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diga adige(di Luca Zamarco) - “Da un’opera che sfrutta il bene comune per il profitto di un singolo con gravi ripercussioni sull’ambiente e sulle attività agricole, ad un’altra sostenibile che oltre a permettere il business privato, garantisca l’approvvigionamento a famiglie e attività agricole, migliori la situazione ambientale

e anche la viabilità turistica delle spiagge rivierasche”.

E’ questa la posizione espressa da Samuel Scavazzin, Segretario Generale della FAI Cisl Padova Rovigo, che entra nel dibattito apertosi sul nuovo progetto, non solo per condividere la contrarietà finora espressa dalle amministrazioni comunali, dai Consorìzi di bonifica e da associazioni di categoria del territorio, ma anche per indicare una soluzione che potrebbe soddisfare tutti.

“Non c’è dubbio – afferma Scavazzin – che la nuova diga, così come è stata pensata, andrà a penalizzare il territorio per soddisfare solo l’investitore privato. Parliamo di impoverimento certo della risorsa principale di attingimento idrico per irrigazione e per uso potabile nel territorio a valle ovvero Bassa Padovana, Polesine e Chioggia. Già adesso con i molti sbarramenti presenti non si riesce a garantire il deflusso minimo vitale in certe zone dell'Adige nei periodi aridi, mettendo a rischio culture pregiate come il radicchio di Chioggia, l’insalata di Lusia e le varie cerealicole presenti (mais, grano soia, barbabietole) in Polesine, terza area agricola d’Italia dopo Verona e Parma. Pensiamo anche al possibile devastante impatto per tutti i lavoratori impiegati da anni e tutti specializzati in lavori di alta professionalità nel settore agroalimentare, l’unico che continua a garantire PIL da noi”.

La proposta alternativa, a giudizio della FAI CISL, assolutamente sostenibile prevede la realizzazione di una diga a valle, quasi alla foce, all’altezza dell’attuale sbarramento mobile di Rosolina, in località Fassone. Si tratta di uno sbarramento messo in opera per tenere sotto controllo il cuneo salino e che viene gestito dal Consorzio di bonifica Delta del Po. Automaticamente le porte si aprono verso la foce all’aumentare della portata dell’Adige e vengono chiuse con intervento umano in caso di risalita della marea per evitare che l’acqua salmastra penetri in profondità lungo l’asta fluviale.

“Localizzare lì una nuova diga - afferma Giovanni Rossi del Coordinamento Bonifica FAI Cisl Padova Rovigo - avrebbe vantaggi per tutti. Per il fiume, il cui livello aumenterebbe almeno fino allo sbarramento di Pontoncello, a valle del quale la situazione è critica con un tratto del tutto senz’acqua a causa della deviazione per alimentare la centrale dell’Enel. Per i cittadini di Chioggia, Rovigo e provincia e di buona parte dei comuni della bassa padovana, perché verrebbe aumentata la disponibilità di risorsa idrica a servizio dei loro acquedotti. Per gli agricoltori polesani e della bassa padovana, per i quali non verrebbero messe in discussione le risorse idriche per l’irrigazione. Per l’investitore privato, che potrebbe comunque avviare uno sfruttamento del corso d’acqua ai fini di produzione idroelettrica accontentandosi forse di un business un po’ più piccolo”.

La FAI Cisl Padova Rovigo ha intenzione di promuovere questa sua proposta ai Consorzi di bonifica ed ai Comuni interessati, al fine che si possa passare anche ad una fase progettuale per una valutazione tecnica puntuale dei vantaggi che ne deriverebbero, alla luce anche di altre opere simili che sono in corso di costruzione o di autorizzazione, lungo il corso del fiume, più a monte.

La richiesta per la realizzazione della nuova contestata diga è stata presentata dalla ditta Lagarina Hydro srl, di Limena (Pd), alla sezione di Rovigo del Bacino idrografico Adige Po.

Il progetto consiste in uno sbarramento che attraversa l’intera sezione dell’Adige per provocare un salto d’acqua di oltre 5 metri.

L’opera, prevista in località Rosta di Badia Polesine, comprensiva di paratoie, centrale idroelettrica ed edifici annessi, prevede un costo di 42,5 milioni di euro.

La diga congiungerà Badia Polesine al comune veronese di Terrazzo, poco prima del confine con la provincia di Padova.

La pubblicazione di avviso della ricevuta istanza è avvenuta sul bollettino ufficiale della Regione Veneto, il 20 febbraio 2015 e la documentazione è rimasta a disposizione degli interessati presso l’ufficio di Rovigo dell’ex Genio civile per 30 giorni, dal 21/04/2015 al 21/05/2015.

Una procedura corretta in base alla normativa, che però ha eluso una informazione diffusa nel territorio, tenendo bassa l’attenzione su un’opera che ha solo svantaggi per la comunità, a favore esclusivo della società che ha proposto l’intervento.

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