Mercoledì, 19 Giugno 2019
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logoAutonomieLocaliMi pareva che il dott. Castronovo avesse ben spiegato che le autonomie locali (di cui all'art. 5 della Costituzione) non sono propriamente i comuni, le province e le regioni

(né le rispettive amministrazioni), ma tutte quelle "comunità locali" composte dai cittadini (coi loro usi e costumi e quant'altro) e dal territori in cui vivono. Ai comuni, per il principio di sussidiarietà di cui all'art. 118, commi 1 e 4 della Costituzione, in quanto più vicini ai cittadini, sono demandate le funzioni da amministrare, per il benestare di dette autonomie locali (intese come comunità locali) e per la salvaguardia dei loro territori. Detto ciò, l'autonomia regionale (ancor meno di quella provinciale e comunale) non pare affatto calzare con le esigenze delle comunità locali. Le regioni sono nate con un difficile parto durato circa 22 anni e dalla loro nascita (1970) non sembra che le condizioni delle comunità locali si siano evolute al pari (o superiori) dei sacrifici tributari imposti alla popolazione. 

Esiste già uno Stato centrale con pesanti costi (e pesanti tributi per farvi fronte, oltre al deficit accumulato annualmente), e non pare affatto che abbiamo anche bisogno di altri mini Stati ugualmente (o peggio) spendaccioni e tributariamente insostenibili.

Le regioni, andrebbero riviste di sana pianta. Costano 186 miliardi di euro annui e il loro costo aumenta vistosamente ogni anno. Dal 1973 al 2008 hanno incrementato le loro spese progressive del 27685,97% e le loro spese medie annue del 20,28% (tutti gli anni!!!). Vogliamo continuare così? 

A me, quello delle autonomie regionali, sembra uno slogan che può calzare bene solo ai mestieranti della politica, ma non ai cittadini che non si possono permettere detti mini Stati a detti insostenibili costi.

Le regioni, al contrario, andrebbero soppresse o, tutt'al più, accorpate ad almeno 12 milioni di abitanti ciascuna (circa 5) e ad almeno 60 mila kmq (circa 1/5 del territorio nazionale). E, unitamente alle regioni, vanno anche accorpati i comuni ad almeno 15 mila abitanti (dimensioni ottimali elaborate da Confindustria di Bergamo 2010 ed ANCI Veneto 2013), ciò al fine di avere amministrazioni veramente efficienti, efficaci ed economiche, nel rispetto del principio di "buon andamento... dell'amministrazione", di cui all'art. 97, comma 1 della Costituzione. 

Se cosi non fosse, la relazione del 2 dicembre (mia e del dott. Castronovo), in materia di accorpamenti di comuni (ma anche di regioni e province) sarebbe stata solo una inutile perdita di tempo.

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