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biomerdaNonostante molte delle centinaia di vecchie centrali americane siano destinate a chiudere perché inquinanti, in Minnesota provano a resistere, mescolando il legno al carbone...
Uno studio americano analizzato su Valori di marzo scorso decretava la fine di centinaia di vecchie centrali elettriche a carbone

come inquinanti e antieconomiche, e l'Environmental Protection Agency (EPA, l’autorità USA per la protezione dell’ambiente) persegue l’obbiettivo di ridurre le emissioni di CO2. Eppure c’è chi resiste. E in un estremo tentativo di rendere competitivi certi impianti, riducendone le emissioni nocive di anidride carbonica, alcune società di gestione avrebbero iniziato a utilizzare un additivo combustibile che il quotidiano a stelle e strisce The New York Times definisce “decisamente low-tech”, ovvero il legno in varie forme: una sorta di mix formato da segatura, pezzi grandi come lattine e rifiuti provenienti da cartiere e fabbriche di mobili. È ciò che, ad esempio, alla Minnesota Power, che una volta generava quasi tutta la sua potenza bruciando carbone e ora sta cercando di convertirsi a una co-combustione che impiega per un terzo le energie rinnovabili, un terzo a gas naturale e il resto grazie a legno e carbone. Una sorta di aggiornamento produttivo che mira a spostare un vecchio impianto verso la sostenibilità e che funzionerebbe nei fatti, almeno secondo Allan S. Rudeck Jr., vice presidente della società e responsabile per la strategia e la pianificazione: «Stiamo constatando un beneficio nel miglioramento delle emissioni e un vantaggio economico, perché il legno è più conveniente di carbone». La questione non è di dettaglio. E potrebbe creare un ostacolo allo sviluppo delle energie rinnovabili, se è vero la co-combustione permetterà di rispettare i nuovi limiti alle emissioni dei vecchi impianti proposte dell’EPA, permettendo a queste centrali di riciclarsi grazie all’uso di modeste quantità di legno (ma per le grandi centrali il tema dell’approvvigionamento è serio), e sfruttando il vantaggio – rispetto a solare ed eolico – di poter meglio programmare la produzione di energia e di integrarsi nella rete, magari con un semplice aggiornamento delle tecnologie, comunque caldeggiato dall’EPA. La controffensiva è in atto, insomma, proprio mentre l'organismo di controllo è nel bel mezzo di "sessioni di ascolto" in 11 città di tutto il Paese, per raccogliere idee sui limiti di emissioni CO2 da imporre agli impianti esistenti.

4 Novembre 2013
Corrado Fontana 

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