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...dei Comuni piccoli.

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I Comuni del trevigiano sono in ritardo sulle operazioni di accorpamento dei piccoli Comuni. Rischiano una perdita di contributi, nonché accorpamenti d'autorità, se entro il 31 dicembre 2013 non provvederanno a Fusioni o Unioni

o altra forma associativa. Stesso problema capiterà anche ai piccoli Comuni del Polesine (quelli al di sotto dei 5.000 abitanti, ma le cui penalizzazioni potrebbero riflettersi anche sui Comuni oltre 5.000 abitanti) se non provvederanno ad una forma di accorpamento entro il 31/12/2013.



 

Si parla ancora di unione e accorpamento dei Comuni piccoli - Postato 31st July da Cavanis Informa - Ormai per i piccoli Comuni (meno di 5mila abitanti, come Possagno) è corsa contro il tempo per non essere accorpati per decreto. Oggi possono ancora scegliere con chi fare le unioni, scegliere il proprio partner, ma se entro il 31 dicembre 2013 non avranno tutte le carte a posto, arriverà la scure della spending review a tagliare ogni residuo campanilismo. Se non condivideranno almeno qualche servizio con i comuni limitrofi saranno accorpati per decreto. Nel Trevigiano sono 50 (soprattutto in Sinistra Piave e Pedemontana, come Possagno appunto) i comuni con una popolazione inferiore ai 5mila abitanti che devono indicare con chi gestire amministrazione, catasto, urbanistica, servizi sociali, protezione civile, smaltimento dei rifiuti, edilizia scolastica, polizia municipale, servizi statistici. Treviso è indietro sulle unioni, al 2012 nessuna esperienza significativa era stata ancora avviata. A fine giugno la Regione Veneto ha accelerato sul piano di riordino degli Enti locali nel Veneto e pur insistendo su soluzioni condivise ha ribadito il termine del 31 dicembre 2013. Per l’assessore agli enti Locali del Veneto, Roberto Ciambetti: “l’Unione dei Comuni viene considerata forma di gestione associata prioritaria: un vero e proprio ente locale, capace di garantire una gestione stabile delle funzioni fondamentali”. Capitolo importante del Piano, infatti, è quello degli incentivi economici per i Comuni che avviano forme di gestione associate, sia per i Comuni a ciò obbligati sia per quelli che scelgono liberamente questa soluzione. Vengono individuati i destinatari e la tipologia dei contributi, le condizioni generali e i requisiti, i criteri di assegnazione, privilegiando le fusioni e le Unioni di Comuni. Le fusioni, altra opzione possibile, in questa fase hanno anche un incentivo statale, infatti quando due o più comuni si fondono i trasferimenti statali aumentano del 20 per cento rispetto ai trasferimenti dell’anno 2010. In tempi di stretta finanziaria ci si chiede proprio cosa si stia esitando o attendendo, visto che con questo aumento dei trasferimenti un comune medio potrebbe garantirsi l’accesso a un mutuo per la costruzione di un nuovo plesso scolastico o un nuovo centro polifunzionale o organizzare al meglio il servizi sociali.

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