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roaming(di Alessandro Longo)L’annuncio dal commissario Neelie Kroes, "I capi dell’UE sono stati d’accordo a creare un continente connesso". Il premier italiano: "Bisogna farcela entro la fine della legislatura europea"

- TARIFFE per il roaming in Europa, addio. I capi di Stato hanno sostenuto la proposta di annullare i costi del cambio operatore per le chiamate dall’estero, dal 2016. E’ quanto emerso dalla riunione del Consiglio UE di oggi. Il roaming in realtà è solo una delle novità - la più direttamente importante per i consumatori - contenuti nella proposta della Commissione europea discussa oggi in Consiglio. Si tratta del pacchetto per la nascita di un mercato unico europeo per le telecomunicazioni, dal quale tra l’altro potrebbero nascere i primi grandi operatori europei transnazionali, in grado di reggere il peso di un’economia sempre più complicata e competitiva. L’annuncio dell’accordo politico è stato dato oggi dal commissario Neelie Kroes, "I capi dell’UE sono stati d’accordo a creare un continente connesso". All’assenso politico di oggi seguirà, probabilmente nel 2014, l’approvazione formale della proposta. Anche il premier Enrico Letta ha applaudito a questa svolta, la nascita di "grandi campioni europei delle Tlc è un bene per il mercato Ue", ha detto. Si noti che prima di oggi l’Italia è stato il solo Paese a dare appoggio al piano Kroes. È stato quindi seguito ora anche dagli altri, anche se non è ancora detta l’ultima parola: bisognerà correre verso l’approvazione formale prima delle nuove elezioni europee. "Sul mercato unico delle tlc bisogna farcela entro la fine della legislatura europea. E' molto importante la decisione di andare avanti speditamente sul mercato unico delle tlc", ha detto Letta.

Le sue parole sono allineate alle precedenti dichiarazioni di Kroes sul senso di creare un mercato con regole uniche in tutta l’Europa. "C’è la consapevolezza da parte di tutti che negli anni '90 l'Europa era all'avanguardia nelle telecomunicazioni, ma in 15 anni ci siamo giocati il vantaggio che avevamo acquisito, perché il tema della dimensione di scala è diventato quello più rilevante. I grandi operatori americani, cinesi, giapponesi, hanno finito per battere gli operatori europei". Anche alle telco italiane sono finite nelle mire di colossi stranieri, ultimo esempio Telecom Italia.

La decisione odierna è "in controtendenza rispetto alle scelte di questi tempi, che portano a rinazionalizzare in tempo di crisi economica". Ed è quindi una scelta di puntare verso una "maggiore integrazione europea, che vuol dire un'Europa più competitiva, la nascita potenziale di grandi campioni europei in grado di giocarsela con i loro competitor mondiali". Eliminare il roaming fa parte di questo ambito. Perché super tariffe cellulari a chi viaggia in Europa, quando l’obiettivo è creare un mercato unico delle persone, delle aziende e delle merci, di certo non aiutano. 

Ma nel pacchetto Kroes ci sono tante cose e non tutte gradite ai vari attori. Se contro il taglio del roaming si sono scagliati più volte gli operatori mobili, molte associazioni per i diritti di internet hanno protestato per le novità riguardanti la neutralità della rete. Il pacchetto infatti spinge operatori e aziende web (come Google) a fare accordi per creare servizi a qualità garantita, che viaggino su una sorta di corsia preferenziale in internet. Una novità che, secondo le associazioni come Quadrature du Net, consegnerà il futuro di internet alle grandi aziende in grado di pagare per gli accordi con gli operatori, tagliando la strada alle piccole aziende innovative. Proprio quelle che hanno assicurato finora il potere rivoluzionario della rete. 

D’altro canto, il grosso delle novità contenute nel pacchetto è considerato da molti governi vitale per il rilancio del mercato europeo, pena una recessione senza fine, che riguarderebbe non solo i settori digitali ma l’intera economia. Si sta affermando infatti in sede europea e nel Governo italiano- come affermato da Letta questa settimana- l’idea che il mercato digitale regge il futuro economico dei Paesi. Non a caso oggi stesso al Consiglio UE si è ribadito che una parte consistente della nuova programmazione dei fondi strutturali (300 miliardi di euro, 2014-2020) sarà destinato proprio agli investimenti sul digitale. Sulle infrastrutture e per la formazione di nuove competenze professionali.

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Il PolesineOnLine non usufruisce delle sovvenzioni economiche previste per l'Editoria - Leggi le "Note informative"

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