e con ampio parcheggio davanti.Il loro successo è dovuto a due fattori: la clientela è sempre molto elevata e aprirli è molto semplice. «E’ più semplice aprire una Videolottery di una sala giochi — spiega il delegato Confesercenti Roberto Menin —. Una sala giochi infatti deve possedere determinati requisiti e seguire il regolamento comunale, mentre l’autorizzazione per le videolottery le rilascia la Questura sulla base di una legge nazionale. Nel primo caso, quindi, sono disciplinati anche gli orari, la posizione, il numero, le restrinzioni. Mentre per le Vlt gli unici requisiti richiesti sono l’integrità morale del titolare, che non deve avere condanne pendenti a suo carico, e determinati requisiti del locale da attrezzare, come la sorveglianza a circuito chiuso e una determinata metratura. Ma non è specificato nulla in termini di gestione dell’attività».Il gioco d’azzardo delle videolottery è ovviamente vietato ai minori di 18 anni per legge. Ma nulla viene espresso sulla posizione in cui aprire e sugli orari: «Un esempio? — prosegue Menin —. Una sala giochi non può essere aperta di mattina, per evitare che i ragazzi la frequentino al posto di andare a scuola. Può aprire solo dopo mezzogiorno. Una videolottery invece può avere gli orari che vuole. Una sala giochi poi non può essere aperta vicino ad ospedali o altre strutture in cui si possa istigare una clientela già ‘debole’. Mentre una videolottery sì: questo ovviamente crea una problematica legata alla ludopatia che le varie Ulss, tra cui anche la nostra azienda sanitaria, stanno combattendo».A questo panorama vanno aggiungere le tante macchinette da gioco che si trovano nei bar. «In alcuni comuni si è corso ai ripari detassando le attività pubbliche che tolgono dal proprio esercizio ivideopoker e le slot machine, ritengo sia un esempio da seguire» conclude Menin.Per quanto riguarda le Videolottery, invece, la competenza non passa per il Comune, ma per lo Stato. Che si ritrova quindi ad esercitare un ruolo assai ambiguo: quello di ‘avvocato’ delle strutture di gioco d’azzardo, dato che la tassazione dei giochi va allo Stato che ci guadagna un bel po’, ma anche di ‘pubblico ministero’ in quanto tutore e difensore dei cittadini che rischiano di cadere nel vizio del gioco con effetti devastanti. Caterina Zanirato

 

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