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Comunicato stampa Liberi e Uguali Polesine

shoa indifferenzaOgni commemorazione porta con sé il rischio della banalizzazione dell'evento. Non è un caso che una storica ebrea italiana come Elena Loewenthal, abbia pubblicato qualche anno fa un piccolo libro dal titolo provocatorio "Contro il giorno della memoria".

 

Dal 2001 ogni anno si ripetono iniziative le più disparate che concorrono spesso a ritualizzare in modo sempre meno sentito e meditato il senso della catastrofe che colpì sei milioni di ebrei europei tra il 1941 e il 1945.

Nel 1933 con l'ascesa al potere di Hitler che coagulò il suo popolo sotto il mito della razza ariana, il popolo germanico individuò nelle minoranze etniche il vero nemico responsabile della grave crisi economica che affamava la popolazione. Travolse da prima i malati mentali (nel terribile piano Aktion T4) poi gli oppositori politici, i gay e tutti i non allineati. Intanto la Germania allargava i propri confini ed impose a tutti i propri scellerati principii. Si iniziò con le fucilazioni di massa della popolazione civile all'inizio dell'invasione dell'Unione Sovietica coinvolgendo anche la Polonia, l'Ucraina e tutti i territori ad est sotto il controllo tedesco. Lo sterminio compì un salto qualitativo dopo la conferenza di Wannsee, dove esponenti del partito nazista e personalità della macchina statale della Germania si coordinarono con l'obiettivo di rendere più efficiente e rapida l'eliminazione fisica degli ebrei. La logistica dello sterminio fece capo ad Eichmann (catturato dal Mossad in Argentina nel 1961 poi processato e giustiziato da un tribunale di Gerusalemme) che organizzò e rese tristemente noti i convogli ferroviari che attraversarono l'Europa con destinazione Auschwitz - Birkenau e gli altri campi di sterminio. 

Il Novecento è stato il secolo più violento e sanguinario della storia umana, con le due guerre mondiali, la creazione dei regimi totalitari, l'Olocausto del popolo ebraico, le guerre e i genocidi che hanno preceduto la Shoah (il genocidio armeno per mano turca) e quelli che le sono seguiti nonostante sembrasse qualcosa di unico e irripetibile: la Cambogia sotto i khmer rossi, il Ruanda, le pulizie etniche della guerra nell'ex Jugoslavia, i Curdi ecc. Ecco, se ad una riflessione dovesse mirare il 27 gennaio di ogni anno, sarebbe il porsi la domanda se la storia abbia insegnato qualcosa al genere umano, se abbia un significato parlare di lezioni della storia. Appare evidente che se il male esiste, questo si faccia beffe della retorica commemorativa che vede rappresentanti delle istituzioni esporre volti contriti di circostanza in questa occasione, salvo poi sentire magari sempre dagli stessi parlare di "difesa della razza bianca" come il futuro candidato del centro-destra alla presidenza della Regione Lombardia. Per non parlare dei rigurgiti razzisti che provengono dai populisti nostrani o dall'estrema destra sempre più impunemente allo scoperto senza che ciò provochi una reazione adeguata dalle Istituzioni di questa Repubblica e dai partiti che esprimono la volontà popolare.

Liberi e Uguali non è solo il nome della nostra lista ma un fermo proposito. Siamo impegnati per i valori nati dalla lotta al nazifascismo, quelli scritti nella nostra Costituzione dai Padri Costituenti dove "Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".

Pensiamo che il solo modo per onorare le vittime dei lager nazisti, come di tutti i luoghi che nel mondo hanno ospitato torturatori di ogni colore, sia una ribellione delle coscienze individuali, perché il solo modo per fare argine alla "banalità del male" è tenere vivo lo spirito critico di ognuno e, per dirla con Kant, porsi nella condizione di vivere con "il cielo stellato sopra di me e la coscienza morale dentro di me".

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