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montanari.grillo.microscopioOrmai alla ricerca, e parlo di ricerca in generale per quel pochissimo che si fa ancora, quasi qualunque sia il campo in cui questa si svolge, non bastano più solo i cervelli. Certo, quelli sono imprescindibili, ma a loro deve fare da contorno una miscela di condizioni che ne permettano la vita (spesso ridotta ad una mera sopravvivenza) e tra i componenti essenziali della miscela ci sono quasi sempre delle apparecchiature più o meno costose.
Da noi, nel nostro sgangherato Paese, si è sempre fatto poco e ora siamo vicini al nulla, ma qualcosa si fa, anche se le cose importanti non sempre godono della stessa pubblicità di ricerche che non passeranno alla storia e che, almeno da noi, non di rado sono rifritture di qualcosa già fatto altrove. La stragrande maggioranza degl’italiani ignora, per esempio, che una scoperta fondamentale per la medicina, quella che ha dato il via alla nuova disciplina medica chiamata nanopatologia, si deve a due loro connazionali e, segnatamente, a mia moglie, Antonietta Morena Gatti che ne è di gran lunga la principale artefice, e a me. Nulla di cui vantarsi: sarà stato un caso, ma questi sono i fatti.

Di che cosa si tratta? Semplicemente di esserci accorti e di aver documentato che le polveri sottili ed ultrasottili inorganiche e non biodegradabili - le PM10 per il grande pubblico o le PM2,5 per i “più informati”, anche se ci sarebbe molto da puntualizzare in proposito specie per la frazione più fine di quelle particelle - entrano nel corpo, umano o animale che sia, per esserne sequestrate e combinare ogni sorta di guai, da malattie cardiovascolari come ictus, infarto cardiaco e tromboembolia polmonare a tante forme di cancro fino ad aborti e malformazioni i fetali e non poche malattie neurologiche. Queste per non citare che alcune tra le patologie caratteristiche delle polveri sottili ed ultrasottili, patologie che fino a ieri, e anche oggi per chi non è aggiornato, restano “di origine ignota” o “criptogeniche”, per nascondere dietro una dotta parola di origine greca un semplice quanto onesto “non lo so” evidentemente difficile da pronunciare.

Se, a tutta prima, quella sembrava solo una pura scoperta scientifica e come tale da trattare, la cosa ci si rivelò immediatamente fonte di grane a non finire perché toccava, e, ahimè, continua a toccare oggi più di ieri, interessi che potevano andare da più o meno banali lavori odontoiatrici malfatti su fino ai miliardi che girano nel business dei rifiuti per finire ad armi letali come quelle, ma non solo, all’uranio impoverito. Il filo che lega queste attività apparentemente così lontane tra loro è il fatto condiviso di produrre particelle solide non degradabili di dimensioni piccolissime, non di rado inferiori al micron, cioè al millesimo di millimetro, di esporre uomini ed animali a rischi gravissimi anche per le generazioni che verranno dopo di loro e di alterare, a volte irreversibilmente, l’ambiente.

Malattie, morte e devastazione ambientale da una parte e un mare di quattrini dall’altra. La bilancia pende a destra o a sinistra a seconda di chi la guarda.

Fu così che, per evitare problemi, grazie all’occasione offerta da un cavillo burocratico uscito come da una lotteria, chi poteva farlo tolse dalla disponibilità di mia moglie e mia il microscopio elettronico che ci era indispensabile per continuare le nostre ricerche. Se qualcuno ha voglia di saperne di più sia per quanto riguarda la vicenda iniziale sia a proposito di queste polveri la cui presenza nel mondo di oggi e i cui effetti deleteri diventano sempre più manifesti, può leggersi il mio libro divulgativo Il Girone delle Polveri Sottili (Macroedizioni). Dunque, do per scontata la conoscenza di come tutto ebbe inizio e dell’odissea che ne conseguì o, almeno, della prima parte dell’odissea.

Eravamo agli ultimi giorni di febbraio del 2006 e io parlai a Beppe Grillo del microscopio che, come poi avvenne, stava allora per esserci sottratto.

Grillo lo conoscevo da un anno o poco più perché era stato lui, informato dell’esistenza di mia moglie e mia da Marco Morosini, uno scienziato italiano che io non conoscevo, attivo al Politecnico di Zurigo, a venirmi a cercare. Fin dal primo incontro, avvenuto prima, superficialmente, al Palasport di Modena dove il comico m’invitò al suo spettacolo e il giorno dopo all’Hotel Carlton di Bologna dove pranzammo da soli, Beppe si mostrò molto interessato alle nostre ricerche e, per questo, m’invitò a parlarne a qualche suo spettacolo, uno dei quali, precisamente a Forlì, anche in compagnia di Dario Fo. A questo proposito, giusto marginalmente, sottolineo l’inattendibilità e l’arroganza di Wikipedia che, alla voce che mio malgrado mi riguarda, tra le tante imprecisioni ed omissioni, sostiene che forse io contattai Grillo in occasione della sottrazione del microscopio. L’imprecisione è evidente, chiunque può controllare che almeno un anno prima io già comparivo in qualche spettacolo del comico, e l’arroganza sta nel rifiutarsi di correggere questo e gli altri errori e manchevolezze contenuti alla voce Stefano Montanari, voce che ho chiesto più volte, purtroppo invano, di cancellare.

Insomma, oltre un anno dopo aver fatto reciproca conoscenza, in occasione di una nostra visita in municipio a Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia diventato poi ministro, racconto a Grillo del fattaccio, un fattaccio che avrebbe impedito a mia moglie e a me di lavorare, e lui mi dice che noi il microscopio non lo perderemo: lui stesso darà inizio ad una raccolta popolare di fondi e in breve raccatteremo i 378.000 Euro necessari per comprarci un altro apparecchio. Detto, fatto: la sera stessa, allo spettacolo di Modena cui io partecipo, Grillo lancia l’iniziativa e, tolte tutte le spese, dona alla causa quel che resta dell’incasso della serata: 36.000 Euro. In conclusione, fa due ore di lavoro gratis e dà il buon esempio.

Qualche ora prima, in mattinata, all’uscita dal palazzo del Comune, io avevo commesso l’errore della vita, quello che sarà il seme di tutti i guai che ci sono cascati addosso da allora in poi. Per evitare di dare adito a pettegolezzi e malignità (che poi ci saranno lo stesso), parlando a Reggio Emilia con un giornalista locale di piccolo cabotaggio di cui avevo da tempo una conoscenza superficiale, tale Matteo Incerti che poi farà (inaspettatamente per chi lo conosce) carriera nell’entourage di Grillo, io avevo accettato l’idea che i denari non arrivassero a me ma ad una onlus o ad una fondazione alla quale sarebbe stata anche intestata la proprietà dell’apparecchio. Quale onlus o fondazione? Io non ne conosco nessuna.

Non so se la cosa fosse preparata o casuale, ma per una serie di eventi curiosamente concatenati la cui origine poi m i sarebbe stata chiara, di ritorno da Reggio, a pranzo in un ristorante a pochi passi dal mio laboratorio, mentre io esprimo questa mia intenzione a Grillo, sono presenti due persone: il giornalista di piccolo cabotaggio di Reggio Emilia apparentemente autoinvitatosi e tale Marina Bortolani, a me perfettamente ignota, invitata a sua volta da chi pareva essersi invitato da sé. Sentita la mia proposta, questa tale che pareva appendere della cosa in quel momento c’informa di essere la presidentessa di una onlus chiamata Carlo Bortolani e di essere disposta a fare da collettore per i quattrini intestandosi l’apparecchio. Una combinazione davvero inaspettata! Il giornalista, di cui allora ingenuamente mi fidavo, si dice entusiasta mentre Grillo apparentemente bada alle sue tagliatelle e dice che non ha obiezioni. Anzi, la Bortolani, a lui apparentemente sconosciuta, va benissimo. Così io, con grande candore, casco in quello che sarà poi il cuore del tranello.

Dando il via alla raccolta, Grillo pretende la mia partecipazione ai suoi spettacoli dove io, per una decina di minuti o poco più, raccontando delle nanopatologie, costituisco una sorta di attrazione scientifica. Lui si copre di gloria: ha scoperto un grande scienziato imbavagliato da un sistema bieco e, grazie a lui e al denaro che lui sottolinea, aggiungendoci molto del suo, di aver donato (per esempio, tra le altre “imprecisioni”, dice di aver affittato apposta il Palasport modenese), quello scienziato potrà continuare una ricerca fondamentale per il mondo. Inutile descrivere l’entusiasmo dei tifosi. Per dovere di rigore storico sia detto che per quelle partecipazioni io mi muovevo a mie spese, il che costituiva un elemento di tranquillità per Beppe, persona molto avveduta nella gestione del proprio denaro.




Il blog del comico apre subito una pagina intitolata “La Ricerca Imbavagliata” (http://www.beppegrillo.it/2006/03/la_ricerca_imba/index.html) nella quale si racconta delle angherie subite da mia moglie e da me e si dice che occorrono circa 350.000 Euro (in realtà 378.000) per comprarci un altro microscopio. Per comprendere quanto è accaduto in seguito va chiarito qui che mai fu dichiarata una destinazione diversa per quei quattrini: ogni centesimo era per i dottori Gatti e Montanari, vale a dire per mia moglie e per me, e basta, e così i donatori erano stati convinti che fosse. La lettura di quanto riportato nel blog di Grillo e in quello della Onlus Bortolani (http://www.bortolanionlus.it/2006/05/24/dalle-torri-gemelle-a-beppe-grillo-la-carlo-bortolani-onlus- centro-d%E2%80%99azione-per-gara-di-solidarieta-nazionale/) sono chiarissimi ed inequivocabili documenti in proposito e invito chiunque a controllare, così come invito a controllare ogni punto della vicenda. Deve essere inteso che i controlli si dovranno fare sulla base di documenti, e il perché si capirà continuando a leggere.

Intanto io percorrevo l’Italia in lungo e in largo, il tutto senza chiedere nemmeno il rimborso delle spese, e lo facevo non tanto per gli spettacoli e gli eventi di Grillo, che furono tutto sommato poche decine, ma per tenere delle conferenze divulgative sulle nanopatologie e raccattare altri soldi, soldi che gli spettatori, se volevano, mettevano nella cassettina delle elemosine a conferenza conclusa. Al loro buon cuore. Ne tenni oltre duecento in un anno di quelle serate, e posso assicurare che non fu una passeggiata se non altro perché le mie conferenze, se s’include la parte dedicata alle domande e alle risposte, durano all’incirca quattro ore, e perché spesso la notte me ne tornavo a casa, visto che il mattino seguente dovevo essere in laboratorio. Comunque, soldi ne raccolsi parecchi e ogni soldino veniva dovutamente consegnato alla onlus Carlo Bortolani che aveva aperto subito un conto dedicato presso la Banca Etica.

Aggiungo per accuratezza storica che nelle occasioni in cui io, per qualunque motivo, non ero presente agli spettacoli di Grillo non si raccolse mai un centesimo o, se lo fu, non ne esiste traccia.

Dopo qualche mese mia moglie, certo meno ingenua di me, cominciò a nutrire qualche sospetto su certi atteggiamenti di chi ci circondava nell’impresa e si diede a chiedere con una certa insistenza alla signora Marina Bortolani, avvocatessa e presidentessa della onlus, di mostrare i conti. Perché la Bortolani ci aveva detto di aver aperto un conto senza interessi quando erano in gioco cifre per nulla trascurabili che qualche soldo d’interessi avrebbero potuto rendere? Quanto era effettivamente arrivato? C’erano stati dei prelievi, cosa, peraltro, non prevista? Nessuna certezza da parte nostra di qualcosa di scorretto, ma dubbi tanti. Insomma, noi non riuscivamo a spiegarci perché, se era tutto onesto, noi, i massimi interessati, dovevamo essere tenuti all’oscuro dei movimenti bancari. Vero è che, di tanto in tanto, la Bortolani comunicava delle cifre e anche degli elenchi di donazioni, ma era del tutto impossibile controllarne la veridicità. Naturalmente, ad ogni diniego alle nostre richieste di vedere i conti i sospetti crebbero, ma ormai si era in ballo e si doveva ballare.

Mentre io cercavo di accelerare la raccolta, Grillo non aveva nessuna fretta, il che, dal punto di vista di chi ha montato la campagna per scopi pubblicitari, era comprensibile. Questo sempre che lo scopo fosse solo quello della pubblicità e non altro.

Come Dio volle, in un anno esatto - e siamo così ai primi di marzo del 2007 – dopo che io avevo avuto la certezza che una donazione di 50.000 Euro era arrivata da parte di un privato, una ditta lombarda chiamata LA220 (ora incorporata dalla Green Network SpA), a seguito di un mio incalzare piuttosto assiduo la signora Bortolani dichiarò raggranellata la cifra sufficiente per pagare l’apparecchio. Questo al di là di quanto fosse pervenuto effettivamente, cosa che resta tuttora avvolta nel mistero e che, stante l’atteggiamento della signora Bortolani che continua anche oggi a nascondere cocciutamente i dati, non può che destare




inquietudine. Insomma, il microscopio che il costruttore ci aveva già consegnato in anticipo sul pagamento fidandosi della mia garanzia personale (Marina Bortolani, che sarebbe diventata la proprietaria, rifiutò di prestare anche la sua e certo una garanzia anche minima non era nemmeno da aspettarsi da parte dell’“oculatissimo” Grillo) venne finalmente saldato e noi tirammo un sospiro di sollievo pensando di esserci finalmente liberati delle minacce d’imbavagliamento che avevano fin lì messo a repentaglio il proseguimento delle nostre ricerche.

Riportato come informazione tra parentesi, va detto che, prima di saldare il debito con il fornitore del microscopio (agosto), Marina Bortolani provvide ad aprire un conto presso Unipol per trasferirvi da Banca Etica in toto o in parte il malloppo. Il tutto, come sempre, senza fornire motivazioni né particolari di una manovra difficile da giustificare.

Se per Grillo quella raccolta fondi era stata una piccola benedizione con lui che assumeva le vesti dell’eroe senza macchia e senza paura e io che facevo l’attrazione non solo a titolo gratuito ma a spese mie, ora che la cosa era finita io non servivo più. Anzi, dopo un po’ diventai decisamente fastidioso e il perché è presto detto.

Nel febbraio 2008, in vista delle elezioni, nacque un piccolo schieramento politico chiamato Per il Bene Comune. Doveva trattarsi, nelle intenzioni dichiarate dal fondatore senatore Fernando Rossi, di qualcosa di avulso dalle logiche decrepite di destra e sinistra e basato principalmente sulla volontà di salvaguardia dell’ambiente e su temi di giustizia. Io fui scelto, anzi, fui cooptato come candidato alla Camera dei Deputati e alla presidenza del consiglio, ovviamente senza alcuna possibilità di successo, e la mia “discesa in campo” non piacque a Grillo. Non gli piacque perché Gianroberto Casaleggio, il cervello pensante, l’uomo che di Grillo tiene i fili, aveva in embrione, anzi, in gestione avanzata, le oggi famose Cinque Stelle, il movimento politico dei grillini, e io minacciavo di pescare nello stesso specchio d’acqua.

Chi non conosce il ragionier Giuseppe Grillo, cioè il Beppe Grillo lontano dai riflettori, forse fatica a crederlo, ma le due figure sono non poco diverse tra loro. Anzi, non di rado sono in netta contraddizione, dove, per riesumare la Fattoria degli Animali di Orwell, nella visione del mondo del ragioniere tutti sono uguali ma lui lo è di più. Grillo, che non possiede il coraggio di parlare in modo chiaro e diretto quando è a tu per tu con qualcuno, non mi disse mai nulla della sua contrarietà alla mia scelta politica. Anzi, di fatto, da quando si

era chiusa quella sorta di collaborazione non ci eravamo più sentiti e lui aveva evitato di telefonarmi per

discutere quello che per lui era evidentemente un problema. Fu mia moglie, per motivi del tutto personali, che un giorno lo chiamò per sentirsi non tanto dire quanto borbottare che lui non gradiva il mio schierarmi, mancato gradimento che non seppe giustificare, il che si allinea alla perfezione con un personaggio che per esprimersi ha bisogno di un copione o, almeno, di un canovaccio.

Per quanto mi riguarda, io non diedi la minima importanza al grado di approvazione di Grillo, ma non mi

resi conto che il problema “politico” non era che uno dei tanti elementi che mi mettevano nella lista nera di

Casaleggio, la persona che contava e conta davvero. Dunque, altro errore da parte mia. E così cominciarono i guai. Altri guai a sostituire quelli passati.

A fine primavera di quell’anno, il 2008, un gruppo di grillini fiorentini con cui ero sempre stato in rapporti

d’amicizia mi chiese se fossi d’accordo sul fatto che loro mettessero in pista una raccolta fondi per sostenere la nostra ricerca, una ricerca che, come credo sia intuibile, costa non solo fatica ma anche denaro. E nemmeno poco, pur se gli stipendi di mia moglie e mio non pesano perché, addizionati, assommano a zero Euro. Naturalmente io acconsentii e i ragazzi, nel giro di un paio di mesi scarsi, misero insieme all’incirca 4.000 Euro.

A quel punto ci fu una sorpresa. Mi arrivò una raccomandata firmata da tale avvocato Enrico Grillo (nipote del comico e poi “pezzo grosso” delle Cinque Stelle, visto che un pizzico di nepotismo non guasta) con la quale mi si diffidava dal raccogliere fondi tramite i grillini di Firenze. Pur se la cosa era a dir poco grottesca, visto che io non avevo nessuna responsabilità nel fatto e, soprattutto, visto che i grillini fiorentini non avevano alcun obbligo nei confronti di Beppe Grillo, la manovra riuscì. Per non dispiacere al loro ispiratore che, sempre senza mai comparire personalmente come da personaggio, li minacciava di scomunica, la raccolta fu interrotta immediatamente.

Del tutto inutili le mie telefonate, le mie mail e le mie lettere di richiesta di spiegazione: Grillo non rispose mai, atteggiamento non propriamente coraggioso né onesto cui continua ad essere fedele.

Qui ammetto di nuovo la mia ingenuità: avrei dovuto finalmente cominciare a drizzare le antenne e  a difendermi, non so bene come, ma, comunque, avrei dovuto cominciare a studiare meglio le mosse apparentemente di Grillo ma in realtà di chi lo “consiglia”. Invece, per la scarsa considerazione che avevo per lui, sottovalutai le avvisaglie.

In quel momento ancora non riuscivo a capire perché Grillo avesse fatto quella mossa così poco onorevole d’impedire la raccolta fondi né perché rifiutasse di giustificarsene, non avendo io ancora inquadrato tutto ciò che sta alle spalle di quella figura e che la rende funzionale ad un sistema molto redditizio di cui Grillo non costituisce che un chiassoso ingranaggio.

Tuttavia, Grillo o non Grillo, sempre nella più assoluta povertà noi continuavamo a sfornare risultati non solo importanti dal punto di vista scientifico ma quanto mai imbarazzanti per il business sempre più colossale degl’inceneritori e di quelle centrali cosiddette “a biomassa”, di fatto, per legge, più o meno volgarissimi inceneritori di rifiuti, che, grazie ad incentivi pubblici, cominciavano a sorgere come funghi lungo tutta la Penisola. A questi impianti, poi, andavano ad aggiungersi i cementifici che godevano e continuano a godere del permesso di bruciare immondizia per poi mescolarne le ceneri residue al cemento. Il giro di quattrini che tutte queste fabbriche di veleni muovono è di decine di miliardi di Euro l’anno e, come è immaginabile, quel miele attira tante mosche. Al proposito basti vedere anche solo gli episodi che, pur in un’estrema minoranza dei casi, emergono relativamente ad analisi taroccate o eluse da parte degli enti che dovrebbero istituzionalmente essere a salvaguardia dell’ambiente.

Per non mettere a repentaglio l’agio con cui tanti quattrini erano e sono tuttora convogliati in certe tasche bisognava evitare che la gente si svegliasse e, dunque, noi eravamo non solo una seccatura ma un pericolo a tutti gli effetti. Che cosa si poteva fare, allora, per tacitarci? La cosa più semplice era quella di tornare al vecchio modello: toglierci il microscopio elettronico senza il quale noi siamo ciechi, il che ora, alla luce dei fatti che si sono susseguiti, appare come un copione scritto in partenza.

E così si fece. Il paradosso, che paradosso è solo per chi ignora i retroscena, fu che a metterci la faccia fu proprio Grillo, vale a dire colui che aveva iniziato l’azione perché noi quel microscopio lo avessimo.

Così, fulmine a ciel sereno almeno per noi, il 29 giugno 2009 la signora Bortolani, la cui onlus, lo ricordo, era legalmente proprietaria del microscopio, ci manda una raccomandata con la quale ci annuncia di aver “donato” (virgolette d’obbligo) il microscopio all’Università di Urbino, il tutto con il placet di Grillo il quale, ovviamente, non aveva alcun diritto sull’apparecchio, ma era persona “di prestigio” che, trascinandosi appresso il codazzo dei suoi tifosi, ora addirittura trasformati in formazione politica, avrebbe garantito peso all’operazione (http://www.bortolanionlus.it/2009/06/30/donato-il-microscopio-all%E2%80%99universita- di-urbino/).

Mi attacco al telefono cercando sia la Bortolani, che non sentivo da almeno un paio d’anni nonostante i nostri ripetuti inviti a venire a visitare il laboratorio situato a mezz’ora di auto da casa sua, sia Grillo ma, forse è perfino inutile riferirlo, non ottengo risposta. Scrivo e, finalmente, la Bortolani risponde a mezzo blog: il microscopio ve l’abbiamo tolto perché voi lo usavate a scopo di lucro e lo usavate solo saltuariamente (http://www.bortolanionlus.it/2009/07/05/donazione-microscopio-alcune-precisazioni/).

Davanti alla follia dell’assurdo è difficile combattere. È vero che facevamo anche analisi a pagamento, ma questo è ciò che fanno tutti gli enti di ricerca, università comprese, e lo fanno addirittura dietro specifico obbligo istituzionale per garantirsi una sopravvivenza. In che modo si poteva pensare di reggere i costi delle ricerche o anche solo quelli di mantenimento del microscopio? Chi ci avrebbe messo i quattrini necessari? La onlus Bortolani? Grillo? Mia moglie ed io non solo abbiamo sempre lavorato gratis, ma lo abbiamo fatto

a nostre spese, buttando nel laboratorio di ricerca tutto quanto avevamo messo da parte nelle nostre vite, e l’affitto, gli stipendi dei collaboratori, le spese generali, la manutenzione degli apparecchi e i materiali vanno pagati. Se qualcuno ha idea di come procurarsi i quattrini, si faccia avanti. Quanto all’uso “saltuario” dell’apparecchio, siamo alla farsa: questo aveva sempre funzionato almeno otto ore al giorno quando non, in una modalità automatica che serve per conteggi particolari, anche di notte, sabati e domeniche spesso non esclusi. Di più era davvero impossibile fare. E i nostri risultati?  A parte il nostro libro Nanopathology, quasi sconosciuto in Italia ma presente nelle biblioteche delle maggiori università del mondo, e a parte i nostri articoli pubblicati da riviste scientifiche internazionali, noi, soprattutto mia moglie, eravamo stati a capo di progetti di ricerca della Comunità Europea, avevamo relazionato a Londra alla Camera dei Lord, poi alla NATO (nostri capitoli sono anche presenti in tre dei loro libri), alla FAO, all’OCSE, all’ISO e a non pochi altri enti scientifici e tecnici a livello mondiale. Ora anche il Dipartimento di Stato Americano e la CIA si stanno interessando ai nostri risultati, tanto che mia moglie è ora visiting professor proprio presso il Dipartimento di Stato a Washington, questo non fosse altro che per le implicazioni che i nostri studi hanno sulla prevenzione del bioterrorismo (vedi le patologie nate dalle polveri sprigionate dal crollo delle Torri Gemelle). Nel giugno 2012 mia moglie è stata ufficialmente inserita nel piccolo gruppo dei maggiori scienziati del mondo nel campo dei materiali e dell’ingegneria. A questo si aggiungono le numerose partecipazioni a congressi specializzati. Siamo in due: che altro ci si poteva chiedere? Qualcuno ha provato a confrontare la nostra efficienza con quella delle università dove bivaccano centinaia di “ricercatori” che non hanno nemmeno le provette a disposizione? E, altra domanda, se è vero che non facevamo ricerca, come mai tutti questi enti s’interessano a noi? Ma, poi, se la Bortolani aveva qualche dubbio sulla nostra attività, perché non ha telefonato o scritto? Perché non è venuta a vedere? Perché non ha mai manifestato nulla? E Grillo? Perché si è prestato a sottoscrivere l’operazione non solo a tradimento, vale a dire senza avvertirci, senza andare alla fonte, cioè venendo a controllare di persona, così come strepita sia d’obbligo nei suoi interventi pubblici? Difficile, se si ha cervello e onestà, non porsi qualche domanda.

Ma tutto questo non conta. L’importante era e resta quello di fermare le nostre ricerche, sassolini fastidiosi che mettono a rischio l’integrità di un insieme d’ingranaggi capaci di sfornare quattrini a getto continuo. Così non ci fu nulla da fare: con una Bortolani che aveva inventato panzane vergognose per giustificare l’infamia che aveva compiuto e che aveva inventato motivazioni basate su fatti che non aveva mai avuto l’onestà almeno di controllare, con un Grillo terrorizzato da quello che lui stesso aveva combinato molto probabilmente senza che nessuno gli avesse spiegato il perché, dopo mesi di battaglia l’Università di

Urbino, infischiandosi delle lettere di tanti donatori indignati e perfino di una del sottosegretario del Ministero della Difesa (cui il rettore, mostrando tutta la sua irridente arroganza, non si prese nemmeno la briga di rispondere), si portò via l’apparecchio. Era il 22 gennaio 2010.

Da allora si sono susseguiti i proclami di chi aveva beneficiato della sottrazione del tipo “a Urbino faremo ricerche epocali, la più importante delle quali sugli armadilli.” Non sto scherzando: sugli armadilli. Il professor Stefano Papa, preside della facoltà di Scienze di Urbino e “custode” dell’apparecchio, si produsse perfino in un filmato prontamente pubblicato nel blog di Grillo (http://www.beppegrillo.it/2010/07/un_microscopio_al_servizio_dellambiente/index.html) in cui anticipava (allora erano passati già sei mesi dal “trasloco”) le meraviglie che sarebbero andate in cantiere. Tutto questo nell’entusiasmo dei grillini. Tutto questo sorretto da articoli stravaganti a firma di una certa Valeria Rossi, giornalista esclusa dall’ordine professionale (lo riferisce lei stessa) e nota ai più per aver teorizzato l’omicidio di Silvio Berlusconi di cui lei sarebbe stata l’esecutrice materiale. Inutile dire che non una parola di quei deliri rispondeva a verità e che tutto trovò puntuale smentita perfino da parte dei testimoni che lei, la sedicente giornalista, aveva citato a suo sostegno (tale professoressa Molinari e tale dott. Benedetti dell’Università di Modena) e da parte di chi, intervistato da lei (il maresciallo Domenico Leggiero responsabile dell’Osservatorio Militare Italiano) si era viste distorte le frasi pronunciate fino a ribaltarne completamente il significato. Aggiungo marginalmente che la signora Valeria non si prese mai il disturbo di andare ad Urbino a vedere il nostro microscopio addormentato mentre lei descriveva entusiasta le ricerche in corso, ricerche, inutile sottolinearlo, del tutto inesistenti. Né la signora Rossi pensò di controllare le assurdità inventate dai grillini modenesi che mai, esattamente come il loro ispiratore Beppe Grillo, ebbero il coraggio d’incontrarmi faccia a faccia a dispetto dei miei numerosissimi inviti che restano validi anche ora. Insomma, una valanga inarrestabile di letame che il personaggio ci scaricava addosso infischiandosi delle smentite palesi e di fatti che si svolgevano sotto il naso. Va da sé che, nella migliore tradizione, le porcherie restano e le smentite non le legge nessuno. Dunque, un ottimo risultato per Grillo e per la socia Bortolani, visto che tutta quella roba circola ancora in rete e per molti rappresenta “l’informazione”.

La cosiddetta “donazione” che ci aveva sottratto il microscopio era stata l’atto conclusivo di mesi di trattative sotterranee di cui noi e tutti i donatori eravamo stati tenuti rigorosamente all’oscuro come si fa quando si sta combinando qualcosa di cui non si può dire di essere orgogliosi. L’operazione si era conclusa con un atto notarile nel quale, per salvare le apparenze con un’azione di facciata, Urbino si obbligava a farci usare il microscopio “almeno una volta la settimana” (http://www.bortolanionlus.it/2009/06/30/donato-il- microscopio-all%E2%80%99universita-di-urbino/). E quell’“almeno” fu sottolineato da tanti, Bortolani inclusa, sostenendo che, in fondo, noi con il microscopio ci potevamo fare quello che volevamo.

Chiunque abbia qualche nozione diretta di ricerca, soprattutto nel nostro settore, non può non accorgersi della presa per i fondelli insita nella clausola: al di là delle sette ore di auto (quando va bene e, comunque, ad Urbino non arriva il treno) per l’andata e ritorno tra casa nostra e l’Università, la nostra ricerca non è roba da dilettanti o da universitari in attesa di pensione: si fa tutti i giorni e senza limiti di orario, di festività e di periodi di chiusura; la nostra ricerca richiede locali idonei, laboratori ed apparecchiature che

l’Università di Urbino non possiede; la nostra ricerca richiede, inoltre, personale tecnico di cui l’Università di Urbino non dispone se non in parte e, comunque, sarebbe da istruire. In aggiunta, il denaro per il mantenimento e la manutenzione dell’apparecchio Urbino, ateneo disastrato dal punto di vista economico (ma è in ottima compagnia), non ce l’ha. Insomma, un diritto quell’“almeno un giorno” graziosamente concesso a noi per salvare la faccia ma a dir poco ipocrita e ridicolo. Ridicolo e insignificante, eppure un diritto di cui non abbiamo mai potuto godere perché l’Università di Urbino, il cui rettore aveva sottoscritto la clausola, non solo non ci permise mai di usare il microscopio ma nemmeno di vederlo (http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2026-urbino-8-settembre-io-cero.html e http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2028-un-film-senza-rossori.html). Va aggiunto che non ci fu mai possibile incontrare il rettore, tale professor Pivato, o anche solo parlargli telefonicamente. Arroganza? Paura? Fate voi.

A questo punto viene naturale chiedersi perché la Onlus Bortolani non abbia invalidato quella farsa di “donazione”, stante il fatto che una clausola importantissima non era stata rispettata. Ciò che Marina Bortolani fece fu, invece, di sostenere che il microscopio stava lavorando ed era a nostra disposizione, con questo mentendo davvero al di là di ogni limite di decenza. Naturalmente la bugia, pur grossolana e




smentibile con facilità da chiunque volesse controllare, trovò credito immediato presso quello che era

diventato una sorta di “zoccolo duro” del pettegolezzo al seguito di Grillo.

Nel frattempo, però, chi non ci gradisce e non è tranquillo perché noi restiamo comunque un pericolo non se ne sta con le mani in mano.

Uno dei problemi più grandi contro cui noi continuiamo a battere il naso è quello della disinformazione che anestetizza gl’italiani. Delle nostre ricerche ben pochi avevano contezza e, quel che è ben più grave, pochissimi erano a conoscenza del perché impianti come inceneritori, centrali a biomasse, centrali termoelettriche, cementifici che bruciano rifiuti e tanti altri sistemi basati sulla combustione che diventano sempre più comuni perché sostenuti lussuosamente da leggi la cui nobiltà è a dir poco opinabile costituiscano un pericolo gravissimo per la salute non solo verso la generazione di oggi ma, molto peggio, verso quelle a venire. Così, per poter diffondere la conoscenza, mia moglie ed io, insieme con un paio di amici, fondammo una onlus chiamata Ricerca è Vita. Arrivò un po’ di denaro raccolto da donatori, in realtà ben poca roba, con cui cominciammo a pubblicare i nostri risultati, ma improvvisamente ci venne recapitata un lettera raccomandata dell’Agenzia delle Entrate che ci tolse la qualifica di onlus, con questo, di fatto, impedendo la raccolta di fondi e, soprattutto, chiudendo il ricorso al 5 per mille.

La spiegazione per quella decisione in effetti così stravagante che l’Agenzia delle Entrate ci diede fu che la onlus faceva ricerca, il che è vietato dalle leggi italiane. Al di là di tutto, stando ai fatti, ricerca la nostra associazione non avrebbe potuto materialmente farla anche se lo avesse voluto. Ricerca è Vita non aveva locali, non aveva apparecchiature, non aveva personale e non aveva mai commissionato o finanziato ricerche di alcun genere a nessuno, così come risulta evidente dai libri contabili e così come era specificato nello statuto. Guardando, poi, alle cifre di cui si poteva disporre, chiunque con un briciolo d’intendimento si sarebbe accorto che non si sarebbe potuto sostenere nessun tipo di ricerca, per elementare che questa fosse. Dunque, una stramberia, un vero e proprio insulto all’intelligenza che avrebbe dovuto essere accantonato al massimo con una risata.

Invece non fu così. Qualcuno, forse non troppo difficile da individuare almeno per ciò che riguarda l’ambito in cui si muove (http://www.quisavona.com/2010/05/21/le-anomalie-della-onlus-di-montanari/ ma forse l’esecutore materiale è qualcun altro), aveva inviato una denuncia all’Agenzia delle Entrate la quale, per carità di patria mi auguro in buona fede, senza nemmeno disturbarsi a controllare i semplici documenti contabili o anche solo ad interrogarci, cadde, spero involontariamente, nel pur rozzo tranello e bloccò l’attività della onlus, mettendo così un ulteriore bavaglio alla divulgazione dei risultati, una divulgazione che, come credo sia ormai chiaro, era troppo imbarazzante per essere consentita. Questo con tanta soddisfazione di chi lavorava per mantenere accesa la luce nera dell’ignoranza, una luce nera che significa palate di quattrini per qualcuno e sostentamento a livelli non disprezzabili per l’indotto. A margine aggiungo che, nonostante le nostre richieste, non siamo mai riusciti a conoscere ufficialmente il nome di chi ha denunciato Ricerca è Vita anche se saperlo mi pare un nostro diritto. Magari qualcuno si chiederà il perché di queste “singolarità” e perfino dei diritti negati da chi della legge dovrebbe essere tutore e garante. Come ritengo risulti evidente, non si trascura nulla perché non trapelino informazioni sgradite a qualcuno e d’impiccio per il sistema gigantesco di rapina che funziona a velocità crescente, e una condizione è quella di proteggere l’anonimato di chi è chiamato a colpire. Dopotutto i delatori di falsità sono una specialità tradizionale della casa nel nostro Belpaese e chi nei secoli ha gestito di volta in volta il potere se ne è sempre giovato.

In questi ultimi anni io ho cercato in ogni modo di avere confronti con chi ci ostacolava e ci attaccava, moltissimi dei quali - quasi tutti - al riparo di pseudonimi, una delle viltà concesse come privilegio da Internet. Com’è immaginabile, i confronti non ci furono perché chi è vile è coerente con se stesso: colpisce e scappa senza mostrare la faccia. E il confronto al quale tengo di più, pubblico o privato che sia, è quello




con Grillo. Non per la stima che potrei avere nei suoi riguardi e che è nulla, ma per il volano alla menzogna che il comico costituisce. Però il personaggio, così leonino quando strepita davanti ai suoi grillini, diventa un coniglietto terrorizzato allorché debba affrontare una persona, me in questo caso. Quando lo andai ad incontrare senza annunciarmi nel febbraio 2011 al termine del suo spettacolo di Modena, lui, attorniato da un po’ di tifosi e perfino da guardie del corpo, una delle quali mi afferrò abbracciandomi da dietro come se io fossi qualcuno che stesse attentando all’incolumità del suo cliente, balbettò un impaurito “io non c’entro!” e si diede ad una fuga goffa lasciando sul terreno ogni parvenza di dignità. Certo, lui non c’entra o, per essere più precisi, forse nessuno gli ha raccontato che cosa ha combinato prestandosi all’impresa. Dopotutto Grillo è uno strumento e basta e ad uno strumento non si devono spiegazioni. Chissà, magari il suo nome e il suo blog, nel quale tutta la vicenda è diligentemente censurata, vengono

usati a sua insaputa da chi di fatto scrive e gestisce. Il che, in fondo, conoscendo il personaggio com’è e non come appare, non è poi così assurdo come si potrebbe credere ma, anzi, sta perfettamente nella coerenza del soggetto (http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2104-maometto-in-montagna.html).

Il ragionier Giuseppe Grillo ha degl’ideali che non mi permetto di discutere: essere pubblicamente osannato indipendentemente dalla ragione, non dover pensare più di tanto e, soprattutto, fare palanche (traduco per i non genovesi: soldi). Tante palanche che devono arrivare non solo a fiumi ma anche senza sforzo perché il Nostro non è un grande faticatore.

A soddisfare i desideri dell’eroicomico ci ha pensato il già citato Gianroberto Casaleggio, uomo di enorme abilità le cui gesta e la cui filosofia si possono trovare, magari superando qualche piccola difficoltà, su Internet. C’è di che rabbrividire al cospetto di certe sue visioni del mondo condite pure di sinistre simbologie massoniche, e il brivido è moltiplicato dal saperlo persona capace. Comunque sia, Casaleggio ha costruito una rete complessa di interconnessioni oliate e perfettamente funzionali al suo lavoro, interconnessioni che fanno a pugni con ciò che Grillo strilla davanti ai suoi ragazzotti deliranti, ma che

importa? Business is business. Magari a Grillo sarebbe bastato il denaro extra che gli arriva dal blog, uno dei più frequentati in assoluto in Italia, dove ogni clic d’ingresso è una moneta nel salvadanaio del nostro

Beppe e dove un mese di pubblicità per ogni singolo inserzionista costa quanto qualche anno dello

stipendio di qualche grillino. Ma Casaleggio ha fatto molto di più: lo ha tenuto in vita come comico anche se le battute sono stantie, riciclate come sono migliaia di volte (viaggiamo ancora a “psiconano”!) e, anzi, lo ha trasformato addirittura in un uomo politico e in un tuttologo riverito, capace di addentrarsi arditamente e spericolatamente nell’economia, nella scienza e nella tecnologia. Tanto per non citare che un esempio di Grillo scienziato, era il febbraio 2010 e, nel corso delle riprese cinematografiche di un documentario (Sporchi da Morire, regia di Marco Carlucci), io visitai l’inceneritore di Vienna dove intervistai il vicedirettore tecnico e l’addetta alle relazioni esterne. Parlando del più e del meno, questi mi raccontarono della visita di un italiano a loro sconosciuto svoltasi giusto il giorno prima. In traduzione, l’aggettivo che gli attribuirono fu “bizzarro”. Costui, l’italiano bizzarro, mise subito in chiaro che non aveva troppo tempo da dedicare, mitragliò un piccolo campionario di enormità “scientifiche” e tolse il disturbo, lasciando gl’interlocutori a metà strada tra lo sconcerto e l’ilarità. Poco tempo dopo, in un comizio in Piazza Grande a Modena, sentii Grillo parlare di quella visita (naturalmente il personaggio “bizzarro” era lui) affermando che a Vienna l’avevano chiamato i viennesi (!) per fare le pulci all’impianto, cosa che, nella sua versione degli avvenimenti, aveva fatto lasciando tutti senza parole. Il che, da un certo punto di vista, risponde al vero perché a Spittelau, dove sta l’inceneritore, non uscirono parole di commento ma solo risate. E per vederlo in veste di tecnologo, eccolo al palasport gremito in veste di sponsor della pallina magica da mettere in lavatrice per fare il bucato senza detersivo o della fotocopiatrice per solidi con cui riprodurre nientemeno che un fischietto, un accessorio che potrete ricevere comodamente a casa vostra con la modica cifra di non ricordo quanti Euro e che non può mancare ad ogni grillino degno di quel nome. Oppure eccolo cantare le lodi di un aggeggio con cui sollevare una pallina grazie alla sola forza del pensiero, uno strumento che a me, lo confesso, sarebbe stato utilissimo per riparare alle conseguenze anatomiche di averlo visto esibirsi a quei livelli.

Ma al centro degl’interessi del nostro comico, oltre al culto della propria personalità, ci stanno i quattrini. Uno tra gli episodi: nel giugno 2006 si fa una manifestazione pro-microscopio a Reggio Emilia (Saucerful of Secrets 2006, http://chitarre.accordo.it/articles/2006/05/4760/saucerful-of-secrets-2006-concerto-di- beneficenza.html) alla quale partecipano personaggi dello spettacolo come, tra gli altri, Biagio Antonacci e Gino Paoli. Un gruppo di ragazzi di Milano insieme con un altro di Bologna propone di filmare la giornata e ricavarne un DVD da distribuire per raccogliere fondi destinati, appunto, al microscopio allora ancora da acquistare. Grillo assicura verbalmente il suo assenso. Una firma? Non vi fidate di me? I ragazzi arrivano con tanta attrezzatura in parte prestata e in parte noleggiata, registrano immagini e suoni, lavorano qualche mese e confezionano i DVD con tanto di regolare bollino della SIAE. È tutto pronto ma… Ma all’ultimo momento, a DVD pronti e impacchettati, Grillo ritira il suo consenso (consenso verbale perché tra gentiluomini…) e si giustifica con me dicendo che, vedi mai, chi compra quel dischetto (un migliaio di copie) poi potrebbe anche non comprare il suo (centinaia di migliaia di copie) dove lui ha la sua giusta percentuale. Grillo, nato miliardario in Lire e ora milionario in Euro, non può mica rischiare di morire di

fame con moglie, ex compagna e quattro figli (lui ne dichiara sei) per un microscopio e per un branco di ragazzotti che ci hanno rimesso del loro! In fondo, ognuno deve guardare a casa propria e la famiglia viene prima di tutto. Per informazione, un po’ della manifestazione si trova documentato all’indirizzo http://vimeo.com/13817533. Chi ha curiosità potrà vedere al minuto 8 e 40 l’avvocatessa Bortolani che afferma tutto quanto poi dichiarerà di non avere mai affermato, testimoniando, così, la sua capacità di mentire e di ricevere credito da chi, alla Grillo e come Casaleggio pretende, non si preoccupa di controllare.

A corollario, la manifestazione fu un fiasco perché tutti i cartelli indicatori vennero tolti non si sa da chi e non poche persone venute da fuori Reggio non riuscirono a raggiungerci. Poi, per essere più sicuri, quelle stesse persone misteriose si piazzarono all’imbocco della non proprio breve strada di campagna che conduceva al luogo avvisando chi arrivava di non proseguire perché tutti i posti erano esauriti.

Naturalmente noi che eravamo sul posto, impegnati nell’evento, non ci accorgemmo di nulla. Restò qualche soldo di debito che io personalmente saldai.

È cosa ovvia che tutti i regimi assoluti, di qualunque sorta essi siano, si trovino ad affrontare un’opposizione, ed è strategia conosciuta da sempre che l’opposizione ideale, addirittura desiderabile, è quella che il regime si allestisce da sé.

Prendiamo a titolo d’esempio - uno tra i tanti possibili - l’aspetto “ecologista” del Movimento Cinque Stelle. Si fanno proclami il cui ingrediente principale è una demagogia che sarà pure grezza e triviale ma che è efficacissima, e grazie a questa si raccolgono tutti i giovani o i meno giovani di buona volontà che non vogliono - e mi riduco ancora ad un solo esempio tra i tanti possibili - che s’inceneriscano i rifiuti. Li si circoscrive, li si irregimenta e si dà ad intendere loro, ipnotizzandoli a suon di decibel e di mantra, che ci si sta battendo per quel fine. Tutti insieme fino alla vittoria. Quelli, molti – non tutti – in buona fede, sono entusiasti, stretti intorno al loro scoppiettante lìder maximo e ai suoi “scienziati” che non hanno altra possibilità se non fare dei copia-incolla da Internet e rifarsi ai nostri studi e a quel po’ (spesso pochino) che ci hanno capito. Un gran subbuglio, ma, se si va a controllare, non un solo inceneritore è stato fermato dal Movimento: risultato zero come si voleva e la “meglio gioventù” neutralizzata nell’illusione di stare combattendo. Ecco la maniera più facile e sicura per essere funzionali al regime, un regime, sia chiaro, che è assolutamente trasversale in quella che noi italiani, con tenera ostinazione, continuiamo a chiamare “politica”, un regime dove comandano le multinazionali, le banche (interessante è l’allergia acquisita da Grillo per il signoraggio un tempo suo cavallo di battaglia), la mafia in tutte le sue differenziazioni e, soprattutto, dove corrono fiumi di denaro in barba alla crisi economica più grave da chissà quanti anni e, a mio parere, irreversibile. Naturalmente la tecnica impiegata per l’ecologia funziona per qualsiasi altro campo d’applicazione: quell’“opposizione” è chiassosa e vistosa ma, sotto la crosticina, è del tutto fasulla e inoffensiva come, poi, è nata per essere. In aggiunta c’è pure un effetto collaterale che non dispiace affatto a Casaleggio e soprattutto a Grillo: si fanno soldi. Si è continuato per un po’ a riempire i palasport con spettacoli ritriti che altrimenti sarebbero disertati dal pubblico, infarciti come sono di “imprecisioni” (mi limito definirle così), di arlecchinate da miles gloriosus e, soprattutto, visto che si va anche per divertirsi, di battute fruste che io ho sentito regolarmente ad ogni uscita di Grillo dei tempi della nostra “collaborazione” e che restano in servizio. Si organizzano manifestazioni “oceaniche” come la “Woodstock” di Cesena dove ci si fa una pubblicità enorme, si mantiene vivo il personaggio e - perché no? - si vende ciarpame e paccottiglia a prezzi d’affezione con l’obbligo morale di acquisto, altrimenti che grillino sei?. E poi, magari ricorrendo a trucchi (vedi quello scoperto dal prof. Marco Camisani Calzolari) si gonfiano gl’ingressi nel blog e la pubblicità lì diventa sempre più pregiata. Palanche!

Perché Casaleggio ha scelto Grillo? Chi meglio di lui avrebbe potuto interpretare la parte? Non credo esista venditore porta a porta di aspirapolvere più attrezzato e nessuno cui affidare la classica vendita di frigoriferi al Polo Nord che possa competere. A volte, magari, esagera, ma spesso, quasi sempre, resta del tutto impunito. Capitò in varie occasioni di avere insieme incontri con le cosiddette autorità. Capitò con il sindaco di Genova Giuseppe Pericu, capitò alla Provincia di Savona, capitò alla Provincia di Salerno, capitò al

Comune di Reggio Emilia. In ognuno di quei casi Beppe venditore sparò una serie di corbellerie

“scientifiche” che mi facevano gelare il sangue. Ma niente paura: le “autorità” erano ignoranti quanto lui, da brave provincialotte erano eccitate dall’onore d’intrattenersi nientemeno che con Beppe Grillo e la conversazione si trasformò sempre e subito in una sorta di hellzapoppin’ se non altro innocua perché tutte quelle sciocchezze sarebbero state dimenticate in un attimo. Fu solo al Comune di Pavia che ci fu qualche piccola contrarietà quando il presidente del consiglio comunale mi avvicinò discretamente per ringraziarmi della mia conferenza e per rammaricarsi del tempo che Grillo aveva fatto perdere con le sue bestialità, molte delle quali, in un certo senso per fortuna, completamente fuori tema.

Insomma, Grillo è personaggio ideale per smerciare patacche, e quella che potrebbe essere la speranza giovane nostrana, in cerca di una guida in questo panorama ben poco consolante, rappresenta il compratore (compratore a tutti gli effetti) ideale.

Quanto durerà tutto questo? Durerà fino a che Casaleggio reputerà che Grillo gli sarà utile, e Casaleggio non sbaglierà. Poi la strategia cambierà non fine, perché i clienti di Casaleggio resteranno quelli, ma connotazione, e dei ragazzotti delle Cinque Stelle si perderanno probabilmente le tracce, comprese quelle meteore che ora siedono nei consigli comunali o regionali, a volte rimediando figuracce che avrebbero fatto arrossire i protagonisti della cosiddetta Prima Repubblica (vedi le “secondarie” in Emilia-Romagna http://yespolitical.com/2010/04/24/mov-5-stelle-emilia-romagna-la-faida-dopo-le-elezioni/). Le meteore scompariranno a meno che non siano leste a riciclarsi altrove, persino nella Lega come è già stato il caso a Modena a scarico avvenuto per ammutinamento, un ammutinamento innescato dal regime di ferrea dittatura vigente nel Movimento dove ogni dissenso, anche al cospetto di episodi che, pur nella loro tutto sommato innocua miseria, non avrebbero sfigurato nell’Argentina dei desaparecidos o nella vecchia URSS stalinista, è bandito.

Ma delle Cinque Stelle è opportuno che si occupi un sociologo, certo di trovarci materiale per tanto studio.

Passa un anno e mezzo e il microscopio finito a Urbino resta spento senza, ovviamente, che noi possiamo usarlo quella volta la settimana (almeno) sancita da quel capolavoro d’ipocrisia che è l’atto di donazione. Nessuna sorpresa se i grillini, grottescamente sì ma coerenti con loro stessi, continuano a sostenere, spesso a suon d’insulti al mio indirizzo e naturalmente senza mai essersi preoccupati di controllare direttamente, che quella è una cornucopia di risultati scientifici. A nulla vale l’intervento del prof. Pietro Gobbi, incaricato dal rettore di occuparsi della questione, che dichiara senza giri di parole quella che è la triste verità, cioè che quell’aggeggio è sempre stato fermo e nemmeno gli armadilli hanno ricevuto l’attenzione promessa. Ai grillini non interessano i fatti e l’unico impegno è quello religioso di spalleggiare il loro santone, indipendentemente da tutto. Questo alla faccia del microscopio che noi “sottoutilizzavamo”!

Insomma, le ricerche strombazzate e la messa a disposizione dell’apparecchio a “tanti ricercatori” si sono rivelate nient’altro che le bufale che ci si dovevano aspettare e che io avevo immediatamente e facilmente previsto, il tutto in perfetta linea con ciò che ci si era proposti con la “donazione”: imbavagliare la ricerca. Per chi ha voglia di controllare quanto scrivo legga http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2275-un-insolito-concetto-di-dignita.html (di cui vanno letti i commenti). L’autore è il sunnominato prof. Pietro  Gobbi, persona irreprensibile, chiamato dal giudice Andrea Rat del tribunale di Reggio Emilia a rispondere degli avvenimenti facendo le veci del rettore che “aveva tanto da fare”. Molto onestamente il prof. Gobbi (beh, finalmente ci siamo imbattuti in un Uomo) ha ammesso che all’interno dell’Università c’erano molti pareri contrari all’acquisizione del microscopio, e tutti esattamente per i motivi, più che ovvi, che ho sempre denunciato io e che si sono puntualmente avverati senza alcuna eccezione. Altra onesta ammissione è quella che non si è prodotto nulla e che i patti nei nostri riguardi (uso “almeno una volta la settimana”) sono stati del tutto disattesi. Marina Bortolani, presente alle affermazioni del professor Gobbi, non ebbe mai il coraggio e la dignità di prendere la parola e se ne stette seduta con lo sguardo perduto nel vuoto. In fondo, il suo dovere l’aveva fatto e tutto era andato per il verso giusto: la ricerca era stata imbavagliata e, con ogni evidenza, il gioco valeva tranquillamente la candela. Dignità? Qui si sta parlando d’altro.

Ma la vicenda non finisce qui. Non sapendo più che pesci pigliare di fronte a qualcosa di così imbarazzante

e che non poteva più reggere, l’Università di Urbino ha ceduto in comodato gratuito, naturalmente sempre a nostra insaputa, l’apparecchio all’ARPAM di Pesaro, dove ARPAM è la versione regionale marchigiana di ARPA, uno dei tanti carrozzoni che si dovrebbero occupare della protezione dell’ambiente così come dovrebbero fare tanti altri enti all’incirca in fotocopia, dalle USL agl’istituti d’igiene provinciali, dall’ISPRA alle Guardie Forestali ai Carabinieri del N.O.E. e chi più ne ha più ne metta (http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/1949-per-fortuna-che-larpa-ce.html). Va da sé che, per giustificare la loro esistenza, ognuno di loro si differenzia per qualche sfumatura dall’altro. Ma che farà l’apparecchio a Pesaro? Cercherà l’amianto nei manufatti.

Senza voler fare della fin troppo facile ironia paragonando quell’impiego alle nostre ricerche a dir poco innovative su cancro e malformazioni fetali, dal punto di vista tecnico un microscopio sofisticato come il nostro è del tutto sprecato se è l’amianto negli oggetti ciò che si vuole cercare. Un SEM, di gran lunga meno costoso e meno delicato, avrebbe perfino potuto dare risultati migliori e per quel tipo di microscopio il denaro (all’incirca 250.000 Euro) era già stato messo a disposizione della sede ARPAM di Pesaro. Ma, a questo punto, la cosa fondamentale per chi si nasconde dietro Grillo era impedire la nostra ricerca e poco importa il risvolto tecnico di cui, tutto sommato, sono ben pochi a capire qualcosa. Ecco, allora, ancora una volta la criticità di conservare una sana ignoranza nel grande pubblico. Così l’ARPAM di Pesaro si ritrovò in casa un apparecchio tutt’altro che ideale per le loro necessità e i donatori si ritrovarono gabbati per la seconda volta.

In questa tragicommedia una chicca comica alla vicenda l’ha regalata il professor Stefano Papa, il già citato preside urbinate destinatario del microscopio. Il 9 giugno 2011 Il Resto del Carlino ospita in edizione modenese una sua intervista in cui dice che l’apparecchio è stato trasferito a Pesaro per agevolarci, essendo Pesaro più raggiungibile da Modena di quanto non lo sia Urbino. Per di più - dice Papa - la sede ARPAM è esattamente di fronte alla stazione ferroviaria (3 km come da mappa Michelin). Quanto al suo uso, – continua Papa – ad Urbino lo hanno acceso ben due volte (senza calibrarlo!): quando è arrivato all’Università e quando è partito per Pesaro per vedere se desse segni di vita. In un anno e mezzo prima dello sbolognamento bisogna ammettere che l’attività è stata davvero frenetica.




Ma nessuno tema: Urbino si è riservata l’uso dell’apparecchio ora a Pesaro per la bellezza di due giorni la settimana, uno dei quali ceduto a noi. Resta misterioso quali ricerche si possano fare disponendo del microscopio solo per quelle poche ore, ma, come si suol dire, le vie del Signore sono infinite. Comunque sia, da quando, a metà dicembre 2011, davanti al giudice ci è stato graziosamente concesso il diritto (che ci spettava fin dal primo momento) di usare lo strumento “almeno una volta la settimana” mia moglie va a Pesaro sobbarcandosi sette ore e mezza di viaggio e, naturalmente, dovendo sottostare agli orari e ai calendari ARPAM che sono quelli di un ente pubblico. Se noi usavamo quel microscopio tranquillamente anche durante i finesettimana o in piene vacanze di Natale, beh: ora non è più possibile.

Nel frattempo, smentiti e svergognati dai documenti, dai fatti e dalle stesse ammissioni dell’Università di Urbino, Grillo, la Bortolani (che l’11 settembre 2009, nella sua ineffabile comicità scrisse di avermi denunciato per una bella serie di reati naturalmente fantasiosi, http://www.bortolanionlus.it/2009/09/11/denunciato-il-sig-stefano-montanari-per-diffamazione-e- ingiurie/), la “giornalista” Rossi e centinaia di grillini tacciono. Uomini come sono e come non perdono occasione di dimostrare di essere, nessuno di loro ha pensato di pubblicare una riga di scuse o anche solo di scrivermi personalmente senza pubblicità. Del resto, è difficile uscire dal proprio DNA.

Domanda: perché io mi sono fidato di Grillo e della Bortolani? Di Grillo perché ero cascato anch’io nel tranello di crederlo persona coerente con ciò che strillava. Della Bortolani perché sono un ingenuo e credo sempre nella buona fede altrui. Poi ho continuato in qualche modo a fidarmi o, meglio, a dovermi fidare, perché io cominciai a rendermi conto che qualcosa non andava solo tardi, a raccolta fondi ampiamente in corso, e non avevo nessuna possibilità d’invertire o anche solo di modificare la rotta. Che cosa sarebbe accaduto se io, nel bel mezzo dell’impresa, avessi detto pubblicamente che Grillo era inaffidabile e che delle donazioni pervenute io non avevo traccia? Del fatto parlai tante volte con mia moglie e insieme decidemmo di rischiare perché avevamo delle ricerche importantissime in corso e perché troppa gente abbandonata dalle istituzioni continuava (e continua tuttora) a chiederci aiuto. Se fossimo stati fortunati… Ma fortunati non fummo.

Ora la domanda più scontata è “perché il voltafaccia di Grillo?” La risposta più semplice è: all’inizio io ero un’attrazione per il suo spettacolo, la raccolta fondi gli faceva una bella pubblicità e, per di più, io ero gratis. Fu solo quando Casaleggio si accorse, e c’impiegò – in questa ipotesi - almeno un paio d’anni, che io potevo essere d’intralcio al progetto “politico” e, cosa molto più importante, quando si accorse che noi non eravamo personaggi folcloristici da palasport ma scienziati veri che producevano dati molto scomodi per certi interessi, oltre a sfornare risultati sempre più vistosi a livelli alti che il gruppetto corse ai ripari. Allora non si  poté fare altro che imbavagliarci di nuovo, tornando alla casella zero del gioco dell’oca. E zero significava, nella soluzione più semplice, portarci via lo strumento di ricerca.

Questa, però, è solo una delle possibili risposte. Un’altra – e conoscendo l’intelligenza di Casaleggio non è poi così peregrina ed è, a mio parere, quella corretta – è che non ci sia stato nessun voltafaccia e tutto il giochetto fosse allestito in anticipo. Il solo episodio iniziale di Incerti e della Bortolani capitati apparentemente senza invito alla tavola di ristorante di Grillo e mia senza che Grillo facesse una piega è quanto meno strano e adesso, a cose fatte, ha tutta l’aria di qualcosa di preparato. Noi restiamo senza lo strumento di ricerca e Grillo si offre di fare in modo che questo sia sostituito. Noi ci fidiamo di lui mettendoci in quel modo completamente nelle sue mani, o, meglio, in quelle di chi lo “consiglia”, cosicché chiunque sia a tenere i fili - Casaleggio o qualcuno di cui non abbiamo mai visto la faccia - può manovrare come vuole e noi ci precludiamo altre strade possibili. Alla fine il microscopio arriva e questo, come da progetto, ci viene sottratto lasciandoci non solo nelle condizioni precedenti ma in condizioni peggiori per il tempo sprecato e per le occasioni bruciate. La campagna di denigrazione allestita con tanta solerzia e pure con tanta audacia perché le idiozie erano tali e tante che avrebbero potuto destare sospetto in chiunque fosse dotato di un intelletto anche appena normale doveva servire proprio a precluderci altre possibilità, oltre a servire da giustificazione per un’impresa oggettivamente ingiustificabile. Attraverso questa campagna, di cui la sedicente giornalista Valeria Rossi era la penna, il popolo dei grillini viene “informato” delle nostre “malefatte” in modo da sbarrarci ulteriormente la strada. E così, sulla base d’invenzioni che non avrebbero ingannato un bambino e sulla cui attendibilità nessuno si è mai dato la pena di controllare, noi siamo trasformati nei “nemici”, nemici di cui, però, curiosamente si usano i risultati (vedi tanti siti grillini) che dall’altra parte si negano, quanto meno asserendo comicamente che noi non lavoravamo. Già: come si fa ad ottenere risultati senza fare nulla? Ma i grillini non si pongono domande.

Comunque sia, i fatti sono che Grillo ci ha sottratto il microscopio che era stato acquistato per noi e che tutto quanto aveva promesso ai donatori è svanito nel nulla.

Ora devo ammettere che Casaleggio è un maestro di psicologia delle masse, perché nessuno che non abbia le sue capacità avrebbe potuto manovrare una vicenda così palesemente insostenibile. Nella sua audacia perversa, il fidare tanto arditamente nell’ottusità di un’enorme quantità di gente e nell’efficacia di una censura alla Orwell in una società che dispone, almeno in teoria, di una quantità immensa di fonti d’informazione è assolutamente ammirevole. E anche adesso che le cose sono di un’evidenza indiscutibile, il magico Gianroberto ce la fa a reggere tutta la burattinata in equilibrio e la stragrande maggioranza dei grillini resta convinta della veridicità delle menzogne sparate da Rossi, Bortolani, Toni, Papa, ecc., ignorando che sono state smentite una per una senza possibilità di discussione e che nessuno di costoro ha il coraggio di presentarsi ad un confronto pubblico con me, documenti alla mano. Io stesso continuo a ricevere citazioni delle esternazioni di quei personaggi come se si trattasse di accuse che m’incastrano invece di colpi di zappa sui piedi di chi quelle idiozie infamanti ha sparacchiato e ora se ne sta vigliaccamente acquattato.

Lo sfuggire ad ogni confronto, poi, è un’ulteriore trovata geniale di Casaleggio. Tattica non certo nuova ma terribilmente efficace. Conoscendo perfettamente la levatura intellettuale dei suoi fedeli e la loro incapacità critica, almeno per i pochi che, nonostante la censura ferrea attuata, erano in qualche modo al corrente della vicenda, le posizioni non potevano che essere, come sono state, due: una, quella di chi in altri tempi avrebbe indossato la camicia nera o, più recentemente e in luoghi diversi, la divisa di Guardia Rossa, è “se Beppe l’ha fatto, avrà avuto le sue ragioni”. L’altra, quella dei “saggi” del gruppo: “abbiamo sentito solo Montanari. Adesso aspettiamo di sentire la campana di Beppe.” Una campana che, ovviamente, attesa ormai da anni, non rintoccherà mai. E così, per i grillini resterà eternamente tutto sospeso in attesa di giudizio. Indottrinati come sono, tristemente privi di onestà intellettuale, nessuno di loro si chiede come mai il confronto venga chiesto da me che, secondo loro, sarei il colpevole, mentre quello che, sempre a loro parere, è dalla parte della ragione, scappa. Qualcuno potrebbe chiedersi come si faccia ad essere tanto ottusi, ma dai grillini a tutto tondo, quelli su cui Casaleggio giustamente confida, non verrà mai il pericolo innescato dall’intelligenza, e il loro bisogno di credere ciecamente in qualcosa, indipendentemente dalla sua credibilità obiettiva, è un’esca formidabile. Vero è che, di tanto in tanto, qualcuno di loro si sveglia e piccoli gruppi interi, per esempio quello di Barletta, chiudono i rapporti con Grillo, ma lo zoccolo duro resiste imperterrito anche di fronte alle evidenze più lampanti. In fondo la fede vera funziona così e poter disporre di un esercito di automi è una forza che qualunque generale desidererebbe.

Intanto ogni giorno che passa è un giorno di ricerca imbavagliata e, dunque, un giorno guadagnato per chi ha interesse a che il bavaglio non si sciolga. E, se si vuole un’ulteriore prova, piccola ma rivelatrice, della capacità di raziocinio di questi ragazzotti, basta rifarsi ad un testo ripreso da decine di siti Internet in cui mi si accusava di non essere riconoscente a Grillo “per tutti i sacrifici che aveva fatto per me”. Secondo la signora autrice di quello scritto, quella Sonia Toni già citata che di Grillo fu la compagna, io dovrei essere riconoscente a chi mi ha fatto lavorare come un forzato per un anno a mia cura e spese per dargli lustro e, in definitiva, per convogliare altri quattrini su di lui avendo contribuito a riempire i palasport e ad aumentare gl’ingressi in quella cornucopia che è il suo blog. Riconoscente a chi, poi, si è appropriato, per di più con le desolanti modalità descritte, del frutto di tanto lavoro. Riconoscente a chi sta prestando la sua “immagine” (virgolette d’obbligo) a coloro che stanno devastando il Pianeta. Certo, Grillo non ha gittate planetarie e fuori di questo ormai ben poco nobile stivale è un perfetto sconosciuto, ma ogni tessera del mosaico ha la sua utilità. Se questa tale autrice di un testo così evidentemente dissennato lo faccia o lo sia è cosa che lascio al giudizio di chi mi legge e avrà la pazienza di leggere la prosa della Toni. Rimane il fatto che migliaia di grillini hanno applaudito entusiasti a questa pur grottescamente bislacca specie di fatwa che mi ha colpito. Dopo più o meno un paio d’anni durante i quali le insensatezze della signora Toni hanno imperversato in rete (http://www.youtube.com/watch?v=55z_KTXTIEU) ho deciso di rispondere. L’ho fatto (http://it- it.facebook.com/notes/assne-vita-al-microscopio/replica-di-montanari-alle-menzogne-piene-di- dignit%C3%A0-di-sonia-toni-moglie-di-bepp/344753548886546) aspettando tanto tempo per varie ragioni: una è l’affetto che provo per questa signora, un persona che non ha avuto felicità dalla vita, un’altra è che le stupidaggini riportate in quel testo sono così palesi che non mi pareva meritassero attenzione, e l’ultima è che non avevo dubbi sul fatto che tutte quelle bugie si sarebbero smantellate da sole, cosa che è

regolarmente avvenuta, pur nell’indifferenza dei grillini che, disinformati come devono essere, continueranno

ad imbracciare le armi quando la guerra è finita da un pezzo.

Tornando a Casaleggio, altra mossa abilissima messa in atto e riuscita proprio perché lui conosce alla perfezione i suoi polli fu quella di attuare un censura implacabile sul blog intestato a Beppe Grillo anche se dubito che Grillo ci abbia mai scritto una riga o una riga abbia mai letto. Ogni volta che qualcuno inviava un commento che contenesse parole chiave come microscopio o Montanari, il testo non veniva pubblicato. Ci provai anch’io insieme con un grillino “ribelle” a spedire qualche commento e con lui costatai l’aborto. Lui ed io tentammo ancora scrivendo Montanari con ogni lettera inframmezzata da un punto e, sorpresa!, la pubblicazione avvenne. Manco a dirlo, il tutto durò lo spazio di un mattino e anche quel commento in qualche modo clandestino fu rapidamente cancellato. Come in ogni dittatura che si rispetti - e pur con le debite proporzioni la creatura di Casaleggio dittatura è – è del tutto indispensabile che i sudditi del caro leader ricevano informazioni filtrate, aggiustate o, se è il caso, non ne ricevano affatto. Questo perché a qualcuno non salti in mente qualche dubbio, nella cui eventualità è pronta l’espulsione. E la creatura di Casaleggio è talmente ben riuscita che i disinformati non solo non sanno di esserlo, ma sono convinti che a loro arrivino notizie evase da chissà quali censure. Tanto di cappello.

Grillo? Quando dopo lo spettacolo di Modena mi scappò pigolando “io non c’entro”, non aveva completamente torto. Lui era e resta semplicemente uno strumento di un’impresa di cui non era e non è nemmeno ora del tutto al corrente e, in fondo, per quell’impresa, a fronte di successi economici non trascurabili, è stato usato e basta. Dunque, pretendere da lui una spiegazione razionale e documentata o, ancor di più, pretendere che si confronti con me non può reggere. Che potrebbe dire? E poi, come don Abbondio, se uno il coraggio non ce l’ha, mica può darselo. E poi, ancora, chi lo conosce sa che Grillo non riesce bene a capire che cosa gli stia dicendo l’interlocutore. Chi l’ha visto già qualche anno fa fuggire dallo studio TV di La7 di fronte a qualcuno che gli poneva domande sa di che cosa parlo (http://www.haisentito.it/articolo/beppe-grillo-scappa-da-exit-programma-di-ilaria-d-amico/14253/). Io, nei miei pochi tentativi di conversare con lui quando ancora si “collaborava”, mi sono sempre sentito

rispondere con brani del suo spettacolo, l’unica cosa che sappia emettere con continuità e che lui indossi come il grigio che sta su tutto. Comunque sia, se Grillo vuole smentirmi, l’invito ad un confronto resta sempre aperto.

In questa farsa tragica si sono affiancati a Grillo altri personaggi. La mitica Valeria Rossi, sedicente giornalista che inventò di sana pianta fatti e prove, che rifiutò ogni confronto e che non volle mai andare ad Urbino a rendersi conto delle squallide idiozie che andava scrivendo perché lei non aveva bisogno di controllare: le cose le sapeva per illuminazione divina. Ora, a cose rese palesi addirittura dall’Università di Urbino, questo personaggio la cui moralità lascio giudicare ad altri, questo personaggio che mortifica l’informazione, questo personaggio che, con la sua sventatezza, ha fatto tanto male è svanito. Il fango che voleva o, più probabilmente, doveva tirare l’ha tirato e, dunque, il suo dovere l’ha fatto. Alla prossima.

Figurante di questo ben poco onorevole palcoscenico, Sonia Toni. Non voglio infierire perché non mi va e perché sarebbe troppo facile. Le bugie che ha raccontato sono avvilenti e suscitano tanta pena, così come pena suscita il suo mendicare consensi tristemente caratteristico di chi è solo. L’ho già detto: per lei provo affetto perché ne conosco l’infelicità. Mi auguro solo che la parola “dignità” sia pudicamente cancellata da quel testo che la signora ha affidato ai pettegoli della rete e che di degno non ha nulla. Sarebbe bellissimo, poi, e lo sarebbe soprattutto per lei, che Sonia capisse che fare del male non solo non ha dignità ma acuisce l’infelicità propria.

Marina Bortolani: impossibile definirla. Presidentessa di una curiosissima onlus che piange calde lacrime sui condannati a morte (quelli statunitensi, non quelli di altre nazioni) e se ne infischia dei bambini che le schiattano a due passi da casa o di quelli che nascono con le fattezze di un mostro. Lasciando perdere le bugie infamanti che ha partorito sul mio conto, lasciando perdere le denunce misteriosamente fantastiche a mio carico che ha inventato e che la Rossi non solo riprese come fossero uscite da una persona attendibile ma addirittura provvide a gonfiare per numero, lasciando perdere le scempiaggini che ha sparato sull’uso del microscopio ad Urbino, lasciando perdere l’uso disinvolto delle donazioni che non erano certamente destinate dove sono poi finite, lasciando perdere i misteri bancari, quello che ha fatto contro chi non se la passa proprio bene in termini di salute, per di più facendolo sempre di nascosto, è qualcosa che qualcuno prima o poi dovrà valutare in termini di giustizia, terrena o non che questa sia. Incidentalmente sono pure venuto a scoprire, semplicemente leggendo lo statuto della sua onlus, che non avrebbe potuto essere l’intestataria del microscopio ma, evidentemente, il gioco, per rischioso che fosse, valeva la candela. Un augurio anche a lei è che capisca quanto male ha fatto e, in qualche modo, tenti di riparare, anche se riparare davvero non sarà più possibile. Io posso perdonala per le perfidie che ha fatto a me, ma non posso certo permettermi di perdonarla per il male che ha inflitto ad altri. Se può, se ha il coraggio, se ha la dignità, se ha un barlume di moralità, provveda almeno a chiedere pubblicamente scusa raccattando l’umiltà che non ha mai avuto.

I grillini? Ne ho conosciuti parecchi. Come per giocare a golf, per essere grillini non è indispensabile essere

stupidi, però l’esserlo aiuta. Aiuta Grillo, naturalmente, e ancor di più aiuta Casaleggio che non sulla qualità

– una caratteristica ingombrante - ma sul numero basa la sua strategia. Ma la cosa più stupefacente è che non sono tutti stupidi. Eppure, molti di coloro i quali non sono in anestesia totale riescono in qualche modo se non a giustificare il comico a cancellare la porcheria che ha commesso. Riescono a cancellare la sua imbarazzante mancanza di coraggio dimostrata ogni giorno scappando pieno di spavento all’idea di confrontarsi faccia a faccia con me per illustrare il perché del suo comportamento. C’è chi tenta maldestramente di liberarsi dall’imbarazzo evidente sostenendo l’insostenibile, cioè che le Cinque Stelle non abbiano nulla a che spartire con Grillo la cui effigie compare sui simboli del partito. C’è chi, e credo siano i più, non sa niente della vicenda stante l’efficientissima censura vigente. E c’è chi, per fede, si fa complice del comico. In ogni caso, qualunque sia la tipologia del grillino, siamo di fronte ad una ben triste prospettiva per chi si aspettava da quel gruppo un colpo di reni per liberarci dallo stato di putrefazione in cui versa la nostra cosiddetta “politica”. Personalmente sono convinto che, mettendo da parte gl’imbecilli e la teppaglia, dai grillini si potrebbe ricavare un gruppo, certo molto meno numeroso, ma di qualità. Un gruppo che potrebbe tentare di prendere le redini di questo nostro paese ormai in corsa accelerata verso il suicidio. Ma per un’impresa del genere occorre riappropriarsi della propria volontà, del proprio raziocinio e della propria morale, cosa tutt’altro che facile dopo che si è subito un lavaggio del cervello come hanno subito loro. Ad oggi nessuno di loro ha avuto il coraggio, l’onestà e la dignità d’incontrarmi portando delle prove documentali. Tutto quanto quei ragazzi hanno a disposizione è la testimonianza incontrollata (ma che importa?) di uno che ha sentito dire da uno che ha sentito dire da uno che ha sentito dire… Nulla di quanto è chiaramente documentato è preso in qualunque considerazione. Anzi, è tutto rigorosamente ignorato perché così vuole una fede che non tollera domande o, men che meno, dubbi. I parlamentari a cinque stelle, e sono tanti, sono tutti perfettamente al corrente della porcheria del microscopio e qualcuno di loro l’ha addirittura vissuta in prima persona. Nonostante ciò tacciono tutti, complici tremebondi.

Da ultimo i mezzi di cosiddetta “informazione”. Per chi valuta la libertà di stampa e l’indipendenza dei media l’Italia occupa una posizione di classifica più bassa di quella del Cile, del Benin e della Namibia, ma non sono sicuro che la realtà non sia peggiore. Tanto per restare a noi, nessuno ha fatto davvero informazione sulla vicenda del microscopio, una vicenda che altrove avrebbe occupato le prime pagine e messo a nudo Grillo, se mai un Grillo possa esistere altrove, esponendolo alla gogna. Il perché è presto detto: “politici”, faccendieri, imprenditori con i soldi altrui e informatori di professione mangiano tutti alla stessa tavola e noi, con le nostre fastidiose ricerche, di quella tavola disturbiamo la tranquillità e la ricchezza. I media sopravvivono perché i “politici” li fanno sopravvivere e perché c’è chi compra spazi pubblicitari e non siamo certamente noi, noi intesi come popolo e basta, quelli che possono avere influenze politiche o possono valersi della (costosissima) pagina di pubblicità. Quindi, meglio lasciare che Casaleggio con la faccia di Grillo, funzionale com’è al sistema, sopprima la nostra ricerca e, magari, reagire nella maniera più asettica: tacendo. A riprova di quanto affermo c’è un fatto incontestabile: i partiti che dovrebbero essere gli oppositori delle Cinque Stelle si sono sempre ben guardati dal mettere Grillo con le spalle al muro per una vicenda oggettivamente vergognosa che costituisce un ingombrante scheletro nell’armadio. Il che è assolutamente ovvio perché imbavagliarci fa comodo a tutti.

Io? Io ho stigmatizzato la stupidità dei grillini e di tutti coloro che, in qualche modo, Cinque Stelle o no, prestano fede a Grillo, ma che cosa dovrei dire di me stesso? Cornuto e mazziato. Dunque, oggettivamente più stupido di loro. Ho lavorato come uno schiavo per un anno pagandomi pure tutto e l’ho fatto per comprare un apparecchio che, dopo un coma di un anno e mezzo ad Urbino, ora se ne sta all’ARPAM di Pesaro a dir poco, e sono generosissimo, sottoimpiegato, e non vado oltre, rispetto a ciò che potrebbe fare. Ormai, alla mia età non c’è più speranza che io possa imparare.

E ora? Ora non succederà nulla. Se qualche grillino sarà mai arrivato a leggere fin qui si tratterebbe di un miracolo e, comunque, da lui non ci si potrà aspettare altro che le solite reazioni da scegliere tra insulti, la dichiarazione da perfetto gonzo che bisogna aspettare la “versione di Beppe” (che io attendo da anni) o il far finta di niente. Nessuno avrà il coraggio di prendere per un orecchio il ragionier Giuseppe Piero Grillo e di costringerlo ad un confronto come fanno gli uomini veri e non fanno i fantoccetti di plastica. Nessuno avrà il coraggio di confrontarsi con me prove alla mano come fanno gli uomini veri e non fanno i picciotti che sparano accuratamente nascosti.

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