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diga adige(Fonte: www.rovigooggi.it del 4 giugno 2015) - DIGA SULL’ADIGE TRA TERRAZZO E BADIA POLESINE (ROVIGO) Progetto affisso negli albi pretori di competenza ma nessuno delle amministrazioni locali se ne è accorto al momento giusto. Il mondo politico locale si attiva per informarsi.
Ci si sveglia quando il progetto è praticamente pronto; per fortuna la Sezione bacino

idrografico Adige Po, che è l’autorità competente, ha prorogato i termini, che erano scaduti il 21 maggio per le osservazioni. Gli amministratori pubblici chiedono tempo e informazioni, l’ex assessore regionale alle infrastrutture Isi Coppola sollecita gli amministratori locali ad essere più attenti.

Campagna elettorale terminata, il mondo politico si sveglia e s’accorge della mega opera da 42,5 milioni di euro che si vuole costruire sull’Adige nell’intersezione tra le province di Rovigo, Padova e Verona. Più o meno nel punto in cui la Provincia di Rovigo ha detto no ad un canale di scolo dall’Adige al fiume Fratta Gorzone. Non è solo un’ipotesi, però una piccola inversione di marcia c’è. Il progetto è stato pubblicato sul Bur lo scorso 20 febbraio, il 21 maggio sono scaduti i termini per la presentazione di eventuali osservazioni. L’autorità competente, la Sezione bacino idrografico Adige Po, per far fronte al turbinio che si è scatenato in questi ultimi giorni, innescato dal sindaco di Barbona (leggi articolo) Francesco Peotta, ha deciso di estendere il termine. Ne dà notizia Ivaldo Vernelli, il candidato sindaco del Comune di Rovigo del Movimento 5 stelle: “Il dottor Anti mi ha dichiarato che il termine di 30 giorni verrà riaperto”. Il progetto, proposto dalla Lagarina Hydro srl di Limena, prevede uno sbarramento che provocherebbe un salto d'acqua di oltre cinque metri allo scopo di ottenere energia elettrica, a portarlo avanti un'azienda privata di Limena, per ottenere una produzione di 5mila kilowatt di corrente elettrica con una derivazione d'acqua media di oltre 1.500 moduli e massima potenziale di 2.100. Un modulo equivale a cento litri al secondo. Eppure, nonostante tutto questo, gli amministratori del territorio non erano venuti a conoscenza del progetto, nel veronese s’è appreso solo qualche giorno fa in un incontro con i vertici del consorzio di bonifica Alta pianura veneta. Anche il presidente della Provincia Marco Trombini non ne era informato: “L’ho imparato negli ultimi giorni, ci siamo un po’ lamentati a livello regionale. Dovremo approfondire, il Comune di Badia si è preso trenta giorni. Le start up, come per la discarica di Bergantino, sono regionali, perlomeno nei dirigenti non si è avuto il bon ton di avvertire le comunità locali. Non sono contrario a prescindere, si tratta intanto di capire”. La Regione non ha imposto un bel niente tiene a precisare l’ex assessore alle Infrastrutture Isi Coppola: “L’iter in realtà parte dal privato, sia nel caso delle discariche che in questo progetto. Le specifiche del progetto sono state affisse negli albi pretori comunali di competenza, dovrebbero essere i territori interessati ad attivarsi. Non sono cose capitate tra capo e collo, manca ancora la Via (valutazione impatto ambientale), l’analisi di incidenza ambientale e l’ok del territorio, come d’altronde tutti gli impianti che hanno un impatto, positivo o negativo che sia. Comune e Provincia hanno tutti il diritto di fare le loro osservazioni, ma l’amministratore attento deve pur sapere. La Regione non ha responsabilità di questo iter”. “Formalmente, non sono stato informato e personalmente nessuno mi ha mai parlato di questo progetto” dichiara il sindaco di Badia Polesine Gastone Fantato: “ai Comuni comunque non spetta il parere definitivo. I miei colleghi sindaci hanno detto il giusto: nessuno ne sapeva niente. Vorrei avere un incontro coi proponenti e chi conosce il progetto che può darne un parere importante. Il Consorzio di bonifica Delta del Po ha detto la sua, chiedendo la documentazione, faremo così anche noi”.

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