Venerdì, 17 Novembre 2017
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20151La consigliera regionale del M5S Patrizia Bartelle censura l'approvazione, da parte della maggioranza leghista che (mal)governa il Veneto, della legge regionale anti-moschee, approvata ieri dal consiglio regionale veneto.

"Si tratta - afferma la consigliera grillina – di fumo gettato in faccia ai cittadini veneti, dato che la legge regionale anti-moschee è una legge già nata incostituzionale. Il 24 marzo la Corte costituzionale ha infatti depositato la sentenza n. 63, che ha dichiarato

l'illegittimità costituzionale dell’analoga legge lombarda nella parte in cui conteneva le medesime prescrizioni approvate ieri dall'improvvido legislatore veneto, che ha limitato la realizzazione di attrezzature di interesse comune per i servizi religiosi (cioè le moschee) alle sole confessioni religiose i cui rapporti con lo Stato siano disciplinati dall'art. 8, terzo comma, della Costituzione, a quelle che abbiano Statuti che esprimano il carattere religioso delle loro attività istituzionali e il rispetto dei principi e dei valori della Costituzione, e a quelle confessioni religiose che abbiano una presenza organizzata e diffusa nel territorio di riferimento”.

“Non capisco se si tratti di incompetenza, ignoranza, malafede, o di un diabolico miscuglio di tutte queste cose assieme. Non sarà infatti possibile da parte della Regione e dei Comuni applicare legittimamente e lecitamente una legge che nasce concretamente inapplicabile, perché esposta al rischio di ricorso alla Corte costituzionale ogni qual si volesse discriminare la libertà religiosa, sancito in generale dall’art. 3 della Costituzione. La Regione Veneto merita di essere governata meglio, e i cittadini non meritano di essere presi in giro da una maggioranza che tenta maldestramente di sviare l’attenzione dai reali problemi della gente con provvedimenti – come questo o come quello recentemente approvato sui sinti e rom – che ricordano sinistri precedenti storici in materia di propaganda politica, ma che costituiscono pasticci giuridici”.

“La Corte costituzionale – continua l’esponente M5S – ha infatti ricordato che il vigente ordinamento è contraddistinto dal principio di laicità, da intendersi come salvaguardia della libertà di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale, e che il legislatore non può operare discriminazioni tra confessioni religiose in base alle circostanze incautamente approvate dai leghisti”.

“Se la Lega crede di rispondere alle minacce di attentati e al terrorismo impedendo l’integrazione scolastica di Sinti e Rom o la costruzione delle moschee, è ampiamente fuori strada”.

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