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Venerdì, 16 Novembre 2018
Ieri domenica 28 ottobre '18 abbiamo assistito a un grave atto intimidatorio perpetrato da un Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle. Un atto degno di un kapò e non certo di un cittadino a cui è affidato il compito di rappresentare le funzioni pubbliche con il dovere di adempierle con disciplina ed onore.
(Fonte: https://www.corrierecomunicazioni.it/telco/telecom-una-triste-storia-di-capitalismo-italiano/) - Sono in molti a stupirsi del passaggio di Telecom Italia sotto il controllo di Teléfonica. Ma i fatti di oggi sono la conseguenza di quattro passaggi chiave avvenuti tra il 1997 e il 2007. Ripercorriamo le tappe di una storia in cui sono condensati tutti i vizi del capitalismo privato italiano. UN FINALE GIÀ SCRITTO
(Fonte: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2008/02/la-privatizzazione-delliri-negli-anni-novanta-e-le-sale-bingo-di-dalema-689/) - La privatizzazione dell’Iri negli anni Novanta e le sale bingo di Dalema. Il colosso dell’IRI viene svenduto, pezzo per pezzo, passando gradualmente da circa 500.000 dipendenti ai 108.970 del 1999, alla definitiva messa in liquidazione del 30/6/2000. I gioielli dello Stato, quelli attivi e quelli in passivo, vengono venduti, o svenduti secondo i punti di vista, con una facilità ed una leggerezza incredibili; chi li vende ha una grandissima possibilità: ridisegnare, ai danni dello Stato, il capitalismo italiano.
Quei duecento metri di viadotto crollati sono la metafora se non lo specchio del crollo dei valori fondanti in cui naviga il nostro tragitto terreno. E' come un'onda all'incontrario che non puoi nè prevedere nè governare. Ciò che resta è il vuoto interiore che fa compagnia al vuoto in quel viadotto. Ma quanti ponti e viadotti sono già crollati?
Ponte delle Torri di Spoleto eretto all'incirca intorno al 1360 dall'architetto Gattapone.
Infrastrutture – Guadagnini (Siamo Veneto): “La Pedemontana Veneta è un’opera necessaria per il Veneto di oggi e di domani, strategica per lo sviluppo del territorio e va quindi completata. Presentata una Mozione in merito” Rassegna Stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 8 ago. 2018 - “Ho depositato una Mozione in cui ribadisco come “la Pedemontana veneta deve essere completata in quanto è un’opera necessaria per il Veneto di oggi e di domani. È infatti la strada che collega tutto il cosiddetto ‘Venice Manufacturing District’, il quale ha una popolazione di 1.200.000 abitanti, 430.000 addetti, 200.000 dei quali lavorano nella manifattura”. 
Politica - Azzalin e Pigozzo (PD): “Dalla Regione cifra ridicola per gli interventi di riqualificazione edilizia e ambientale” Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 8 ago. 2018 - “Tanto fumo e poco arrosto, ma che fosse una fregatura lo si capiva già dal menù approvato in Consiglio. 200mila euro per opere di riqualificazione edilizia e rigenerazione urbana sono briciole. Sul consumo di suolo le leggi di principio sono inutili, devono essere ‘alimentate’ con investimenti coerenti e credibili, altrimenti non servono a niente”.
Salute pubblica - Azzalin (PD): “West Nile, Polesine lasciato solo per anni a fronteggiare il virus, adesso è un’emergenza in gran parte del Veneto. Serve un’azione coordinata tra Ulss e Comuni, la Regione stanzi risorse adeguate” Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 6 ago. 2018  - “C’è stata una grave sottovalutazione del virus West Nile, pensando che si trattasse di un problema circoscritto al Polesine, ancora una volta considerato territorio di ‘serie B’ e lasciato da solo ad affrontarlo. I risultati dell’immobilismo si sono visti: adesso è una questione che riguarda gran parte del Veneto, una vera e propria emergenza. Cos’ha intenzione di fare la Regione per risolverla?”.
Parto dalla sintesi per allargare il ragionamento. "Le fake-news uccideranno i social". Ma andiamo per ordine. Le bufale sono sempre esistite ma non hanno mai sconfitto le verità se lanciate normalmente.
Politica - Fracasso e Azzalin (PD): “Zaia il presidente più assenteista d’Italia: meglio le sagre del Consiglio regionale” Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 8 ago. 2018  - “Zaia non manca mai a nessuna sagra né taglio del nastro. Non lo si vede mai, invece, in Consiglio regionale, dove è in perenne congedo. Non è solo il presidente più amato, ma anche quello più assenteista d’Italia”. A dirlo sono il capogruppo del Partito Democratico Stefano Fracasso e il consigliere Pd Graziano Azzalin, commentando i dati relativi alle presenze nell’aula di Palazzo Ferro Fini.
Ciambetti: “62 anni fa Marcinelle,  262 minatori morti in Belgio, tra loro 5 Veneti, simbolo di tutte le vittime sul lavoro che ricordiamo commossi” Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 7 ago. 2018 - “Dino Della Vecchia di Sedico, Giuseppe Polese di Cimadolmo, Mario Piccin di Codognè, Guerrino Casanova di Montebelluna, Giuseppe Corso di Montorio Veronese: questi i nomi dei cinque veneti tra i 262 minatori morti nel disastro di Marcinelle 62 anni or sono: 136 italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 3 ungheresi, 3 algerini, 2 francesi, 1 britannico, 1 olandese, 1 russo, 1 ucraino.
Roberto Ciambetti Gli incidenti nel foggiano  in cui sono morti nel volgere di due giorni 16 braccianti stranieri rilancia la questione del caporalato in agricoltura e l’impiego, spesso senza tutele e a bassissimo costo, di una massa di lavoro fornita dall’immigrazione più o meno regolare.  Nel Terzo rapporto “Agromafie e caporalato” realizzato dall’osservatorio “Placido Rizzotto” della Flai Cgil, si stima in almeno 4.8 miliardi di €  il business del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura e si calcolano in una cifra oscillante tra i 400mila e i 430mila i lavoratori del settore agricolo a rischio di ingaggio
Sanità - Azzalin (PD): “Vaccini, il modello veneto è stato fallimentare. Anziché fare pericolosa propaganda, Zaia legga i dati degli Uffici regionali” Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 7 ago. 2018 - “Lo stop all’obbligo vaccinale è una follia e Zaia propone al Governo di adottare il modello veneto, che in realtà è stato fallimentare”.
Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 7 ago. 2018  - “Orgoglio veneto: i nostri ragazzi stanno raggiungendo importanti traguardi a Glasgow, agli European Championship 2018, tenendo alti i valori di appartenenza alla nostra terra”. Le parole sono del consigliere regionale di Centro Destra Veneto – Autonomia e Libertà, Stefano Casali, che commenta così “i grandi risultati degli atleti veneti impegnati agli Europei di nuoto”.
Storia - Azzalin (PD): “Cima Grappa, da Zaia e dalla Lega, indecente revisionismo storico a fini propagandistici: i soldati sono caduti per l’Italia, non per l’autonomia del Veneto” (Arv) Venezia, 7 ago. 2018  - “La storia non può essere stravolta e piegata a fini propagandistici. Neanche  dal ‘Governatore più amato d’Italia’. Legare la battaglia del Monte Grappa all’autonomia, trasformando una ricorrenza nazionale in una sorta di ‘Pontida in salsa veneta’, è una cosa semplicemente indecente”.
Ufficio stampa Consiglio Veneto-(Arv) Venezia, 3 ago. 2018 - “L’opera Tav-Tac venga realizzata quanto prima. Non si perda altro tempo, non lo si faccia perdere alle migliaia di pendolari veneti che aspettano da anni che, sulla tratta Verona-Vicenza-Padova, siano raddoppiati i binari, come è già stato fatto tra Padova e Venezia. Non ci interessa arrivare a Milano dieci minuti prima, ma migliorare la vita a chi ogni giorno utilizza il trasporto pubblico su ‘ferro’. Senza i quattro binari, l'Ovest del Veneto rimarrà il far west dei pendolari, con linee intasate e frequenti ritardi. I pendolari lo sanno bene, il Ministro dei Trasporti Toninelli, probabilmente no”.
Il debito di 30 milioni di euro accumulato da PadovaTre Srl., fallita nel 2017, andrà a ricadere sulle spalle dei comuni e di conseguenza dei cittadini? Ora il Consorzio Padova Sud vuole rientrare del debito. Alcuni comuni, su indicazione della corte dei conti, hanno già accantonato parte dei fondi, altri non lo hanno fatto.
Ha destato stupore l’attribuzione ad Alessio Figalli della medaglia Fields, l’equivalente del Nobel per quanto riguarda la  matematica. A colpire di più è stata la giovane età, 34 anni, del ricercatore, docente, dal 2016, al Politecnico Federale di Zurigo, considerata tra le prime quattro università al mondo e tra i primi politi di ricerca mondiale. Nelle Università italiane  (dato al settembre 2017) su un totale di 12.975 docenti ordinari i professori con meno di 40 anni di età sono 20, cioè lo 0,15 per cento.
Sanità - Conte (Veneto per l’Autonomia-Alleanza per il Veneto): “Assunti medici non italiani nell’Azienda ULSS 2 Marca Trevigiana: quali verifiche sono previste sulla proprietà di linguaggio medico-scientifico?”
Caso Pfas – Risoluzione  presentata dal presidente della Commissione d’inchiesta Manuel Brusco e sottoscritta  da tutti i capogruppo (2) Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 1 ago. 2018 - Il dispositivo della Risoluzione Brusco votata dal Consiglio regionale a conclusione del lavoro della Commissione d’Inchiesta che ha visto una relazione di 447 pagine,  impegna la Giunta Regionale “ad assumere il ruolo di coordinamento nel completamento dell’indagine per la caratterizzazione e la bonifica del sito
Politica - Azzalin (PD): “Il Consiglio sulla Marmolada è un’inutile sceneggiata ad alta quota a spese dei contribuenti veneti” Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 1 ago 2018 - “Non siamo contrari a un Consiglio fuori sede, non è certo una stravaganza. Ma dovrebbe avere un senso politico forte, deve essere un Consiglio che decide. Altrimenti diventa una pagliacciata propagandistica. E l’atteggiamento in aula della maggioranza ha confermato che la volontà è proprio questa”.
Olimpiadi 2026 – Ciambetti: “Soddisfazione per una scelta unitaria che premia la bellezza di Cortina e fa delle Dolomiti, di Milano e Torino un esperimento eccezionale”. Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 1 ago. 2018 - “Credo di esprimere l’apprezzamento di tutto il Consiglio regionale per la candidatura olimpica unitaria di Cortina-Milano-Torino chiamate a fare sistema sinergico per dar vita ad una edizione che mi auguro venga assegnata all’Italia nel segno della bellezza delle Dolomiti e dell’efficienza di realtà che, come Milano e Torino, hanno dimostrato di saper affrontare al meglio  manifestazioni di  portata mondiale”. Così’ il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto...
Ambiente - Zanoni (PD), Guarda (AMP) e Bartelle (M5S): “Con le competenze sulle sanzioni per caccia e pesca ai Comuni, gli unici a festeggiare sono i bracconieri” (Arv) Venezia, 1 ago. 2018  -  “Dare la competenza sulle multe per caccia e pesca ai Comuni significa mettere a rischio il buon esito dei procedimenti sanzionatori. Alla fine gli unici a festeggiare saranno i bracconieri”.
CRV - Insediata la Sesta commissione: Presidente, Alberto Villanova (Zaia Presidente), Vicepresidente, Francesca Zottis (Partito Democratico), Segretario, Maurizio Colman (Lega Nord) Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 1 ago. 2018  - Si è insediata oggi, alla presenza del Presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti, che ha guidato le fasi iniziali della seduta, la Sesta commissione permanente dell’Assemblea legislativa. Alberto Villanova, del gruppo Zaia Presidente, è stato eletto Presidente dell’organismo consiliare; Vicepresidente, la Consigliera del Partito Democratico Francesca Zottis; Segretario, il Consigliere della Lega Nord Maurizio Colman. La Sesta commissione si occuperà di politiche per l’istruzione,...
Sanità - Moretti (PD): “Case di riposo al collasso per l’assenza della Regione: da 18 anni stiamo aspettando la riforma delle Ipab” Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 1 ago. 2018 - “L’allarme lanciato dal Centro Servizi Michelazzo è solo l’ultimo in ordine di tempo: in assenza di una riforma, il destino delle Ipab, già al collasso, è segnato”. Lo denuncia, in una nota, la consigliera del Partito Democratico, Alessandra Moretti, che commenta così le dichiarazioni del presidente del Centro Servizi di Sossano, Antonio Faedo, sulla paventata chiusura della struttura per il calo dei contributi regionali”.
Sicurezza sul lavoro - Sinigaglia (PD): “La Giunta non ha alibi, finanzi immediatamente il Piano per l’assunzione dei nuovi tecnici Spisal” Sala stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia, 1 ago. 2018 - “Il Piano c’è, adesso occorre ‘dargli gambe’, ovvero finanziamenti: sia per l’assunzione dei nuovi tecnici Spisal che per altre figure professionali della prevenzione. La Regione agisca in fretta, perché la piaga degli infortuni sul lavoro deve essere contrastata con maggiore efficacia”. Il sollecito è contenuto in un Ordine del giorno del Partito Democratico, primo firmatario il Consigliere regionale Claudio Sinigaglia approvato ieri all’unanimità nel corso della seduta sull’assestamento di...
“Assomiglia sempre più ad una telenovela la cronaca relativa al Csa di Adria. Se non si trattasse di una faccenda terribilmente seria per le conseguenze negative sulla qualità dell'assistenza agli ospiti e per le difficili condizioni in cui devono lavorare i dipendenti, la lettura dei giornali potrebbe essere motivo di facile ironia”.
Un caldo infernale rende insopportabili i ritmi già insostenibili delle catene di montaggio alla Electrolux di Susegana. Gli Rls hanno chiesto di ridurre i ritmi e di introdurre pause aggiuntive in alternativa ai palliativi (ventilatori, sali minerali, angurie) messi in campo dalla direzioneaziendale. Ma i vertici della fabbrica trevigiana non intendono ridurre i ritmi dello sfruttamento neanche di fronte a condizioni oggettivamente pesantissime e hanno proposto il lavoro serale e notturno per mitigare gli effetti della bomba di calore che sta investendo la pianura veneta. Una ennesima presa per il culo, dicono le compagne e i compagni della Electrolux: "le pause che il padrone non ci vuole dare ce le prendiamo da soli". E hanno deciso lo sciopero.
Cittadini/e di Montecchio Maggiore contrari alla Pedemontana (Daniela Muraro) -  Il recente rapporto dell'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) sul consumo di suolo negli anni 2016 e 2017 colloca il Veneto prima regione d'Italia per incremento del consumo, mentre per il suolo già occupato il Veneto segue la Lombardia, prima in classifica.
Insediato il Collegio dei Revisori dei Conti della Regione del Veneto composto da Achille Callegaro, Leone Michelina e Gabriella Zoccatelli. Sala stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia 31 lug. 2018 – Il nuovo Collegio dei Revisori dei Conti della regione del Veneto si è insediato quest’oggi a palazzo Ferro Fini sede del Consiglio Regionale.
Politica – Berlato e Barison (FdI): “Con messaggi religiosi e appelli antirazzisti, la Sinistra allo sbando cerca la visibilità perduta” Sala stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia 31 lug. 2018 - “Assistiamo, con stupore, a come la Sinistra in Italia sia in grado sempre di mistificare, fino a raggiungere livelli patetici, certi messaggi, notizie e situazioni, a seconda della convenienza in termini mediatici. Fortunatamente, anche tra il loro ipotetico storico elettorato, non è più l’ideologia ma la concretezza e la quotidianità a essere elementi di valutazione per le proposte politiche”.
Sicurezza pubblica – Negro (VdF): “La Regione intervenga presso Governo e Parlamento per risolvere il problema della carenza di sedi e di uomini del Corpo dei Vigili del Fuoco nella provincia veronese”. Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia 31 lug. 2018 - “Ho presentato oggi una Mozione per impegnare la Regione del Veneto a  intervenire presso il Governo della Repubblica e il Parlamento nazionale affinché venga posta la dovuta attenzione nel rivedere le esigenze tecniche del Corpo dei Vigili del Fuoco nella provincia di Verona, aprendo due nuove sedi di servizio e ulteriori 60 Unità Operative da inserire rispettivamente nella zona est veronese e nella zona del villafranchese”.
Ufficio stampa Consiglio Veneto - (Arv) Venezia 31 luglio 2018 - E’ stato presentato oggi, a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, il libro di Michele Boato 'Si può fare! Guida al Veneto sostenibile', un volume in cui l’autore cerca di spiegare “come sia possibile lavorare, costruire, coltivare, muoversi in modo ambientalmente positivo, senza danneggiare l’ambiente, ma addirittura migliorandolo”.
Come da 5 anni a questa parte, dal 18 al 22 luglio a Padova, torna EcoFuturo Festival, al Fenice Green Energy Park. Le 5 giornate del festival saranno all’insegna di incontri, spettacoli, corsi, workshop ed esposizioni: il tutto all’insegna dell’innovazione ecologica. Gli ecologisti propongono modalità rinnovabili per fare energia elettrica, e sperano che tutti i settori economici possano adottare una filosofia più ecosostenibile, usando tecnologie che consentano di risparmiare energia e ridurre le emissioni di CO2. Le tecnologie inoltre potrebbero permettere di fare della CO2 un ciclo chiuso, catturandola e riutilizzandola in numerose applicazioni.
Il CoVePA ha ben chiara l'idea che il piano economico e finanziario della Pedemontana Veneta è in deficit e che sia concreta la eventualità questo si trasformi in un deficit miliardario per la Regione Veneto . Per questo abbiamo aderito all'appello degli amici di Treviso che richiamano un intervento dei ministri Costa e Toninelli sulle questioni aperte di SPV. Siamo profondamente convinti che siano indispensabili interventi sul progetto e sull'architettura giuridica che la sostiene quali:
Nella querelle che ormai dilania quello che era il vecchio MoVimento 5 Stelle e ciò che è oggi, frutto di una totale trasformazione dal sapore natalizio, la Cristina Caniato, che si definisce  storica attivista, afferma che il MoVimento non è cambiato. Non ha letto l’articolo che la giornalista Annalisa Cuzzocrea ha pubblicato su Repubblica il 28 marzo 2018 http://www.repubblica.it/politica/2018/03/28/news/cinque_stelle_regolamento-192419690/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1 Anche lo scrivente è uno storico attivista (che prima di parlare a vanvera si informa) tant’è che fondò, insieme ad altri amici d’avventura il Movimento a Lendinara, e si sente bene in diritto di rispondere a queste affermazioni di una...
La novità assoluta, frutto dell'ingegneria comunicativa del defunto Movimento 5 Stelle, è stata la "logica dei due forni" ovvero proporre a due diametralmente opposte fazioni politiche lo stesso ragionamento tanto che alcuni hanno riportato in auge un vecchio detto cinquecentesco "Franza o Spagna pur che se magna" che fu coniato dall'allora ambasciatore di Firenze in Spagna tale Guicciardini. Però più che logica dei due forni io parlerei di logica del denaro. Se si considera che Davide Casaleggio pilota la politica del Movimento 5 Stelle (tramite anche esperti di marketing aziendale quale tale Casalino ex Grande Fratello) e se si considera che ha obbligato ogni parlamentare a versare nelle sue ampie tasche chiamate Rousseau una quota mensile di ben trecento...
I risultati elettorali per l'elezione della Camera e del Senato a Lendinara sono stati deludenti. La politica dell'unico rappresentante, eletto nel 2015, Federico Sambinello, ha dimostrato tutta la sua incapacità e dovrebbe dimettersi almeno per decoro personale.Ma la sua arroganza, ben dimostrata da mesi verso gli attivisti che lo fecero eleggere, è stata la causa unica della debacle. Non è nemmeno riuscito a catturare un po' di quei voti che sono transitati dal Partito Democratico alla Lega. Ecco i risultati ottenuti quest'anno (fonte: Ministero dell'Interno):   mentre questi sono del 2013 (fonte: Repubblica.it):  

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zagrebelsky 640(Fonte: Il Fatto Quotidiano - Silvia Truzzi) - Intorno al neopremier "una girandola di parole a vuoto". E nell'attivismo di Napolitano "prevale la paura del nuovo". Intervistato dal Fatto, il costituzionalista svolge un'analisi impietosa

del quadro politico in Italia. La nuova legge elettorale "dettata dall'arroganza e dagli interessi personali". Le larghe intese "la paralisi". E i Cinque Stelle?: "Tabula rasa non è un programma". Il Paese al bivio tra arroccamento del potere e apertura alla partecipazione, "per rianimare la politica" - Può succedere che, nella pausa di una lunga intervista, ti ritrovi in una cucina affacciata su un terrazzo precocemente fiorito, a far merenda con tè al gelsomino. E capita pure che l’intervistato t’interroghi all’improvviso sui romanzi dostoevskijani, l’Idiota in particolare. “A un certo punto, ricorderà, Ippolít dice a Myskin: ‘Principe, lei un giorno ha detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza’. In russo la parola mir vuol dire mondo e, allo stesso tempo, pace”. Per fortuna partecipa anche la figlia del professor Zagrebelsky, Giulia, studentessa di Lettere. “Abbiamo presente, per esempio, l’orrore in cui vivevano gl’immigrati di Rosarno? È pensabile che fossero in pace con i propri simili? Chi a Taranto è costretto tra le polveri dell’Ilva, non è nelle condizioni di spirito di chi respira aria di montagna. Chiediamoci se viviamo in un mondo bello o sempre più brutto, in ambienti disumani, dominati dalla violenza, dalla sopraffazione, dallo sfruttamento. Altro che bellezza! Che salvi il mondo, questo nostro mondo, è una frase da cioccolatino. Infatti, l’hanno ripetuta in molti, autocompiacendosi, in occasione dell’Oscar a La grande bellezza, come se fosse quella di Myskin. Oggi si parla per non dire nulla. E si è ascoltati proprio per questo. Il vuoto non disturba e, se è detto in certo modo, è anche seducente. In un “Miss Italia” di qualche anno fa, una ragazza, per presentarsi, ha pronunciato una frase memorabile: ‘Credo nei valori e mi sento vincente’. Una sintesi perfetta del grottesco che c’è nel tempo presente”.

Professore, che impressione le hanno fatto i discorsi del neo premier?
Mah! Non tutto piace a tutti allo stesso modo. In attesa di smentite, mi par di vedere, dietro una girandola di parole, il blocco d’una politica che gira a vuoto, funzionale al mantenimento dello status quo. Una volta Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani definirono ‘razza padrona’ un certo equilibrio oligarchico del potere. Oggi, piuttosto riduttivamente, la chiamiamo ‘casta’. Un’interpretazione è che un sistema di potere incartapecorito e costretto sulla difensiva, avesse bisogno di rifarsi il maquillage. Se questo è vero, è chiaro che occorrevano accessori, riverniciature: il renzismo mi pare un epifenomeno. Vorrei dire agli uomini (e alle donne) nuovi del governo: attenzione, voi stessi, a non prendere troppo sul serio la vostra novità.

Il filo rosso di queste conversazioni è come sta l’Italia. Le risposte non sono quasi mai state incoraggianti: ci siamo chiesti quali responsabilità abbia la classe dirigente.
La classe dirigente – intendo coloro che stanno nelle istituzioni, a tutti i livelli – è decaduta a un livello culturale imbarazzante. La ragione è semplice: di cultura politica, la gestione del potere per il potere non ha bisogno. Sarebbe non solo superflua, ma addirittura incompatibile, contraddittoria. Potremmo usare un’immagine: c’è una lastra di ghiaccio, sopra cui accadono le cose che contano, sulle quali però s’è persa la presa; cose rispetto a cui siamo variabili dipendenti: la concentrazione del potere economico e gli andamenti della finanza mondiale, l’impoverimento e il degrado del pianeta, le migrazioni di popolazioni, per esempio. Ne subiamo le conseguenze, senza poter agire sulle cause. Tutto ciò, sopra la lastra. Sotto sta la nostra ‘classe dirigente’ che dirige un bel niente. Non tenta di mettere la testa fuori. Per far questo, occorrerebbe avere idee politiche e almeno tentare di metterle in pratica. Che cosa resta sotto la crosta? Resta il formicolio della lotta per occupare i posti migliori nella rete dei piccoli poteri oligarchici, un formicolio che interessa i pochi che sono in quella rete, che si rinnova per cooptazione, che allontana e disgusta la gran parte che ne è fuori. La politica si riduce alla gestione dei problemi del giorno per giorno, a fini di autoconservazione del sistema di potere e dei suoi equilibri. Pensiamo a chi erano gli uomini che hanno guidato la ricostruzione dell’Italia dopo la guerra: Parri, Nenni, De Gasperi, Einaudi, Togliatti, per esempio. Se li mettiamo insieme, non è perché avessero le stesse idee ma perché ne avevano, e le idee davano un senso politico alla loro azione. Le cose che, oggi, vengono dette e fatte sono pezze, sono rattoppi d’emergenza, necessari per resistere, non per esistere. Non è politica. Nella migliore delle ipotesi, se non è puro ‘potere per il potere’, è gestione tecnica. La tecnica guarda indietro; la politica dovrebbe guardare avanti.

Il governo Monti qualche disastro tecnico l’ha fatto.
La tecnica come surrogato della politica è un’illusione. Se lei chiama un idraulico perché ha il lavandino otturato, si aspetta che, a lavoro ultimato, lo scarico del lavandino funzioni. Non chiede all’idraulico di cambiarle la cucina. Così, anche i tecnici in politica. Gestiscono i guasti nei dettagli. I governi tecnici per loro natura sono conservatori, devono mantenere l’esistente facendolo funzionare . Dovrebbe essere la politica a immaginare la cucina nuova. E, fuor di metafora, dovrebbe avere di fronte a sé idee di società, programmi, proposte di vita collettiva e, soprattutto nei momenti di crisi come quello che attraversiamo, perfino modelli di società.

Giovani parlamentari e governanti dovrebbero avere un’idea del mondo.
Basta essere nuovi e giovani? No. Quello che conta è la struttura dei poteri cui si fa riferimento e di cui si è espressione. Una volta si parlava di blocco sociale, pensando alle ‘masse’ organizzate in partiti di appartenenza, in sindacati d’interessi consolidati. Si pensava alle classi sociali. Oggi, siamo lontani da tutto questo, in attesa della ricomposizione di qualche struttura sociale che possa esprimere esigenze, richieste e forze propriamente politiche. In questo vuoto politico-sociale che cosa esiste e prospera? La rete degli interessi più forti. È questa rete che esprime i dirigenti attraverso cooptazioni. La democrazia resiste come forma, ma svuotata di sostanza. Se la si volesse rinvigorire, occorrerebbe una società capace di auto-organizzazione politica, ciò che una volta sapevano fare i partiti. Oggi, invece, sono diventati per l’appunto, canali di cooptazione, per di più secondo logiche di clan e di spartizione dei posti. Così, non si promuove il tanto necessario e sbandierato rinnovamento, ma si “allevano” giovani uguali ai vecchi. Ecco la parola: il rinnovamento sembra molto spesso un ‘allevamento’. Il resto è apparenza: velocità, fattività, decisionismo, giovanilismo, futurismo, creativismo ecc. Tutte cose ben note e di spiegabile successo, soprattutto in rapporto con l’arteriosclerosi politica che dominava. Ma, la novità di sostanza dov’è? La ‘rottamazione’ a che cosa si riduce? Tanto più che nelle posizioni-chiave del ‘nuovo’ troviamo continuità anche personali che provengono dal ‘vecchio’ e la soluzione di nodi che ci trasciniamo dal passato è continuamente accantonata, come il cosiddetto conflitto d’interessi.

L’impellente necessità di modificare l’assetto costituzionale è un refrain che abbiamo ascoltato da più parti, negli ultimi anni.
Sì. Le istituzioni possono sempre essere migliorate, rese più efficienti, eccetera. Ma, a me pare che esse siano diventate il capro espiatorio di colpe che stanno altrove, precisamente nelle difficoltà che incontra un aggregato di potere che sempre più difficoltosamente riesce a mediare e tenere insieme il quadro delle compatibilità, in presenza di risorse pubbliche da distribuire sempre più scarse, e in presenza per di più d’una contestazione diffusa. Anche in passato, al tempo di Berlusconi al governo, è accaduto qualcosa di simile, ma non di uguale. L’insofferenza nei confronti della Costituzione a me pare derivasse allora dalle esigenze di un potere aggressivo. Oggi, l’atteggiamento è piuttosto difensivo. I fautori delle ‘ineludibili’ modifiche costituzionali dicono: c’è bisogno di cambiamenti per governare meglio, con più efficienza. Ma lo scopo dominante sembra l’autodifesa. Si tratta di ‘blindarsi’, per usare una parola odiosa molto in voga. Il terrore delle elezioni, la vanificazione dei risultati elettorali, i ‘congelamenti’ istituzionali in funzione di salvaguardia vanno nella stessa direzione.

“Vanificazione dei risultati elettorali”: una cosuccia non da poco in una democrazia.
La grande maggioranza degli elettori si è espressa a favore della fine del berlusconismo. Invece è stato ricreato un assetto governativo-parlamentare nel quale un cemento tiene insieme tutto quel che avrebbe dovuto essere separato. Il Parlamento attuale, sebbene non possa considerarsi decaduto per effetto della legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Consulta, dovrebbe considerarsi gravemente privato di legittimazione democratica . Ma si fa ormai finta di niente. Non bisognerebbe far di tutto per rimettere le cose a posto?

Larghe intese versus Grillo.
Le larghe intese sono la negazione della dimensione politica. Sono il regime della paralisi, della stasi. Platone paragona il buon politico al buon tessitore, al buon nocchiero, al buon medico. Nei suoi dialoghi, non è mai detto che il politico è colui che s’immagina come debba essere la convivenza nella polis: non si aveva nell’antichità l’idea che la politica fosse fatta di contrapposizione di modelli. L’idea della politica come scelta è una novità moderna. Oggi sembra che si viva in un eterno presente, in cui una posta di natura politica non esiste. Se non ci sono scelte, non c’è politica, e se non c’è politica non c’è democrazia, ma solo conflitti personali, di gruppo o di clan per posti, favori e, nel caso peggiore, garanzie d’immunità.

Quindi siamo senza futuro.
Finché la palude non viene smossa. Perché i cittadini vanno sempre meno a votare? Una volta si diceva ‘son tutti uguali’, intendendo ‘sono tutti corrotti’. Ma oggi è peggio, si pensa: ‘tanto non cambia nulla’. È un effetto della stasi politica. Il Movimento 5 Stelle è nato col dichiarato intento di smuovere la palude, addirittura di investirla con una burrasca che rovesci tutto. Una negazione, dunque. Ma, la politica deve contenere anche un intento costruttivo. Questo, finora, non è visibile o, almeno, non è percepito. Non che sia molto diverso, presso gli altri partiti, solo che questi sono già radicati e godono perciò del plusvalore che viene dall’insediamento istituzionale. Per chi si affaccia, un’idea chiara e forte del ‘chi siamo’ e ‘per cosa ci siamo’ è indispensabile. La tabula rasa e la rete non sono programmi. Non lo è nemmeno la lotta alla corruzione che, di per sé, rischia d’essere solo una competizione per la sostituzione d’una oligarchia nuova a una vecchia. Oltretutto, la storia e la stessa ‘materia del potere’ mostrano che nella politica la lotta contro la corruzione è senza prospettiva. Contro la corruzione devono valere le istituzioni di controllo e l’intransigenza dei cittadini. La politica è intrinsecamente debole. La ragione sta in quella che, all’inizio del secolo scorso, è stata definita la ‘ferrea legge delle oligarchie’, il che significa che i grandi numeri, per essere governati, hanno bisogno dei piccoli. I piccoli – e l’osservazione vale per tutti, anche per i 5 Stelle – prima o poi si chiudono in se stessi e si alimentano con la corruzione, alimentandola a propria volta. In difetto di politica, alla corruzione non c’è limite perché essa, nei regimi autoreferenziali, non è la patologia, ma la fisiologia del potere. Se si vuole: è la fisiologia dentro una patologia.

Senza speranza, dunque?
Siamo di fronte a un bivio. Da una parte c’è il progressivo arroccamento che, prima di implodere, passerebbe attraverso misure, dirette o indirette, contro la democrazia e la Costituzione. Dall’altra, la rianimazione della politica e la riapertura dei canali della partecipazione, che dovrebbe portare al rafforzamento della democrazia e della Costituzione. La prima strada è pericolosa anche per chi volesse percorrerla, perché l’inquietudine sociale, prima o poi, esploderebbe con esiti che non vorremmo nemmeno immaginare. La seconda è difficile perché la politica non s’inventa a tavolino scrivendo documenti, ma si costruisce quotidianamente nel rapporto con i bisogni, le aspirazioni, le difficoltà e i dolori dei cittadini.

Cosa pensa della decisione di non chiedere un passo indietro ai sottosegretari indagati?
La giovane ministra per i rapporti col Parlamento ha detto che non si chiede a qualcuno di dimettersi solo perché inquisito. Giusto. Altrimenti, la politica sarebbe in balia non solo, o non tanto, della discrezionalità dei giudici, ma soprattutto di denunce pretestuose o calunniose, alle quali il magistrato deve dare corso. La questione però sta in quel “solo”. Politica e giustizia hanno logiche diverse. Nulla vieta al governo di difendere – fino a un certo punto – i suoi inquisiti con le ragioni che gli sono proprie, cioè con ragioni politiche. Ma deve spiegare perché lo fa, pur in presenza di motivi di sospetto; deve assumersene la responsabilità; deve giustificare perché abbandona uno e protegge un altro. Non basta dire che si tratta ‘solo’ di procedimenti penali avviati e non conclusi (con una condanna). La presunzione d’innocenza non c’entra nulla con la dignità della politica.

Lei è mai stato tentato dalla politica?
Ciò cui mi sento più adatto è l’insegnamento. Per la politica, soprattutto per la politica, occorrerebbe una vera vocazione. Ricorda la conferenza di Max Weber intitolata, per l’appunto, la politica come professione-vocazione? Ecco: non sento la vocazione. C’è poi una considerazione che riguarda un potenziale conflitto d’interesse. Chi si occupa di attività intellettuali deve essere disinteressato personalmente. Ancora citando Weber: non deve cedere alla tentazione di mettere se stesso, e i suoi interessi, davanti all’oggetto dei suoi studi. Potrebbe esserci la tentazione di dire cose e sostenere tesi non per amore della verità (la piccola verità che si può andar cercando), ma per ingraziarsi questo o quel potente che ti può offrire, arruolandoti, una carriera politica.

Perché la politica non attrae più i migliori?
Una volta avere in famiglia un deputato o un senatore era come avere un cardinale. Oggi, talora, ci si vergogna perfino. Ha visto quanti ‘rifiuti eccellenti’, opposti alla seduzione di un posto al governo? Se la politica non ha prospettive ma è semplicemente un girone d’affari, non servono politici, servono affaristi.

Vota?
Ho sempre votato, malgrado tutto. C’è una pagina di ‘Non c’è futuro senza perdono’ del premio Nobel per la Pace e arcivescovo di Città del Capo, Desmond Tutu, in cui si descrive la coda al seggio dei neri del suo Paese che, acquistati i diritti politici dopo l’apartheid, per la prima volta vanno a votare, piangendo. Attenzione a dire che il voto è un orpello.

Cosa pensa dell’Italicum nato dall’accordo tra il Pd e Forza Italia?
Non so che cosa ne verrà fuori. Mi colpisce, comunque, che la legge elettorale sia decisa dagli accordi d’interesse di tre persone (Berlusconi, Renzi, Alfano), invece che dalle ragioni della democrazia, cioè dalle ragioni di tutti i cittadini elettori. Mi colpisce tanta arroganza, mentre con un Parlamento delegittimato come l’attuale, si tratterebbe di fare la legge più neutrale possibile. Mi colpisce che si pensi a una legge che, contro un’indicazione precisa della Corte costituzionale, creerebbe una profonda disomogeneità politica tra le due Camere. Mi colpisce che si dica con tanta leggerezza che non importa, perché il Senato sarà abolito. Mi colpisce che nel frattempo, comunque, si sospenderà il diritto alle elezioni, perché la contraddizione tra le due Camere impedirà di scioglierle. Mi colpisce che non ci siano reazioni adeguate a questa passeggiata sulle istituzioni.

E l’idea di “diminuire” il Senato?
Vedremo la proposta. Fin da ora, vorrei dire che piuttosto che un pasticcio – interessi frammentati di politici locali con una spruzzata di cultura –, piuttosto che una cosa indefinita, senza una funzione, una propria ragion d’essere stabile e continuativa, meglio l’abolizione radicale. Meglio il nulla, piuttosto che l’umiliazione. Esistono già commissioni paritetiche, per la bisogna. Si cerchi di non trattare le istituzioni come merce vile che si vende al qualunquismo antiparlamentare al prezzo di qualche piccolo risparmio sul ‘costo della politica’. I Senati, o ‘seconde Camere’, o ‘Camere alte’ hanno profonde ragioni d’esistenza. Le loro funzioni, quali che esse specificamente siano, si giustificano con l’esigenza di introdurre nei tempi brevi della democrazia rappresentativa la considerazione d’interessi di più lunga durata, che riguardano – come si dice – le generazioni future. Sono assemblee moderatrici rispetto all’incalzare del consenso elettorale che deve essere incassato a intervalli brevi dall’altra assemblea. La prima Camera è necessariamente miope; la seconda Camera deve essere presbite. Deve far valere le ragioni della durata su quelle dell’immediatezza. La sua composizione e le sue funzioni dovrebbero tener conto di questa vocazione, essenziale affinché la democrazia rappresentativa non dilapidi in tempo breve le risorse di tutti, nell’interesse elettorale di qualcuno. Mi pare che i discorsi dei nostri riformatori restino molto in superficie, rispetto alla profondità della questione.

Non è un bel momento, anche per le istituzioni di garanzia.
Le istituzioni di garanzia sono la magistratura, dunque anche la corte costituzionale, e il presidente della Repubblica. Poi c’è la libera stampa, che dovrebbe vigilare nell’esercizio della sua funzione al servizio della pubblica opinione. Siccome nelle oligarchie, come si è detto, le segrete cose – trattative, patti non dichiarati e dichiarabili, corruzione delle funzioni pubbliche – sono fisiologiche, le istituzioni di garanzia e libera stampa dovrebbero fare da contraltare quando occorre. In ogni caso, non mescolarsi e non omologarsi.

Il sistema italiano è perfettamente riassunto dal rapporto tra Rai e politica: è una commissione parlamentare che vigila sul servizio pubblico – e sull’informazione che produce – e non il contrario. Ben più che un paradosso.
È uno dei grandi rovesciamenti che ci tocca osservare in questi tempi. Non l’unico. Pensiamo ad esempio al sistema elettorale. Dovrebbe garantire che la base della vita politica stia presso i cittadini elettori. La logica della legge che abbiamo avuto fino a ora e, con ogni probabilità, di quella che avremo se la riforma andrà in porto, è invece quella della nomina dall’alto (delle segreterie dei partiti), con ratifica degli elettori. Uno dei principi del Fascismo era: ‘il potere procede dall’alto ed è acconsentito dal basso’.

Torniamo a Weber: cosa può indurre uno studioso a rinunciare a un bene sommo quale l’autonomia?
Le risposte più banali sono la seduzione del potere, la carriera. C’è però, credo, la tentazione dell’apprendista stregone o della ‘mosca cocchiera’: pensare di guidare la politica. Quando Carl Schmitt è stato processato a Norimberga, ha osato dire: ‘Non sono io a essere stato nazista, era il nazismo a essere schmittiano’.

Il pericolo non è essere costretti a sostenere certe tesi a tutti i costi?
Se si riferisce all’atteggiamento di molti costituzionalisti nei confronti dell’ultima fase della presidenza di Giorgio Napolitano, direi che è prevalsa l’idea che il presidente della Repubblica fosse l’ultimo baluardo, al di là del quale il caos, il disastro, il fallimento. Ciò ha portato a giustificare l’assunzione di compiti e il compimento di atti che nella storia costituzionale repubblicana, non si erano mai incontrati. Al punto che si parla ormai come cosa ovvia, non problematica, d’una repubblica presidenziale che ha preso il posto del sistema parlamentare. Tutto ciò si è manifestato in un attivismo finora sconosciuto. Ma è stato un attivismo orientato a quella che si dice essere la stabilità e la continuità, e che si traduce in conservazione. Mi pare che si possa dire che è prevalsa la paura del nuovo, il pessimismo politico. Solo apparentemente per paradosso, l’attivismo costituzionale è coinciso con il conservatorismo politico. La Costituzione, prevedendo un ruolo neutrale e super partes, del presidente della Repubblica, dà, mi pare, un’indicazione opposta: l’imparzialità costituzionale per consentire le innovazioni politiche, il rinnovamento della vita politica. Ottimismo politico.

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