Martedì, 14 Agosto 2018
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ciambettiRoberto Ciambetti

Gli incidenti nel foggiano  in cui sono morti nel volgere di due giorni 16 braccianti stranieri rilancia la questione del caporalato in agricoltura e l’impiego, spesso senza tutele e a bassissimo costo, di una massa di lavoro fornita dall’immigrazione più o meno regolare.  Nel Terzo rapporto “Agromafie e caporalato” realizzato dall’osservatorio “Placido Rizzotto” della Flai Cgil, si stima in almeno 4.8 miliardi di €  il business del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura e si calcolano in una cifra oscillante tra i 400mila e i 430mila i lavoratori del settore agricolo a rischio di ingaggio

irregolare o sotto caporalato. Il dato ufficiale parla di 135.234 lavoratori extracomunitari impiegati in agricoltura ma a questi vanno aggiunti almeno 220 mila lavoratori irregolari, una massa di invisibili privi di ogni tutela, sottopagati: c’è chi lavora 12 ore al giorno a 2 € l’ora in condizioni fisiche insostenibili.  Si stima Il lavoro irregolare incide per il 15,5% sul valore aggiunto del settore agricolo mentre 1,8 miliardi è la cifra raggiunta dall'evasione contributiva. Le agromafie hanno fatto dell’immigrazione irregolare un affare incredibile: l’irregolare è un soggetto altamente vulnerabile, disposto a subire anche le peggiori angherie, pur di sopravvivere.  A chi serve l’immigrazione clandestina? Cui prodest?   Se diamo una risposta vedremo un aspetto dell’immigrazione clandestina  spesso sottovalutato da chi parla della necessità di introdurre nel mercato del lavoro europeo elevate quote di lavoratori stranieri per fronteggiare il calo demografico: a prima vista più che il calo demografico gli immigrati clandestini sembrano perfetti per garantire una massa di diseredati pronti a sobbarcarsi ogni tipologia di lavoro e disposti ad affrontare impieghi precari a bassissima remunerazione. Altro che aspetti umanitari e di solidarietà: dietro i fluissi clandestini c’è un calcolo ben preciso. Non riuscendo ad aumentare la produttività per addetto, l’economia riconquista margini economici grazie allo sfruttamento di lavoratori che si trovano in condizioni di difficoltà: c’è chi alimenta, o sostiene,  il traffico di immigrati ben sapendo quali siano le occasioni per fare soldi a palate.  Si è lasciato colpevolmente crescere questo fenomeno in passato facendo poco o nulla, anzi evitando controlli e mantenendo frontiere aperte si è lasciato mano libera a scafisti, neoschiavisti e approfittatori di ogni genere e sorta. La mafia ha fiutato il business e si è lanciata nell’affare.  Oggi non si tratta solo di aumentare gli ispettori del lavoro, ma di incrementare le azioni di polizia e di contrasto alle mafie, a chi fa dell’immigrazione un business disumano. 

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