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OSSA UMANEBADIA POLESINE UNA TOMBA E UNA LAPIDE RINVENUTE DURANTE IL RESTAURO DEL COMPLESSO MONUMENTALE. Potrebbe scattare l’ipotesi di occultamento di reperto archeologico.

Una tomba e una lapide rinvenuti nel corso del restauro al complesso monumentale della Vangadizza: l’accusa, grave, potrebbe essere quella di occultamento di reperto archeologico. A sollevare la questione sono Corrado Carone e Claudio Vallarini, ambientalisti e attivisti badiesi, che già in diverse occasioni si sono esposti in prima persona a tutela dei beni culturali e artistici di Badia. Nei giorni scorsi, Carone e Vallarini hanno interpellato la soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e la soprintendenza dei beni culturali di Verona, con una richiesta di informazioni a proposito della presenza di due reperti di valore (una tomba e una lapide) che sono stati ritrovati nell’Abbazia. “A seguito di una recente intervista ad un operaio edile che prestò la sua opera nel cantiere dell'abbazia nel 2008, al fine disporre di ulteriori informazioni sul monumento simbolo della nostra città, apprendevamo che, durante i suddetti interventi edilizi per effettuare il consolidamento delle murature del chiostro e dei locali al piano terra, sarebbero venute alla luce una lapide con iscrizioni e una tomba, sottostante alla prima, contenente numerose ossa umane”, scrivono i due, e specificano: “Il rinvenimento della tomba antica nel chiostro, a dire dell’intervistato, sarebbe avvenuto tra giugno e novembre 2008 per opera di un carpentiere di origine bulgara”, il quale “avrebbe subito manifestato una comprensibile gioia per il rinvenimento della tomba e per il fatto che la notizia sarebbe presto apparsa sui giornali locali, valorizzandone il lavoro e la ''scoperta'', ma il giorno seguente egli manifestò invece una viva amarezza poiché il ritrovamento doveva rimanere segreto e la tomba essere ricoperta al più presto perché altrimenti le indagini della Sovrintendenza archeologica del Veneto “avrebbero fermato i lavori”. Carone e Vallarini comunque non muovono accuse, ma solo chiarimenti, come sottolineano nella lettera: “Non si può escludere, tuttavia, soprattutto a tutela delle maestranze, dei vari professionisti operanti nel cantiere e delle autorità demandate alla vigilanza, che la lapide sia già stata inoltrata alla Sovrintendenza archeologica e che la tomba ritrovata, riscontratone lo scarso interesse archeologico, sia stata ricoperta, e che i lavori siano stati dunque autorizzati a proseguire”. Rimane comunque il fatto “che quanto da noi appreso nell’intervista all’operaio edile lascia presumere il verosimile occultamento di un importante reperto archeologico, che potrebbe essere avvenuto in difformità a quanto predisposto dalle normative vigenti sui beni culturali e sulle inumazioni”.Consuelo Angioni

 

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